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Sclafani Bagni un eden in abbandono

Le antiche terme inattive da alcuni decenni. Erano un 'rifugio' privilegiato per trascorrere la notte in attesa della Targa Florio.Le antiche terme inattive da alcuni decenni. Erano un 'rifugio' privilegiato per trascorrere la notte in attesa della Targa Florio.

L’Isola delle ‘scoperte’, i percorsi alternativi… Se ne parla tanto, ma passare all’azione è un’altra cosa. Non mancano certo le mete per impegnarsi nel ‘turismo in casa propria’, quello detto ‘di vicinanza’, un potenziale ‘comparto’da sviluppare per sostenere l’intero settore… Un tempo la gita domenicale nelle auto stipate ‘da Guinnes’ con tanti parenti a bordo era un lieto ‘leit motiv’. Oggi le prestazioni dell’auto non sorprendono più. Si è guadagnato, forse, in ‘qualità del tempo libero’, ma si è persa la dimensione gioiosa di cui la fantasia arricchiva quei concitati week end…   

Cercando fra quei ricordi riscopriamo un bella meta d’allora

In Sicilia c’è un posto speciale che nasconde un segreto. Si chiama Sclafani Bagni… E’ un gioiello incastonato fra le nuvole e i 

sassi. Le sue case si fanno spazio in mezzo alle rocce e i ruderi del vecchio castello: dominano la vallata che va dal Torto all’Imera, passando per una splendida visuale sulla riserva naturale Orientata Bosco Favara e Bosco Granza.

Il paesaggio incantò anche Escher (Mauritius Cornelis E. – Olandese, fine incisore del legno nel secolo scorso, ndr) che si innamorò del piccolo paese durante il suo viaggio in Sicilia e lo celebrò con un’incisione.

La pozza termale.

La vasca termale naturale Le doti curative dell’acqua sono ritenute di gran pregio, ma danni il vecchio stabilimento residenziale versa in abbandono, pur essendo in vita la società proprietaria del sito. La natura vulcanica della Sicilia la rende ricca di sorgenti termali, la maggior parte delle quali sfruttate male e poco.

 Sclafani Bagni nasconde anche un segreto: una vasca termale che è un paradiso in mezzo alla natura. 

Sclafani Bagni è il più piccolo paese della Città Metropolitana di Palermo, il terzo di tutta la Sicilia. Conta circa 420 abitanti con un’estensione territoriale di circa 14 mila ettari, retaggio del suo glorioso passato feudale. Si trova abbarbicato a 811 metri sul livello del mare, in mezzo alle Madonie, catena montuosa nel cuore della Sicilia. 

Le sue origini risalgono al IV sec. a.C. Il nome Sclafani deriva probabilmente da “tempio di Esculapio” (dio della medicina), proprio per le proprietà medicamentose che si riconoscono alle sue acque termali della sorgente che corre nella vallata ai piedi del paese, a circa 500 metri sul livello del mare.

È un posto magico dove il tempo sembra essersi fermato. Le macchine non possono accedere alle vie del paese, troppo strette per i mezzi contemporanei. Il silenzio è rotto solo dal cinguettìo degli uccelli e dalla gente che saluta per strada anche senza conoscervi.

A Sclafani Bagni non potrete perdervi, sia perché il paese è troppo piccolo, sia perché qualcuno sarà sempre pronto ad aiutarvi, darvi indicazioni, ospitarvi a casa sua, mostrarvi antiche tradizioni.

Ma la ‘gemma’ nascosta di Sclafani Bagni sono – appunto – ‘i bagni’.

La vera sorpresa la troverete, infatti, nella natura incontaminata poco fuori il centro storico. Si tratta della sorgente naturale di acqua calda dove potrete fare il bagno. Le acque solfo-bromo-jodiche sgorgano alla sorgente ad una temperatura di 37 gradi centigradi.

Un tempo Sclafani Bagni era conosciuta per un importante stabilimento termale che fu costruito nel 1748 dall’allora proprietaria Casa Ducale di Fernandina. In seguito fu ricostruito dal Conte Matteo Sclafani nel 1846 ma nel 1851 fu travolto da una frana. Ricostruito più a valle ancora una volta, fu rimaneggiato negli anni 40 del ‘900 e chiuso definitivamente negli anni 90 per problemi di tipo sanitario. Una sorta di maledizione che vede oggi una ricchezza immensa non utilizzata, bloccata fra la carenza di fondi e infiniti ‘lacci e lacciuoli’ burocratici. Immancabili…

L’antico stabilimento (che era dotato anche di una chiesetta e un forno comune) che può essere visto dall’esterno, conserva il suo fascino, nonostante sia in disuso.

È possibile fare il bagno in una pozza naturale a poche centinaia di metri dall’antico stabilimento, con un panorama invidiabile: a nord la vallata che degrada verso il fiume Imera e a sud lo strapiombo di roccia di circa 200 metri su cui sorge il piccolo borgo medievale di Sclafani Bagni. L’acqua solfo bromo jodica sgorga alla sorgente alla temperatura di 37 gradi centigradi, raggiunge la piccola pozza in pietra dove è possibile fare il bagno alla temperatura di circa 32 gradi con una portata di circa 4 litri al secondo.

Gitanti al bagno nel laghetto naturale.

Gitanti al bagno nel laghetto naturale.

La ‘pozza termale’ di Sclafani Bagni è anche una “spa per viandanti“, poiché si trova lungo la via Palermo – Messina, la variante montana della via francigena siciliana, dove i pellegrini, stremati dalla fatica, prima di affrontare gli ultimi 2 km verso Sclafani Bagni, si rilassano.

Nella stessa riserva (a pochi km dal paese) si trova un altro luogo segreto, il piccolo laghetto naturale di Bomes, unico per la biodiversità che ospita e il gracchiare delle rane al tramonto, nonché per il panorama che offre il percorso per raggiungerlo (nei giorni di cielo limpido è possibile addirittura vedere le Isole Eolie).

Cosa Vedere in paese? Sclafani Bagni è un gioiello incastonato nel parco delle Madonie, merita una visita per i suoi bagni termali, ma passeggiando per il paese non perdete l’occasione di visitare:

Chiesa Maria SS. Assunta al cui interno è possibile vedere un sarcofago greco romano in marmo

    Chiesa di San Giacomo

    Chiesa di San Filippo

    Ruderi del Castello e Castelletto

    Porta Soprana e cinta muraria medievale

, ma come arrivare a questa meta tanto vantata? Per raggiungere le terme di Sclafani Bagni è possibile utilizzare l’uscita autostradale Scillato o Tremonzelli dell’Autostrada a19 Pa-Ct, proseguire per Caltavuturo e poi per Sclafani Bagni. Oppure raggiungere dalla 113 Est il circuito della Targa Florio, anzi le vecchie tribune dette di Floriopoli presso lo ‘start and finish’ di tanti anni di gloriose corse automobilistiche è proseguire verso l’interno in direzione di Cerda. Lì informatevi con la gente del luogo. Ad un certo punto, dopo non molti chilometri troverete il bivio sulla destra con tanto di cartello. La strada si mantenne in sterrato fino agli anni del boom. Da tempo è del tutto asfaltata. Non vi resta che …salire. Lassù fra le montagne. Sono sempre le Madonie, una piccola regione nell’Isola, una vera e propria rustica Svizzere, nella Sicilia vero continente dell’antichità…

Una volta arrivati in paese si può proseguire a piedi tramite un sentiero molto panoramico ma particolarmente in discesa (e particolarmente irto in salita) che è proprio l’ultimo tratto di via Francigena, oppure andare in macchina, direzione Cerda. Dopo un paio di km c’è una deviazione che indica le terme tramite un cartello turistico marrone con scritto “Sclafani”, da lì dopo qualche tornante, facente parte della gloriosa tappa della Targa Florio – Bagni di Sclafani, in mezzo al verde, si giunge ad una stradina in pietra che conduce ‘dritto-dritto’ alla pozza termale.

(A cura di Germano Scargiali)

Nota

Lo stato di abbandono di siti di gran pregio è una nota comune in Sicilia. Ma anche l’Italia non valuta il proprio immenso patrimonio naturale, storico ed artistico così come dovrebbe. Anche il patrimonio immateriale – ad esempio la cultura della musica, delle arti figurative e persino del vino – che il mondo invidia al Bel Paese, trovano l’italiano medio ben poco preparato, con grande stupore di molti ‘stranieri’.

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