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El Alamein: un po’di verità su quei tempi non guasta

Luigi Tosti paracadutista della Divisione Folgore: "in Africa non eravamo razzisti ma messageri di libertà..."Luigi Tosti paracadutista della Divisione Folgore: "in Africa non eravamo razzisti ma messageri di libertà..."

Occorreva che gli ultimi centenari combattenti italiani ad El Alamein giungessero alla fine della vita perché venisse proclamata la grande realtà di un’Italia che da quasi 100 anni ormai sentiamo ‘vituperata’. E’ l’Italia di quelli che morirono o sopravvissero miracolosamente combattendo dalla parte cui avevano dato la parola di un’alleanza che aveva certamente un significato: la battaglia si svolse su una terra ancor oggi ‘calda’: il territorio fra la Libia e l’Egitto…

A parlare, dopo tanti anni, è Luigi Tosti che sta per spegnere cento candeline, ma dimostra l’entusiasmo dei suoi vent’anni. Lo stesso di quando si presentò volontario per arruolarsi fra i paracadutisti della ‘favolosa’ Divisione Folgore.

Paracadutisti italiani della Divisione Folgore ad El Almein

Paracadutisti italiani Divisione Folgore ad El Almein

“Non eravamo né fascisti né comunisti – queste le prime parole di Tosti – eravamo italiani ed eravamo lì per difendere gli interessi della nostra patria”.

Luigi Tosti, parà della Folgore, classe 1920, era partito come volontario ed eroe di El Alamein. Alle sardine, che oggi accusano lui e la ‘migliore gioventù italiana’ di razzismo, replica: “Ma quale razzismo? Non siamo mica andati in Africa a portare la schiavitù, con noi arrivava la libertà”.

Medesima testimonianza quella di Giuseppe Ortu, classe 1919…

Luigi Ortu carristaitaliano ad El Alamein

Luigi Ortu, carrista italiano ad El Alamein. Gli sforzi giovanili non hanno fiaccato lasua tempra. Tutt’oggi – centenario – parla da diretto testimone…

.“Ci lanciammo tutti dal cielo, ad El Alamein. Eravamo tutti amici e – afferma Ortu – li ricordo tutti. Li saluto e li abbraccio ancora. Se qualcuno è ancora vivo come me si faccia vivo. Io spero che ciò possa ancora avvenire…”

Razzisti gli italiani d’allora? Tutt’altro! Realizzarono opere pubbliche rimaste patrimonio delle terre occupate: strade, ponti, dissalatori, scuole, ospedali… Basti dire che l’assegnazione che comprendeva, terra, gli attrezzi da lavoro, una casa e una mucca era rivolta sia agli italiani, sia ai musulmani residenti. Sul tavolo della stanza di allora l’Italia faceva trovare agli assegnatari in tono auguroso alcuni pacchi di pasta e un paio di bottiglie d’olio d’oliva. Artefice diretto di tale organizzazione era Italo Balbo. La sua inopinata morte fu – forse – decisiva per l’esito del pur impari confronto di El Alamein in cui – incredibilmente – per un paio di momenti le sorti stavano pendendo a favore degli italo tedeschi. Avevano contro le forze di tutto il Commonwealth: non solo inglesi, ma candesi, australiani e neozelandesi. Gli italiani fecero molti più morti inglesi di quanti ne avessero lasciato sul campo, dove combatterono fino all’ultimo respiro, pur sapendo che la speranza era ‘attaccata’ al fatidico lumicino.

Non tutta quella storia è stata rinnegata: il motto dei carristi italiani commemora El Alamein, definita: 'una sconfiotta più gloriosadiuna vittoria'. Anche in Russia l'esercito italiano fu eroico. Comeanche gli ussari, che militavano da sovietici, gli italiani furono protagonisti delle ultime cariche di 'cavalleria a cavallo' della storia.

Non tutta quella storia è stata rinnegata: il motto dei carristi italiani commemora El Alamein, definita: ‘una sconfitta più gloriosa di una vittoria’. Anche in Russia l’esercito italiano fu eroico. Come anche gli ussari, che militavano da sovietici, gli italiani furono protagonisti delle ultime cariche di ‘cavalleria a cavallo’ della storia. L’Italia che sopravvisse alla guerra (quella della ricostruzione) aveva ancora nell’animo quella serietà patriottica. Coltivò inoltre i semi dell’industria piantati nell’anteguerra.

Con gli italiani combattevano, finco a fianco, oltre ai tedeschi, i soldati musulmani delle colonie, dando in alcuni casi anche loro prova di eroismo.

Durante la battaglia, Rommel disse le famose parole: “il soldato tedesco ha stupito il mondo, il soldato italiano ha stupito il soldato tedesco”.

E’ storia!

Dopo la guerra l’Italia e la Germania sono state protagoniste di una miracolosa ‘ricostruzione’. L’Italia indicò al mondo la strada del miracolo economico e del ‘boom’, parola coniata in Italia e poi ‘esportata’ in tutto l’Occidente. Tale miracolo si fondò sull’Iri, l’Eni, l’Enel, la Fiat, le altre case automobilistiche. L’Italia costruì subito mezzi pesanti con l’OM, bolidi da corsa vincenti con Ferrari, Lancia e Alfa Romeo, navi al top della qualità con la Fincantieri e sviluppò la sua grande manifattura e l’agricoltura più progredita del mondo fra la Lombardia e l’Emilia. I semi di tutto ciò erano stati ‘gettati’ nell’immediato anteguerra…

Oggi le migliori ‘auto’ e i migliori motori del mondo si producono in Italia, Germania e Giappone. La sconfitta bellica non tardò a dimostrarsi quasi il contrario di una stroncatura. Il Mediterraneo – a prescindere – sta già vivendo i primi anni di un neo rinascimento. Sarà chiaro tra breve che l’asse dell’economia mondiale torna sul vecchio continente, il ‘grosso’ della Pangea, quella grande ‘regione’ che ha ‘inventato’ la storia e che ha dimostrato la sfericità del pianeta.

Se il progresso delle tre grandi sconfitte vola oggi sulle ali del ‘privato’, sarebbe ben difficile voler attribuire qualche merito anche alle traballanti repubbliche moderne che li governano.

Germano Scargiali

Sottomarini adidrogeno classe Todaro.4 indotazione della Marina itliana,costruiti d Fincantieri: Salvatore Todaro, Scirè, Pietro Venuti e Romeo Romei.Sono una 'creazione'italo tedesca per agirare il divieto di disporre di sottomarini nucleari (al contrario dei 'semplici' sommergibili,possono perorrere lungherottesommersi. Sono definiti 'invisibili' perlecaratteristiche anti radar.

Sottomarini ad idrogeno classe Todaro. Quattro sono in dotazione della Marina itliana, costruiti da Fincantieri: Salvatore Todaro, Scirè, Pietro Venuti e Romeo Romei. Sono una ‘creazione’ italo tedesca per agirare il divieto di disporre di sottomarini nucleari (al contrario dei ‘semplici’ sommergibili, possono percorrere lunghe rotte immersi). Sono definiti ‘invisibili’  anche per le caratteristiche anti radar.

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Nota

E’ probabile che Italia, Germania e Giappone – impadronitisi delle tecniche della lavorazione in serie – sarebbero oggi (nell’improbbile ed esecrabile caso di una guerra) in grado di sconfiggere gli anglo americani. Ciò in virtù delle più avanzate tecnologie nell’industria meccanica e in quella bellica. Se gli americani varcassero l’oceano per la terza volta onde fiaccare l’Europa, non ci sarebbe  –  del resto – probbabilmente storia. Anche perché l’Europa sarebbe appoggiata dalla Russia e il Giappone dalla Cina. La potenza Usa è per molti motivi praticamente ‘al capolinea‘. Sia militarmente che economicamente e politicamente. Donald Trump affronta con intelligenza la ottusa ed egotistica fronda interna da parte dei massimi poteri della finanza americana mascherata dai colori Dem. Verso l’estero Trump gestisce – comprendendo di ‘dover’ trattare – la irreversibile decadenza degli Stati Uniti. Gli elettori americani dimostreranno la loro maturità votando prossimamente Trump. Ma certamente non comprendono fino in fondo l’importanza di avere un uomo con tanto realismo e senso pratico al governo… In Europa, infine, l’opinionepubblica si lascia influenzare dalla main stream mediatica che – essendo in mano ai potentati finanziari – non fa che aggredire in ogni modo il presidente in carica…

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