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Sicilia e Calabria all’unisono sulle quote tonno

La 'mille ami' del palangaro sull'orlo della barca pronta ad essere 'calata'.La 'mille ami' del palangaro sull'orlo della barca pronta ad essere 'calata'.

La voce della Sicilia per una più equa ripartizione delle ‘quote tonnonon è più sola. Al suo ‘grido di dolore‘ per la disparità che avvantaggia da anni le marinerie straniere e quella salernitana si unisce anche la pesca calabrese.

Secco l’assessore regionale competente Edy Bandiera: “Correttivi urgenti sono necessari per tutelare il settore della pesca”.

Una nota congiunta è stata indirizzata al Ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, da parte degli assessori regionali alla Pesca delle due regioni, l’esponente del Governo Musumeci, Edy Bandiera e il calabrese, Gianluca Gallo, perché si avvii un cambio di rotta sul tema del riparto nazionale delle quote tonno rosso.

Da qui la richiesta al Governo nazionale affinché distribuisca, un volta per tutte, le quote in maniera proporzionale fra i diversi sistemi di pesca, con particolare considerazione alle imprese di pesca artigianale e alle tonnare fisse. Ciò al fine di rispettare i principi fondamentali di equità, sostenibilità finanziaria ed equilibrio tra tutti gli operatori, previsti dal Regolamento comunitario vigente.

“Ancora una volta – spiega l’assessore per la Pesca Mediterranea Edy Bandiera – il decreto emanato il 20 aprile sulla campagna di pesca del tonno rosso per l’anno in corso, continua ad assegnare le nuove quote disponibili ad imbarcazioni già in possesso di altre quote, a discapito dei piccoli pescatori e di nuove imprese di pesca Più volte ho rappresentato la questione alla Ministra Bellanova”.

Edy bandiera fra i 'suoi' pescherecci.

Edy bandiera fra i ‘suoi’ pescherecci.

“È ora di passare – continua Bandiera – dalle parole ai fatti. La pazienza della nostra marineria ha un limite ed è stato superato. Da oltre due anni, conduciamo una battaglia affinché l’aumento delle quote pescabili, dopo anni di misure restrittive causate dal sovra sfruttamento di molti stock ittici, sia l’occasione per riequilibrare il sistema, invertendo la dannosa tendenza che da vent’anni penalizza la pesca siciliana”.

“La nostra marineria – conclude l’assessore –  vanta una tradizione storica ma, essendo costituita principalmente dal sistema di pesca del palangaro, è stata estromessa da un assegnazione significativa di quote (a vantaggio del sistema di pesca della circuizione), finendo con l’essere ulteriormente indebolita da un sistema basato sui parametri delle dotazioni storiche, che avvantaggia ulteriormente la gestione di grandi imprese, nel nome di un potere di mercato strutturato in ristretto oligopolio”.

(Da un comunicato a firma Alessia Davì)

Nota

Il palangaro è uno degli attrezzi più antichi e più utilizzati dagli operatori della piccola pesca nel Mediterraneo, ma presenta caratteristiche diverse in funzione delle aree geografiche e delle marinerie che lo utilizzano.

Questo particolare tipo di attrezzo con ami è utilizzato soprattutto nell’Italia meridionale, ma recentemente si è diffuso anche nell’alto e medio Adriatico per la pesca del tonno.
E’ chiamato anche palamitoconzo, coffa o catalana, nome che deriva dalla sua origine geografica. Le tecniche di utilizzo di questo attrezzo fanno parte della tradizione orale dei pescatori che nei secoli ne hanno fatto la loro risorsa ed il loro mestiere.

Il palangaro può essere paragonato ad un lunghissimo bolentino armato con molti ami. Tale attrezzo da pesca consiste, difatti, di un lungo cavo principale, la “trave” o “lenza madre”, realizzato con cordino monofilo o ritorto o trecciato o anche con una funicella in acciaio. Alla lenza madre sono legati ad intervalli regolari gli ami, tramite spezzoni di lenze, i “braccioli” di diametro inferiore, per sfuggire meglio alla vista del pesce. Agli ami si ‘innescano’ esche del genere più svariato, mirate alla preda cui è mirata la pesca: si va da sarde e alacci in superficie a strisce di calamaro, totano o seppie al fondo…

Palamito o palangaro  disposto a mezz'acqua. in questo caso è fissato al fondo con due o anche più ancoraggi o 'corpi morti'.

Palamito o palangaro disposto a mezz’acqua. In questo caso è fissato al fondo con due o anche più ancoraggi o ‘corpi morti’.

Il palangaro può esserecalato‘ al fondo o presso il fondo’ e ancorato, ovvero può essere ‘derivante’ , cioè lasciato libero a mezz’acqua o addirittura in superficie, se destinato alla cattura di pesce azzurro (pelagico) di buona taglia. Il palangaro può catturare pesci di amplissimo spettro: pelagici tipici a mezz’acqua o in superficie (prevalentemente pesce azzurro)  e ‘demersali ‘presso il fondo, pesce bianco stanziale di grande qualità o anche polpi o ancora razze, palombi, rane pescatrici etc. Molto ricercata è la cattura di tonno e pesce spada, oppure dell’alalunga, alla quale ‘si va’ meglio – però – con la ferrettara, come una piccola tonnara volante, vista con diffidenza dalla legge, vietata e riammessa, ma regolamentata quanto a grandezza, distanza massima dalla costa (10 MM) e larghezza della maglia.

Il palangaro, inveceandrebbe tutt’altro chepenalizzato‘, come tende (?) a fare l’UE, in quanto si caratterizza per la sua selettività: aumentando la grandezza degli ami, diminuisce la cattura di “specie accidentali” come tartarughe marine, delfini squali, in esemplari giovani, che hanno un grande ruolo ecologico poiché la cattura di questi predatori apicali può alterare il normale equilibrio “prede-predatore delle reti trofiche marine, con conseguenze future poco prevedibili (Pagina a cura di Germano Scargiali)

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