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Mutamenti climatici imbroglio globale

Un campo fiorito di narcisi e tulipani fotografato di recente. No: la primavera è sempre uguale a se stessa.Un campo fiorito di narcisi e tulipani fotografato di recente. No: la primavera è sempre uguale a se stessa.

Non esiste una prova certa che sia in corso un aumento persistente della temperatura. Se esistesse, non avremmo una sola prova che sia causata dalle emissioni umane. Se la avessimo non c’è una sola prova che – riducendole nella misura in cui sarebbe possibile, si possa influire sul supposto fenomeno ambientale in corso.

Lo scienziato Antonio Zichichi, autore di scoperte scientifiche che lo pongono al livello del Nobel, ha sempre messo in guardia l’opinione pubblica sulle ‘bufale climatiche’ (così le definisce), ma viene aspramente contestato e, su Google, sono state cancellati i suoi pareri – presenti anni or sono – sostituiti da tutte le critiche, anche sarcastiche, nei suoi confronti… (Vedi nota in fondo)

Anche l’Onu è protagonista di iniziative per ‘rimediare’ ai mutamenti climatici ed è al centro dei congressi sul clima, che non hanno mai approdato – però – ad impegni concreti, ma solo a documenti propositivi dal contenuto non vincolante per alcuno stato. Altri stati, con in testa i due maggiori, Usa e Cina, hanno sempre dichiarato sostanzialmente di non voler assumere alcun impegno in proposito.

E’ nota l’opinione di Donald Trump che, pur essendo un problema, l’inquinamento non presenta alcun rischio a livello planetario ed è irrilevante nei confronti del clima.

E’, inoltre, scientificamente certo ed evidente dai rilievi geologici come il clima sia cambiato più volte spontaneamente sul pianeta in modo notevole o in misura ridotta, tornando, poi, a riequilibrarsi. Sul clima della Terra è certo, anche, che la maggiore influenza la eserciti il Sole con le sue mutazioni nell’emettere calore, con le macchie solari e simili… Sulla Terra le emissioni naturali della temuta anidride carbonica: i fenomeni vulcanici in genere, le piante ed ogni forma di vita, nessuna esclusa, equivale ad una combustione. Le piante producono notoriamente ossigeno di giorno e anidride carbonica di notte: non c’è dubbio che trattandosi di un modo di respirare e di alimentarsi il bilancio della quantità sia: più anidride carbonica, meno ossigeno. Per quante combustioni possa indurre l’umanità, lo fa utilizzando combustibili naturali, ma la quantità di queste ‘emissioni’ è minima rispetto ai numeri che appartengono alle attività spontanee sul pianeta. Le continue eruzioni vulcaniche surclassano con numeri miliardari tutte le possibili emissioni dovute alle attività umane.

Quel che è certo è che i grandi ‘poteri’ hanno tutto l’interesse a stanziare grandi cifre, specie per problemi costruiti ‘a tavolino’: nel caso del clima nessuno potrà mai misurare gli effetti degli interventi adottati che sono – però – costosissimi…

Nel caso dell’atteggiamento dei sovranisti come Trump nei confronti del problema si rileva che sul tema del clima ci troviamo al confronto in corso (una vera guerra mondiale) fra il potere finanziario – che oltre a far soldi con altri soldi cerca speculazioni galattiche – e quel potere politico che rivendica la propria supremazia su ogni altro ‘potere’. I miliardari della finanza dispongono di più denari di interi stati e la loro insaziabilità li rende avidi di nuove grandi speculazioni. Disponendo di grandi mezzi, possono affrontare qualunque investimento abbia un grande ritorno: i supposti mutamenti climatici sono per loro un terreno ideale

Dietro la teoria che ingigantisce i supposti mutamenti climatici si è formata una ‘catena‘ cui partecipano tutti coloro che ritengono di poterne trarre un vantaggio. Essi fanno leva sul sentimento ancestrale della paura che risale a tempi remoti. Ci si chiese se avesse fatto bene Prometeo a ‘rubare il fuoco agli dei‘. Nella stessa filosofia classica greca si manifesta il timore relativo agli interventi dell’uomo sulla natura. Infine, negli anni a cavallo fra l’800 e il ‘900, all’alba della Industrial revolution, vari pensatori espressero ‘in dettaglio’ il timore che la meccanizzazione comportasse rischi dei più svariati per il futuro della società. La temuta ‘tecnologia’ e l’automazione, evolutesi poi in modo esponenziale (e tutt’oggi continua) ha, invece, affrancato il mondo moderno – contrariamente a quanto avevano temuto Malthus, Marx, Falan… – dagli scompensi socioeconomici così forti al tempo della Parigi di V. Hugo, della Londra di C. Dickens, della Milano di Manzoni. Il pensiero pessimista ha – tuttavia – molto condizionato per tutto il XX°secolo e ancor oggi una certa mentalità corrente che potremmo definire come ‘quella del bicchiere mezzo vuoto‘. Si teme ancora che il benessere della società moderna sia una grande illusione, destinata ad essere smentita dal tempo. Anzi, anche in tempi brevi…

Riportiamo qui di seguito un interessante articolo, con alcune interviste, rinvenuto sul web. Esso conferma in ogni particolare le nostre idee tendenti a mettere in guardia l’opinione diffusa, non dalla possibilità di un tracollo climatico e sociale, bensì dal ‘maledetto imbroglio’ dei supposti mutamenti climatici.

Parla della’carica’ di 15, 500, 800, fra scienziati e tecnici che hanno denunciato la vacuità delle teorie sul disastro ambientale. Ma vengono messi a tacere – non solo smentiti, ma addirittura irrisi –  dalla main stream mediatica. C’è chi cerca in ogni modo di affermare – costruendo una teoria del complotto al contrario – che trattasi di scienziati non scienziati e di tecnici non tecnici. Si accusa, ad esempio, Antonio Zichichi di essere un visionario, … colpevole – fra l’altro – di professare la fede in Dio e in quello cristiano in particolare. Dello scienziato siciliano il web riporta da tempo solo le critiche che lo riguardano con ironia e veri e propri ‘sberleffi’. Non più quello che Zichichi ha invece esposto come il proprio pensiero… (G.Scargiali)

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L’articolo che riproduciamo fedelmente.

L’ anno scorso 15 professori universitari italiani hanno sottoscritto una petizione che invitava a non cadere nella trappola dei deliri ambientalisti, in base ai quali il surriscaldamento del pianeta dipenderebbe soprattutto dall’inquinamento creato dall’uomo.

In pochi mesi la petizione ha raccolto oltre ottocento adesioni di scienziati di 18 Paesi. Essa è stata inviata al Quirinale, al governo e al Vaticano, ma nessuno ha voluto ricevere i suoi autori. La politica preferisce parlare di ambiente con Greta, che non va più neppure a scuola e si atteggia da santona, piuttosto che con chi da decenni studia il clima. E poi magari a Roma c’è chi ha il coraggio di dire che investiamo poco nell’ Istruzione.

C’è chi ha parlato con tre professori firmatari della petizione. Il geologo Uberto Crescenti, già magnifico rettore a Chieti e Pescara, il climatologo Nicola Scafetta, dell’Università di Napoli, e Francesco Battaglia, chimico dell’Università di Modena.

Da qualche anno questi tre uomini di scienza sono impegnati a riportare il dibattito sull’ambiente su un piano scientifico, libero dalle isterie di massa sollecitate da alta finanza e multinazionali, che cavalcano il tema del surriscaldamento del pianeta per monetizzarlo.

Lo schema è chiaro: diffondere il panico sul cambiamento climatico, legarlo all’ azione umana con studi finanziati allo scopo, far delegittimare dai media gli scienziati che la pensano diversamente e poi cavalcare i timori del popolo bue, facendoci affari sopra e mettendogli le mani in tasca.

Professor Crescenti, perché ha firmato la petizione contro il catastrofismo ambientale?

“Negli ultimi decenni i mass media in tema di clima hanno dato ampio risalto alle opinioni dei catastrofisti, secondo i quali il mondo è destinato alla distruzione se non si attueranno politiche per limitare l’aumento della temperatura terrestre. Nel 1999 la Repubblica titolava che a causa del surriscaldamento il nostro pianeta aveva dieci anni di vita. Ebbene, siamo ancora qui”. Eppure il catastrofismo ha molti seguaci. Perché?

Lo ha spiegato l’ economista Enzo Gerelli: è freudiano, la gente crede al catastrofismo perché l’ idea cementa e produce solidarietà”.

Alpi innevate:la temperatura non è aumentata in modo rilevante. Ma la main stream parla di inverni caldi.Poi,fra lerighe,sirileva che tanto caldo non si vedeva da trenta, quarant'anni o poco più: un batter d'occhio rispetto alle ere climatiche.

Alpi innevate fotografate di recente: la temperatura non è aumentata in modo rilevante. Ma la main stream parla di inverni caldi. Poi, fra le righe, si rileva che tanto caldo non si vedeva da trenta, quarant’anni o poco più: neppure un batter d’occhio rispetto ai tempi della Terra, al succedersi nei millenni di glaciazioni e tropicalizzazioni di cui i geologi rintracciano con certezza i segni

A lei, invece, la agita?

I catastrofisti sostengono che l’aumento della temperatura vada limitato al massimo a due gradi, per evitare l’immane catastrofe, ma in passato ci sono state fasi più calde dell’attuale senza che si sia verificata la fine del mondo. Centomila anni fa in Inghilterra vivevano gli ippopotami, ma anche elefanti, leoni e scimmie. Nel Medioevo la temperatura era superiore di almeno 2-3 gradi rispetto a oggi. Ma vi fu anche una mini glaciazione. Questi dati storici sono sistematicamente ignorati dai catastrofisti”.

Da che cosa è causato il riscaldamento del pianeta?

“Non si hanno dati certi. Il sole è la causa principale mentre non lo è la anidride carbonica. Non c’ è correlazione tra l’aumento di questo gas nell’ atmosfera causato dall’uomo e la variazione di temperatura».

Il catastrofismo però ha tra i suoi adepti anche molti scienziati. Perché?

L’ economia verde è un business mondiale. L’ alta finanza ci ha scommesso e se sei un ricercatore allineato ottieni finanziamenti, altrimenti è difficile anche diffondere le tue opinioni. Gli ambientalisti cercano di impedire i nostri congressi. A volte ci è voluta perfino la polizia per allontanarli”.

Sono accuse pesanti

“Legga il libro di Mario Giaccio ‘Climatismo, una nuova ideologia’, è essenziale per capire gli enormi interessi che ruotano attorno al cambiamento climatico2.

Come è stata accolta la vostra petizione?

“Nel mondo ci sono ottocento scienziati che l’hanno sottoscritta ed è diventata la Petizione dell’Europa sul Clima dal titolo: ‘Non c’ è emergenza climatica’. L’abbiamo indirizzata anche al Quirinale e a vari ministri”.

Avete avuto risposta?

“Solo il Colle ha risposto, dicendo che per i troppi impegni non poteva riceverci. Non ho potuto fare a meno di replicare che il presidente aveva avuto il tempo per incontrare Greta, non certo un’esperta di clima, mentre non trovava il tempo di ricevere professori universitari”.

Che morale ne trae?

“Non si tiene conto della scienza, ma di iniziative legate a ideologie senza fondamenti scientifici. Suggestioni e politica pesano più di dati e statistiche. Si vuol far credere che il 99% degli scienziati attribuiscono all’ uomo la responsabilità del cambiamento climatico, ma in realtà non sono più del 40%». Davvero?

“È stato provato che ricercatori collegati all’Onu taroccavano i dati per renderli utili alle loro idee. Il Climagate è stato lo scandalo scientifico più grave del secolo”.

(di Pietro Senaldi)

 

Nota

Mentre spesso i riflettori sono puntati sulla giovane attivista svedese Greta Thumberg, non facciamo quel che dice la strana ragazza Greta sul clima, ma ascoltiamo gli scienziati. Quelli veri. Nell’indifferenza delle istituzioni e della mainstream mediatica, 500 di loro – alla fine del 2019 – hanno indirizzato al segretario generale dell’Onu Guterres una lettera contro l’allarmismo climatico.

Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aia, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone di nuovo il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa “Dichiarazione europea sul clima” ha lo scopo di far sapere che non c’è urgenza né crisi climatica. Chiede quindi che le politiche climatiche vengano completamente ripensate, riconoscendo in particolare che il riscaldamento osservato è inferiore al previsto e che l’anidride carbonica, lungi dall’essere un inquinante, ha effetti benefici per la vita sulla Terra.

 

Nota 2

Il Prof. Antonio Zichichi ha apertamente sposato una posizione negazionista nei confronti della correlazione fra l’inquinamento prodotto dall’uomo e i cambiamenti climatici. In un articolo giornalistico a sua firma del 5 luglio 2017, pur sostenendo che i gas prodotti da automobili e impianti industriali siano nocivi, cerca di screditare i modelli del clima, affermando che “spendere miliardi di euro sulla base di modelli matematici con decine di parametri liberi sia privo di senso” e definisce ‘opera da ciarlatani’ dire che l’inquinamento modifica il clima. In coda all’articolo, Zichichi pubblica un Appello della Scienza contro le eco-bufale.

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