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La globalizzazione è morta a Wuhan?

Si teme la globalizzazione, ma anche la deglobalizzazione. L'equilibrio si chiama glocal. In ogni caso il mondo è ben meno popolato da quanto sembri alludere questa immagine. In anni recenti si è molto prlato di 'difesa della cultura dell valle', ma....Si teme la globalizzazione, ma anche la deglobalizzazione. L'equilibrio si chiama glocal. In ogni caso il mondo è ben meno popolato da quanto sembri alludere questa immagine. In anni recenti si è molto prlato di 'difesa della cultura dell valle', ma....

 

Dopo la società fluida, il mito del cittadino del mondo e quindi del nulla, della società globalizzata e globalista, la nostra società si è imbattuta in una delle tante ricorrenti pandemie della storia umana: il COVID-19. Questa, violenta ed imprevista, ha portato all’attentato globale alla salute dell’uomo il quale ha preso repentinamente coscienza della morte e della vita e come la salute costituisca il bene supremo sia del singolo che della collettività. È così tornato, invocato a gran voce, lo Stato. Si lo Stato, il proprio Stato, la Nazione di appartenenza. E la politica è tornata a dover fare quello per cui era nata: proteggere i propri cittadini, gli appartenenti alla propria Nazione.

Si è creata una condizione di pericolo globale durante la quale, come diceva T. Hobbes ciascuno rinuncia ben volentieri ad una quota della propria libertà, per metterla nelle mani del Leviathan, del condottiero, dell’uomo forte è deciso capace di impegnarsi strenuamente e di vincere. E in questa sua lotta, che tutti rappresenta, capace di trasmettere fiducia e sicurezza.

I cittadini così si affidano al potere sovrano dello Stato che ha l’impegno di curarsi in prima persona di loro, della loro salute, del loro lavoro, del loro benessere. Necessitano quindi un capo di governo ed un governo che rassicurino, che non creino confusione ed ansia ed una opposizione che superi gli steccati di parte per pensare al bene comune del proprio Stato.

In Europa accade che si mettono in quarantena Shengen e il Patto di Stabilità, condizioni durevoli ed auspicate in quanto fonte di sicurezza e tranquillità per gli Stati. Il rapporto, il confronto rinasce nella propria comunità aperta agli altri , ma forte e sicura della propria tradizione. E convince sempre meno il fatto di dover affidare il controllo del benessere nazionale ad organismi sovranazionali sempre più succubi di interessi particolari.

E’ ormai noto infatti che organismi sovranazionali quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si siano dimostrati durante l’epidemia da coronavirus consenzienti e dipendenti dalla Cina (grande dispensatore di vantaggi economici e controllore del potere economico tramite regimi dispotici ed autoritari). E questa accondiscendenza si è evidenziata sia nel non esigere trasparenza sui tempo ed i modi dell’insorgenza della epidemia che nel dichiarare una pandemia che, secondo le regole dell’OMS , avrebbe richiesto ben diversi interventi politici ed economici, anche sanzionatori.

Il virus, nato nei meandri della società cinese, in ossequio alla globalizzazione si è diffuso rapidamente e diffusamente nel nostro Paese alimentato dal politicamente corretto dall #abbracciauncinese di Nardella, dagli aperitivi foraggiato da una diffusa stampa di una democrazia di regime che definiva razzista e fascio-leghista chi osava chiedere attenzione, blocchi e controlli. Perché #facciamorete #antirrazzista #frontiereaperte sono state le parole d’ordine ideologiche di questo governo, salvo poi, a latte versato, cambiare repentinamente opinione. Ed allora: lockdown prolungato, accuse per l’Italia dall’estero e successivi ingenti danni economici e sociali.

Ed allora ecco crescere ed ulteriormente affermarsi, dopo le tristi performance economiche e sociali della Unione Europea social-globalista, del populismo e sovranismo come espressione della volontà dei popoli di riappropriarsi del proprio destino e della salute fisica e sociale dei propri cittadini. Questa volta, contrariamente al secolo trascorso, nell’alveo di una democrazia liberale e nel contempo nazionale che avvicini la politica ed il potere di indirizzo e di controllo che da esso ne deriva al popolo sovrano. Un popolo non omologato e rinunciatario che esprima direttamente la propria volontà, capace di dare e ricevere nel rispetto dei propri peculiari bisogni. Libero nelle scelte, confortato da una giustizia sana e giusta avulsa dal desiderio di dominare e controllare. Un popolo rispettoso dei propri bisogni e solidale nella consapevolezza che anche gli altri popoli hanno diritto a libertà, sicurezza e partecipazione.

È la fine del villaggio globale di Mac Luhan? Forse no visto il crescere della Rete, ma non prevale più la comunicazione globale, bensì cresce e si afferma quella glocal. Neologismo con cui si indica una dimensione comunicativa ed economica che salvaguarda e privilegia le caratteristiche di ciascun territorio e le specificità delle piccole imprese, valorizzandole a livello globale grazie allo sviluppo delle telecomunicazioni e delle tecnologie informatiche.

Dopo Wuahan, dopo l’epidemia globalista del Covid-19, un nuovo ordine mondiale sta per nascere e questa volta – spriamo – non sarà globalizzato – comequalcuno vuole – ma diverso, nazionale, libero e solidale. Così come vogliono i popoli…

Guido Francesco Guida

Nota

Bisogna stare attenti all’espressione ‘Nuovo ordine mondiale‘ o soltanto nuovo ordine, peerché essa viene usata anche dai sostenitori ‘semi occulti’ della mondializzazione (che è l’esasperazione della globalizzazione).

Il ‘mondo’ che intendono costruire è un mondo formato da una ristretta classe privileggiata, formata da una ‘classe padrona’ e da ‘dirigenti – manager’. Il resto della popolaione viene considerata alla stregua di ‘parias‘, la cui massa conta solo perché consuma.

I consumi sarebberoomologati‘ e tutti gli individui dovrebbero acquistare dai monopolisti tutti i beni di prima necessità ed anche quelli ‘voluttuari’. Sarebbero monpopolizzati amzitutto i cereali, l’acqua, l’energia, i farmaci. Ma sarebbero  monopolizai nche il tempo libero e lo sport. Infine, anche le religioni sarebbero unificate  nel culto di un’umica dovinià ‘narurale’ del tipo diquellaillumimnisya o masonica… (D.)

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