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La falsa e vera piovra

Gaspare Mutolo La piovra sui rioni di 
 Palermo - Olio su tela. La piovra è l'immagine più corrispondente la realtà della Mafia. Mutolo, mafioso peytitoGaspare Mutolo La piovra sui rioni di Palermo - Olio su tela. La piovra è l'immagine più corrispondente la realtà della Mafia. Mutolo, mafioso peytito

Due giorni di commemorazioni per Falcone e Borsellino eroi che si sono sacrificati tentando di assicurare buona salute della Nazione. Un occhio commosso e un momento di riflessione ogni anno sono necessari per commemorarli, ma anche per …riflettere. Sul serio!

E’ più che un rischio che queste commemorazioni servano a  ‘far passare per buona‘ quell’immagine distorta e riduttiva della Mafia che giova alla mafia stessa, che lavora per costruirla e ‘contrabbandarla’ per buona.

Taleimmagine‘ è quella che riduce il fenomeno ad una ‘cosa nostra‘ assolutamente iconografica. Quella che, si dice, sia stata perfino ‘alimentata ‘nei modi’ da quella descritta in romanzo da Mario Puzzo  e quasi ‘consacrata’ sullo schermo dal film di Francis Ford Coppola, degnamente interpretato da M.Brando, Al Pacino, James Caan, Robert Duval, Diane Keaton… 

Si dice che da allora gli atteggiamenti   dei protagonisti della criminalità organizzata di stampo mafioso si sia modificata ad’ imitzione’ del romanzo e soprattutto del film…

Questa è indicata in queste commemorazioni comeLa Mafia‘ in senso assoluto.

Naturalmente, non c’è niente di più falso

La ‘Mafia che uccide ‘è solo un braccio, anzi un tentacolo dell’Octopus mafioso’…

Con una struttura mutuata dallo accolite i stampo massonico, la Mafia – che ha un rapporto senza soluzione di continuità con i rami più potenti della massoneria stessa e di altre realtà similari – può contare una presenza in tutte le istituzioni dell’apparato statale e di quello delle maggiori realtà privatistiche.

La mafia agisce nella realtà socio civile nascondendosi nell’anonimato. I veri ‘capi’ sono le ultime persone che dovrebbero esserlo. Ogni tanto la mannaia della giustizia cade su alcuni di questi personaggi. Spesso addetti all’antimafia stessa o a ruoli di moralizzazione. 

Ebbene, l’apprato della giustizia è talmente connivente col fenomeno Mafia da aver creato la figura del  ‘collaboratore esterno ad associazione mafiosa’.

Per comprendere la realtà del fenomeno Mafia bisogna  capovolgere questa visione: la vera testa dell’octopus si trova nello establishment, nelle alte sfere dell realtà socio civile.Il resto sono i tentacoli. Non sono i Riina e i Provenzano che ‘si ‘agganciano’ allo  establishment. Semmai, è il contrario.

Eccol! E' l'incarnazione del male assoluto: è lui che domina la società civile, manovra finanzieri e politici,blocca il progresso,condiziona la produzione e il commercio. Eliminato lui, la scoeietà dormirà sonni tranquilli e il progresso arriderà al mondo intero. O no?

Eccolo! E’ l’incarnazione del male assoluto: è lui che domina la società civile, manovra finanzieri e politici, blocca il progresso, condiziona la produzione e il commercio. Eliminato lui, l’umanità dormirà sonni tranquilli e il progresso arriderà al mondo intero. O no?

Ci vuole ‘coraggio’ da parte dello Stato italiano a commemorare Falcone, Borsellino e gli altri martiri della mafia,  con tanta enfasi buonista. Visto che è ben noto come non sia stata fatta né chiarezza, né giustizia.

Peggio: non è stata fatta perché non si può fare senza mettere le mani nei vertici dello Stato. E’ proprio il motivo per cui sono stati uccisi Falcone e Borsellino: perché non si sarebbero ‘fermati’ nella escalation delle indagini che stavano per colpire quanto meno le alte sfere del riciclaggio del denaro sporco delle attività criminose. Di più, i personaggi legati alle leve di comando del malaffare di ‘alto bordo’.

Naturalmente potrebbero essere chiaritialtri aspetti‘ di ‘ciò che avviene’. Primo esempio quando le incriminazioni sono dovute a ‘soffiate‘ di altri rami della malavita o a rappresaglie nella stessa realtà malavitosa. Cioè a vere e proprie ‘faide’ consumate quasi ‘con la collaborazione’ della ‘giustizia’.

Tipico è il caso in cui qualcuno vada ‘oltre’ determinati paletti.  Questo, indubbiamente, avviene tra ‘pari'(territorio o settore e relative invasioni). Ma notiamo come abbia l’effetto del ‘fumo negli occhi (motivandolo anche per il perdurare dell’atteggiamento ‘soverchioso’) la presenza di elementi delle famiglie mafiose che intraprendono ‘attività lecite‘: supermarket, trasporti…  Un’articolata realtà settore dalla quale i rappresentanti della mano violenta della malavita organizzata ‘devono’ tenersi lontani: i ‘rampolli’ delle famiglie di mafia (violenta)  turbano – infatti – le attività di ‘altri mafiosi’  che sono per ‘diritto di famiglia’ inseriti fra i ‘colletti bianchi’.

Badate che ciò di cui parliamo è ‘pane quotidiano‘ della realtà mafiosa o – appunto – sarebbe meglio dire, malavitoso.

Per questo diventa a addirittura riduttivo parlare di Mafia. Ovvero, può essere fuorviante. Perché si tratta di puro malaffare senza un colore, una possibile etichetta che non sia la realtà criminosa fuori legge che persegue illegalmente il denaro.

Poi c’è da additare il fritto misto‘ che si fa fra mafia e fascismo. Si ascoltano (fino a poco fa alla Rai) affermazioni del tipo: ‘…allora noi eravamo gli anti mafiosi, gli antifascisti’. E’ vero, invece, che c’è sempre un rapporto di connivenza fra tutte le realtà che vivono nello stato contro lo stato: mafia, criminalità comune, mafie straniere, terrorismo…

Ma se il rifermento è al ‘fascismo – fascismo’:  quell’ancien regime, di cui si ‘deve’,  per dovere costituzionale, parlar male, quella che “troppo facilmente’ si chiama ‘Mafia’ l’aveva debellata, così come aveva messo fuori legge la massoneria, sequestrando a quella italiana anche la sede di Palazzo Giustiniani a Roma (velocemente ‘restituito’ con ‘tante scuse’ a fine guerra dalla ‘libera – troppo libera’ Repubblica Italiana’).

Se è errato far coincidere la massoneria con la mafia, resta vero che fra la massoneria e ‘le mafie’ non c’è soluzione di continuità. Sui ‘modi’in cui avviene ‘il tutto’,ci affidiamo alla vostra fantasia…

Assolutamente ridicolo è poi identificare, o quasi, la mafia con ‘il pizzo‘. A a Palermo si chiamava ‘a lampa‘ e consisteva nel chiedere ripetutamente ai negozianti i soldi per tenere accesa h24 la lampada alla Madonna negli altarini votivi. Lo stesso avviene quando si organizza per due volte in 1 anno la festa rionale. Figuriamoci se questo ‘vezzo‘, per quanto cresciuto, possa mai essere ‘la mafia‘. Il pizzo è considerato attività secondaria. Serve a tenere attiva la ‘manovalanza’  in tempi di poco lavoro, con la tipica espressione: “…i picciotti hann’a manciare!”

E sia chiaro che anche la mafia violenta, anche quella ‘di bassa lega’ del pizzo, ha un suo codice d’onore, una propria’dignità‘: non chiede mai soldi a chi non ne ha e li chiede nella misura in cui ‘l’estorto’ possa pagare. Soprattutto  chi è chiaro che abbia ottenuto grossi profitti. Lo stesso non fa – lasciatecelo dire – il fisco

Un ultima mistificazione è quella che porta ad affermare che, educando i giovani  (con queste commemorazioni) all’antimafia ‘ufficiale’, quella – cioè – dei gangster, si prepara un futuro senza malavita o con meno ‘mafia’. E’ come dire che combattendo di oggi il bullismo si combatte la mafia di omani: pura demagogia!

La Mafia è un fenomeno di ben altra portata, di altro livello, di altra matrice che no sia il costume, troppo spesso addita come ‘il primo responsabile’ dell’intero fenomeno. Il costume non crea la mafia ma la subisce. Cala la testa perché lo Stato -a propria volta – è assente: ‘brilla’ per la propria assenza…

Ci vuol altro per educare i giovani al rispetto delle istituzioni: che queste siano ‘esse’ più morali, più affidabili, più correte. Che considerino il cittadino come persona, accordandogli fiducia e non tenendolo a distanza con una sorta di ‘forcone morale’ come fosse una bestia feroce…

Infine, la criminalità organizzata  – presente in tutto il mondo – dialoga con la giustizia (la questura). E questa sa benissimo che estirparla del tutto significherebbe lasciar mano libera ad un fenomeno ancor meno ‘governabile’: la criminalità disorganizza, fatta di cani sciolti. E’una possibilità inverosimile, ma anche ben poco augurabile.

Quale, dunque, la soluzione? Essa è nella generalissima regola della vita:  non ci sono soluzioni‘.

La vita – rassegnamoci nel breve e medio termine – è un continuo procedere in avanti lungo una realtà molteplice e in continuo movimento più rotatorio che lineare, ma la rotazione avviene in contemporanea con la rivoluzione e la traslazione, come nei sistemi planetari.

Si può fare il meglio possibile di momento in momento per ‘migliorare la cose’: nella realtà vi sono le virgole, i due punti, qualche punto e virgola. I ‘punti fermi’ non solo non esistono Di più: sono da considerare ‘un peccato‘, il peggiore e più grave, contro il cosmo. Il peccato originale è la voglia di stabilire ‘un punto fermo‘. Per questo Adamo si lascia convincere dal serpente a mordere la mela: un sol gesto vietatissimo, ma decisivo, definitivo. La tentazione è forte, è continua. Ci ‘provano’. ‘In alto’ c’è chi parla anche di ‘Nuovo ordine’. La realtà intima del cosmo non lo consente. Chi commette questo peccato fallisce ben presto e subisce un punizione simile a quella di Adamo.

Scaramacai

Nota

Il significato della nostra critica al modo di commemorare i martiri di mafia sta soprattutto (ma, come sui legge sopra, non solo) della condanna delle tentate semplificazioni. Ad esempio l’individuazione del ‘male assoluto‘ e del ‘bene assoluto‘.

Molto più difficile, quanto  fondamentale, è insegnare ai giovani (e ai ‘vecchi’) che il male è qualcosa cosa da fuggire e il bene qualcosa cui tendere. Senza posa. Che la vita è un continuovalutare estemporaneamente‘.Che non c’è peggio dellamorale delle regole‘e e questa deve cedere il passo alla ‘morale della coscienza‘…

Non esiste una strada ‘facile’ che porta all virtù, ma una strada irta di difficoltà, costellata da una sorta di continue sperimentazioni… (G.S.)

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