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Fra macro e micro economia le carestie appartengono al passato

Coltura in serra in Sicilia. L'Isola è la regione che produce più ortaggi in Europa. E' la più ' vitata' (uve da tavola e da vino) al mondo. Si considera la prima al mondo per la conservazione, naturale e in cultivar, della biodiversità. Il clima consente l'allignamento di piante delle più disparte origini, quasi nessuna esclusa. Non ricorrono gli effetti dei cosiddetti mutamenti climatici (nulla di visibile). Seppur da qualche parte essi siano effettivamente in corso. Non esiste, infattri, al riguardo nessuna prova che possa deinirsi scientifica. Ma tantomeno che siano causati dalle attività umane! Anzi, in consegunza della poca antropizazione di scinfinati territori e alla preponderanza delle superfici acquee rispetto alle terre emerse, è assolutamente improbabile.Coltura in serra in Sicilia. L'Isola è la regione che produce più ortaggi in Europa. E' la più ' vitata' (uve da tavola e da vino) al mondo. Si considera la prima al mondo per la conservazione, naturale e in cultivar, della biodiversità. Il clima consente l'allignamento di piante delle più disparte origini, quasi nessuna esclusa. Non ricorrono gli effetti dei cosiddetti mutamenti climatici (nulla di visibile). Seppur da qualche parte essi siano effettivamente in corso. Non esiste, infattri, al riguardo nessuna prova che possa deinirsi scientifica. Ma tantomeno che siano causati dalle attività umane! Anzi, in consegunza della poca antropizazione di scinfinati territori e alla preponderanza delle superfici acquee rispetto alle terre emerse, è assolutamente improbabile.

Nonostante che “il sistema” abbia proditoriamente reso invivibile la realtà attuale alle aziende con meno di dieci o con poche decine di operai o addetti – tranne in casi particolari, quali certi servizi alla comunità, come le riparazioni, la pulizia, l’assistenza agli anziani, parte dell’agricoltura o come l’artigianato artistico – è anche vero che le grandi aziende godono indubbiamente da una parte delle cosiddette ‘economie di scala‘, ma vanno pure incontro alle ‘diseconomie di scala‘, quali necessità di controllo, i trasporti, necessarie aperture a più ampi mercati, quindi studi di marketing per battere la concorrenza su vasta scala, gigantismo… 

Ecco un esempio fra gli altri di diseconomia di scala.

Un’impresa con un solo dipendente non può avere alcuna duplicazione degli sforzi tra impiegati. Un’impresa con due impiegati può avere una duplicazione degli sforzi, ma essa è improbabile, perché è probabile, invece, che ognuno dei due sappia cosa stia facendo l’altro. La duplicazione di sforzi è,invece, frequente nelle grandi realtà produttive.

L’esperienza ci dice d’altro canto che in molti settori anche fondamentali – probabilmente anche in virtù della prossimità al mercato – molte piccole realtà produttive sopravvivano sorprendentemente in ogni campo. La sorpresa è dovuta alla resistenza alle leggi punitive che sono vigenti letteralmente “contro” i …piccoli. Tutti conosciamo l’attuale successo del cosiddetto “Km zero”. Ma spesso le piccole aziende hanno trovato un modo per sopravvivere assolutamente imprevisto, che è sfuggito alla ‘mannaia‘ di norme, che assimilandone i “doveri” a quelli della grande azienda, tendono a “stendere” di regola le piccole. Ciò smaccatamente in contrasto, sia con le caratteristiche dell’economia italiana, sia con ciò che si dice e si predica di fare e i voler fare…

Inoltre è chiaro da tempo come sia errata l’illusione di ‘tipicizzare’ la produzione per grandi regioni, in modo da magnificare, certo, le nominate economie di scala e la specializzazione da parte di chi ‘produrrebbe’ un determinato bene di consumo per …tutti gli altri paesi o per tanti di essi. All’Italia sarebbe riservato poco più del turismo, della moda, dell’automobilismo, dei cantieri navali del vino, degli ortaggi etc. 

Ragionare in termini di produzioni esclusive – affidandosi all’estero per il rimanente –  è un grande errore. Vediamo il danno che l’importazione selvaggia procura ai buoni grani italiani. Ben oltre cento varietà diverse sono presenti in Italia fin dall’alba ella storia. Le colture nazionali di grano si differenziano in moltissime decine di varietà anche regione per regione. Per il grano il tema della biodiversità è, infatti, ancor più centrale. Ma l’errore della divisione drastica delle produzioni alle varie latitudini e longitudini è evidente da tempo: un qualunque sconvolgimento da parte di un solo paese produttore metterebbe il mondo in ginocchio. E’ assolutamente opportuno che ovunque si produca un po’ di tutto. Almeno ciò che è possibile produrre a costi ‘accettabili’.

Al riguardo si assiste ad una forza centrifuga e ad una centripeta. Perché è vero che persino il tonno in scatola è prodotto di fatto in massima parte da un solo paese (dell’Africa) ed etichettato da tanti falsi ‘make’.

Anche la redditività per ettaro, cresciuta in modo esponenziale nel secolo scorso, continua a crescere di anno in anno...

Coltivazione a filiera in Sicilia. Anche la redditività per ettaro, cresciuta in modo esponenziale nel secolo scorso, continua a crescere di anno in anno… 

Ma è pur vero che una chiara rivalutazione del prodotto locale è un po’ ovunque in atto. Tanto più in Italia, laddove le tradizioni presentano un volto versatile e il prodotto è caratterizzato da tipicità e qualità d’eccellenza. Si pensi alla logica del Km zero

Il nostro quadro delineato sopra può far capire uno dei motivi per i quali sia impossibile oggi lo scoppiare di vere carestie, come avveniva nell’era preindustriale. Né il deflagrare di una “bolla“, come avvenne per la prima volta a Wall Street nel 1929, può provocare una crisi tale che porti anche al default dell’economia reale. Oggi, come diciamo spesso, si produce “di tutto e di più“, ma specie nel settore alimentare. Maggiore è il problema che il prodotto “sia consumato”. In caso di carenti ‘arrivi’ da lontano, la produzione locale è in grado di sopperire e viceversa.Ecco un caso evidente di globalizzazione “buona”.

Germano Scargiali

Nota

Ciò che fa la differenza fra il presente e l’era preindustriale è proprio l’impiego delle nuove tecnologie emerse con l’avvento dei motori e l’uso del cemento armato e del calcestruzzo che, assieme all’impiego dei fosfati in agricoltura, furono causa e conseguenza l’avvento dell’Industrial revolution con tutta l’esponenziale crescita economica che si innescò. Le novità tecnologiche in tempi brevissimi superarono quelle di tutti i secoli precedenti. Rapidamente siamo giunti nell’era dell’elettronica che fornisce prestazioni inimmaginabili e ha il valore di una nuova fonte d’energia.  Oggi le carestie sono al di fuori della realtà. Paradossalmente, chi continua a prendere sul serio i timori dell’Ottocento e dei primissimi del Novecento, vede come nemici i motori, il calcestruzzo e i fosfati. Ma l’errore è ideologico e si trova ‘a monte’ di una certa mentalità idealistica che considera l’idea più ‘vera’ dell’osservazione. (G.S.)

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