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Perché i pannicelli caldi per i boss alla Carminati

Scortato ma libero. Massimo Carminati, oggetto di un arresto 'all'americana', indicato come il boss dei boss romani, gran corruttore della P.A., viene preso in parola. Lui l'aveva detto:  "...5 anni e torno a casa". Mafia? Ma no! Non è siciliano...Scortato ma libero. Massimo Carminati, oggetto di un arresto 'all'americana', indicato come il boss dei boss romani, gran corruttore della P.A., viene preso in parola. Lui l'aveva detto: "...5 anni e torno a casa". Mafia? Ma no! Non è siciliano...

Perché tanti boss della criminalità organizzata tornano a casa come è appena avvenuto per Massimo Carminati? Certamente la ‘facilità’ e la frequenza con cui in qualche modo vengono scarcerati o anche godono di ‘trattamenti di favore’ (in carcere non è poco) fa scandalo e ne farebbe di più se non fosse …un’abitudine.

Ilsegreto‘  dei detenuti ‘eccellenti’ potrebbe – però – non essere particolarmente misterioso. Si tratterebbe – anzi – di una vera e propria ‘arma segreta’.   Basta pensare a tutto ciò che un boss di gran calibro ‘sa’. Il retroscena che si ripete come uno spartito per ‘tutti i Riina’ di questo mondo è che tengono da parte almeno un paio (a dir poco) di ‘grosse verità’ che stenderebbero a terra personaggi chiave e interi apparti della pubblica amministrazione, della politica della stessa magistratura…

Non è che manchino le verità – antiche e recenti –  che traspaiono su tutta questa realtà nascosta dietro l’establishment. Gli scheletri nell’armadio non sono un’eccezione dentro gli armadi del ‘sistema’ e i boss di quegli scheletri sanno di solito nomi, cognomi e indirizzi.

Non bisogna essere dei maghi per essersi accorti che i boss, in genere, riescono a lasciare le rispettive famiglie con una ‘discreta’ parte del patrimonio accumulato, non certo vendendo noccioline allo stadio…

Questo è il mondo in cui viviamo. Dove il male è talmente concatenato al bene, che pur non manca, da non capirsi speso dove sia l’uno e dove – invece – sia l’altro. Che cosa sarebbe accaduto se Riina e Provenzano avessero raccontato per filo e per segno come, quando da chi  avessero avuto l’OK per i due ‘attentatoni’. Eppure sappiamo tutti bene che sia andata così…

Qual’era, del resto, il contenuto ‘misterioso ma non troppo’ della telefonata, rigidamente ‘secretata’,  fra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino. Non difendeva – ovviamente – la ‘ragion di stato’?

Il peggio è che, se il detenuto non ha ‘frecce al proprio arco’, gli si chiude dietro la porta della cella e se ne butta via la chiave. E’ storia comune. Risaputa anch’essa. Forse, il trattamento carcerario ci può fornire il metro del grado di colpevolezza del reo. Bel paradosso, no? Peggio viene trattato – gli può essere vietato di andare sul letto di morte del padre e della madre o di stringere la mano a sua moglie per  più di un lustro – meno colpe ha sulla coscienza. O più è certo che si tratti di quel raro ‘uomo’ (Sciascia) che non parlerebbe mai ‘a vanvera’. Ci sono, ci sono… Per quanto rarissimi.

Contentiamoci del mondo che abbiamo. Ricordiamo W. Churchill: ‘…la nostra società è la peggiore possibile, tolte, però, tutte le altre’.

E Carminati? Valgano le parole che Tosca dice davanti a Scarpia stecchito al suolo: davanti a lui trema tutta Roma. Ma Carminati è vivo… 

Scaramacai

Nota

La sconfitta dellamafia‘ – il sogno dichiarato del grande Giovanni Falcone – è un traguardo assolutamente improbabile. Anzitutto, come diciamo spesso, occorrerebbe prima definire la mafia, delinearne caratteristiche e soprattutto demarcarne l’inizio e la fine. L’imbattibilità della mafia si basa su questo: non v’è soluzione di continuità fra ciò che comunemente si indica (per convenzione comodità) colme ‘la mafia‘ e tutto ciò che le sta dietro: quell’apparato che è ‘più che mafia’, che si serve dell’organizzazione criminale, che la alimenta e che la redarguisce quando ‘sgarra’ o esce da quello che ‘il potere’ ritiene sia ‘il seminato’. Tutto il fenomeno mafioso è caratterizzato dai ‘territori’: sono fisici e morali, materiali e immateriali. Sconfiggere tutto ciò, eliminarlo è una chimera. Il fenomeno si può solo contrastare, limitare. Più in generale è ‘normale’ che la questura e la magistratura stessa dialoghi con la malavita, la mafia e la criminalità organizzata. Anche perché l’ineluttabilità del problema si basa sul fatto che accanto a alla criminalità organizzata ci sia la criminalitàdisorganizzata‘. Che, per certi aspetti, è peggiore. Quindi, per paradosso, la criminalità organizzata si rende per certi versi utile alla questura e alla giustizia in genere al fine del mantenimento di una pace sociale ‘possibile’. (G.S.)

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