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Regione: adesso la ‘finanziaria’ riguarda ben 3 anni a venire

Fra vicepresidente e preseidente regna un notevole accordo.Fra vicepresidente e preseidente regna un notevole accordo.

Pubblichiamo con leggero ritardo (causa ns anticipo di ferie), ma è ugualmente opprtuno, il documento che altro non è che la ‘fatidica’ finanziaria regionale e che questo governo dedica, con grande anticipo rispetto al ‘costume politico regionale’ addirittura ai prossimi tre anni.

Il tutto ci è stato inviato dall’assessorato all’Economia, a firma dell’assessore Gaetano Armao.

PREMESSA

Il Documento di economia e finanza regionale 2021-2023 (DEFR) si colloca in un contesto privo di precedenti a causa dei pesanti effetti della pesante crisi economia post-pandemica i cui effettivi stanno dispiegando ed ancor più di dispiegheranno nel breve periodo.

Non a caso il Documento di economia e finanza statale (Roma, ndr) da poco adottato dal Parlamento su proposta del Governo, che assume i connotati di riferimento per la programmazione regionale, si limita a previsioni di brevissimo termine e manca della parte relativa agli interventi per le aree svantaggiate. Appare quindi inevitabile che il presente Documento non solo risenta delle difficili tendenze congiunturali, sottoposte a continui aggiustamenti, ma possa rispettare soltanto alcuni degli obiettivi ad esso affidati dal principio contabile applicato concernente la programmazione di bilancio (all. 4/1 al D.lgs. n.118/2011), ove si prevede (punti 5 e 6) che il DEFR sia presentato al Parlamento regionale entro il 30 giugno di ciascun anno.

La crisi economica post-pandemica ha colpito la Sicilia quando ancora non erano stati superati gli effetti della crisi economica del 2010-12, rendendo – come si evince dalle tabelle che seguono – ancor più pesante il mancato recupero di produttività quando l’Italia ed altre regioni conseguivano significativi incrementi (2013-18).

Le economie più vigorose sapranno soddisfare le esigenze di rigenerazione dei processi produttivi, ma quelle più vulnerabili, con alti livelli di debito ed economie basate sulle esportazioni (specie se non a prodotti finiti) come quella italiana dovranno affrontare maggiori difficoltà, se non crisi profonde. Senza cedere alle tentazioni pessimistiche di chi ritiene che dovremo gestire una “shut-in economy” (incentrata su distanziamento sociale e riduzione degli spostamenti), occorre lavorare ad una ripresa in uno scenario profondamente e, per certi versi permanentemente, mutato.

In termini di effetti economici della crisi per il 2020 a fronte di un -8% di PIL a livello statale in Sicilia la perdita risulta di poco inferiore (-7,8%), anche se tale dato non deve risultare confortante sia per la maggior tenuità del rimbalzo previsto per il prossimo anno +3,4% contro il più consistente +4,7% dell’economia nazionale, ma sopratutto poiché i aggiunge alle  perdite dal 2008 (quasi un -15%).

C’è un’emergenza lavoro cui occorre far fronte, i dati evidenziano infatti che da febbraio 2020 nel Paese livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila unità. L’effetto sui tassi di occupazione e disoccupazione è la diminuzione di oltre un punto percentuale in tre mesi. Con effetti ancor più gravi in Sicilia come dimostrano i dati del DEFR che evidenziano un grave decremento già rispetto allo scorso anno (la rilevazione registra in Sicilia 1 milione 320 mila occupati, in flessione congiunturale del 4,8% rispetto al trimestre precedente a fronte di una contrazione dell’1,3% a livello nazionale).

La pandemia da Covid19 e gli effetti economici congiunturali hanno determinato un aggravamento della già persistente precarietà sociale con effetti inibitori sul desiderio di avvenire. E tale pernicioso effetto indotto dispiega i propri effetti pregiudizievoli sulle famiglie come sulle imprese. Una crisi che se potrà avere effetti sostanzialmente analoghi sul piano quantitativo a quella sofferta al livello nazionale, incide su un tessuto economico ed imprenditoriale di gran lunga più debole e stressato sul piano finanziario, ma sopratutto con previsione di percussione più duratura, in considerazione dei ridotti e differiti margini di reazione alla crisi delle aree più fragili.

Per invertire la tendenza sono necessari sostegni finanziari efficienti e tempestivi nell’immediato (non- dunque – come quelli dell’UE, ndr), proprio per far fronte agli effetti più devastanti e paralizzanti della chiusura delle attività e della vita sociale, ma sopratutto investimenti che rimettano in moto l’economia regionale che corre il rischio di avvilupparsi in una sindrome depressiva.

Ci sono due questioni cruciali nel rapporto con lo Stato che risultano irrisolte da decenni quella dell’autonomia finanziaria – non a caso contestata anche dal Presidente Piersanti Mattarella nella sua ultima intervista del 5 gennaio di quarant’anni fa – e quella degli investimenti. Si entrambi il Governo regionale ha imposto un’accelerazione ed una svolta.

Sul piano dell’autonomia finanziaria il Governo regionale ha fatto tutto ciò che doveva: predisposto lo schema di norme di attuazione in materia cui rinvia l’articolo 27 della legge n. 42 del 2009 (che debbono sostituire quelle del 1965), incentrate su: corrispondenza tra spettanza del prelievo e funzioni, condizione di insularità, fiscalità di sviluppo. Norme di attuazione presentate a Roma nell’agosto del 2018, che il Governo statale si era impegnato a varare entro settembre 2019 e che, come confermato dal Ministro dell’economia, potrebbero vedere la luce, quantomeno per le funzioni di rilevanza maggiore, tra l’autunno e la fine dell’anno. Si aggiunge, a seguito degli effetti della pesante crisi economica post-pandemica, il tema del ristoro per le previste minori entrate che lo Stato deve coprire integralmente non potendo la Regione operare in deficit né accendere mutui per coprire spesa corrente e della modifica delle norme di attuazione sul ripianamento del disavanzo sulle quali deve definitivamente pronunciarsi la Commissione paritetica. 

Di assoluto rilievo risulta la constatazione della Corte dei conti Sezione di controllo per la Sicilia la quale ha evidenziato che il sistema di attribuzione dell’IRPEF maturata in ragione di 7,10 decimi a far data dal 2019 non riesce ad assicurare alla Regione un gettito di entrate correnti in grado da garantire un livello di servizi (e di spesa pro-capite) pari a quello delle altre regioni ad autonomia differenziata, ancorché a partire dal 2019 il concorso alla finanza pubblica sia stato ridotto di 300.000.000 annui e che appare improcrastinabile, come più volte richiesto dalla Regione – per il pieno rispetto dell’autonomia di quest’ultima – che la Regione ottenga l’accesso alle principali banche dati dello Stato in materia finanziaria e tributaria, tanto al fine di poter disporre di strumenti più efficaci e aggiornati per monitorare l’andamento del gettito dei tributi e formulare previsioni più attendibili, quanto per poter esercitare un controllo effettivo sulla quantificazione del gettito erariale che si stima spettante, senza dover dipendere dalle  comunicazioni del MEF (che intervengono ad esercizio inoltrato) – nell’ottica di una reale leale collaborazione istituzionale (audizione all’ARS sulla Nota di aggiornamento al DEFR 2020 del 18 febbraio 2020). 

E’ quindi di tutta evidenza che con le attuali risorse disponibili, sino a quando non si rivedranno le norme di attuazione in materia finanziaria, la Regione non possa garantire appieno i livelli essenziali delle prestazioni per i servizi concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (Corte Cost. sent. n. 65 del 2016). Peraltro la stessa Corte costituzionale (sent. n. 62 del 2020) ha rileva la responsabilità dell’Amministrazione statale in ordine alla “lunghissima stasi” delle trattative tra Stato e Regione e la mancata attuazione dell’art.1, commi 830, 831 e 932 della legge 296 del 2006.

Sul piano degli investimenti infrastrutturali il Documento illustra quanto drammatici i connotati del divario e ciò non sulla base di rivendicazioni partigiane, ma sulla scorta dei conti pubblici territoriali, elaborati dall’Agenzia per la coesione territoriale dello Stato. Un divario inaccettabile e che la crisi economica post-pandemica, in assenza di correttivi, a partire da opere di rilevanza strategica come il Ponte sullo Stretto, accentuerà pesantemente.

Risulta quindi imprescindibile uno sforzo straordinario, che l’Unione europea sembra voler incentivare, ma che ancora si attende di riscontrare dallo Stato, in termini di investimenti straordinari localizzati nel Sud ed in particolare in Sicilia per far fronte ad una crisi che sta dilaniando il paese, manifestando effetti devastanti sul piano della coesione economico-sociale.

Occorre precisarlo senza infingimenti: senza  una consistente ripresa del Sud e della Sicilia l’Italia è destinata ad un rilancio precario ed instabile. Ma questa convinzione ancorché da più parti enunciata non emerge dai provvedimenti, pur copiosi di norme e di risorse, sin qui adottati.

La SVIMEZ ha più volte evidenziato che nel contesto di un preoccupante ampliamento della forbice dei divari Nord-Sud si rileva il vero e proprio crollo degli investimenti pubblici”. Ciò in quanto nella durevole, negativa dinamica della spesa in conto capitale degli ultimi dati si è toccato il punto più basso della serie storica per l’Italia e per il Mezzogiorno. Nel 2019 tale spesa registra un ulteriore declino, malgrado sia stato  pubblicato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che finalmente attua la clausola del 34% degli investimenti al sud (almeno proporzionali alla popolazione residente; DPCM 10 maggio 2019), nonché l’attuazione dell’art. 7 bis d.l. 29  dicembre  2016, n. 243, recante «Interventi urgenti per  la  coesione  sociale  e  territoriale, con particolare riferimento a situazioni  critiche  in  alcune  aree  del Mezzogiorno».

La spesa in conto capitale verso il Sud è passata dal 3,5% del PIL del 2007 al 2% del 2017 e se avesse avesse rispettato la clausola prescritta, ma sino ad oggi lettera morta, nel sud sarebbero stati creati in 5 anni 300.000 posti di lavoro.

La clausola che tale norma ha introdotto è ben lungi dall’essere rispettata. E peraltro occorre precisare che, anche laddove lo fosse, non consentirebbe che in tempi molto lunghi (per effetto delle misure addizionali esplicate dall’intervento straordinario e da quello dei fondi strutturali) il recupero del divario economico-sociale nel frattempo maturato. Si tratta di un obiettivo comunque significativo rispetto alle soglie conseguite in questi anni, che tuttavia, non determina in termini sufficienti i presupposti della perequazione infrastrutturale, ma difende solo il diritto alla sopravvivenza del Sud.

Le tabelle del Documento (1.1.13, 1.1.14, 1.1.15) rilevano l’andamento delle spese pro capite del Settore pubblico allargato (SPA) in Sicilia, Mezzogiorno, Centro Nord e Italia, relativamente alle spese correnti, a quelle per investimenti e a quelle per la sanità, in serie storica completa dal 2000 al 2018 e in termini reali che dimostrano:

  • il volume di risorse pubbliche relativamente inferiore a quello medio nazionale erogato in Sicilia per tutto il periodo considerato, in termini di spesa corrente, con uno scarto equivalente al rapporto fra 82,7 e 100 (fra 74,7 e 100 se confrontato al Centro Nord);
  • la spesa per investimenti risulta fortemente declinante dopo il 2008, a causa della contrazione imposta dal Patto di stabilità, che colloca la Sicilia al livello più basso fra le Regioni, rappresentando mediamente il 74,7% del corrispondente valore dell’Italia e il 68,5% di quello del Centro Nord;
  • la spesa sanitaria particolarmente oscillante in Sicilia, ma in media più bassa per i 18 anni considerati: l’88,5% del corrispondente valore dell’Italia e l’83,3% di quello del Centro Nord, anche se nonostante ciò il sistema sanitario ha dato una straordinaria prova di tenuta fronteggiando al meglio la pandemia.

Come noto il 27 maggio 2020 la Commissione europea ha presentato la sua proposta relativa al piano per la ripresa, che prevede: un bilancio a lungo termine dell’UE riveduto pari a 1.100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, un rafforzamento temporaneo di 750 miliardi di euro (Next Generation EU). Tali misure si aggiungono alle tre reti di sicurezza del valore di 540 miliardi di euro già introdotte dall’UE per sostenere i lavoratori, le imprese e i paesi è questo si unisce agli investimenti nel green new deal e nell’economia circolare.

Ci sono tutte le premesse perché la Sicilia possa tornare a crescere utilizzando gli investimenti europei, quelli statali (se rispettosi della clausola del 34%), e sopratutto lo strumento della fiscalità di sviluppo, ritornando ad investire in infrastrutture materiali, strade ed autostrade, ma anche digitale, ed immateriali (conoscenza).

La  Regione ha dimostrato di credere in questa prospettiva di ricostruzione a partire dalle ingenti risorse convogliate dalla legge di stabilità per il 2020 e dal pieno impiego delle risorse europee, ed in tal senso il caso dell’infrastrutturazione digitale che ha fatto, in appena due anni e mezzo,  della Sicilia una delle Regioni più avanzate in Europa è un esempio virtuoso.

Ma quel che è certo è che il divario non può essere misconosciuto dalle misure di sostegno all’economia sopratutto ove, come in Sicilia e nel Mezzogiorno, vi è l’incidenza determinata dal rilievo dell’economia non osservata (c.d. sommerso) e di quella priva di merito bancario. Dietro queste formule ci stanno cittadini, persone che hanno diritto ad essere aiutate ed a superare difficoltà, ma sopratutto ad intraprendere un percorso di crescita nella legalità e nell’equilibrio finanziario.

La Regione sta facendo in questo senso la sua parte con l’adozione di misure volte a sostenere le famiglie indigenti, le imprese fragili sul piano finanziario e che necessitano di fondo perduto o prive di merito bancario ed in quanto tale escluse dalle misure statali.

Come pure occorre porre massima attenzione ai giovani, i più gravati dalla crisi economica post-pandemica, una crisi che oltre ad aumentare il divario ha un effetto generazionale che colpisce i più giovani: più di un giovane su sei ha perduto il posto di lavoro, e chi è rimasto al lavoro, troppo spesso precario, ha subito una riduzione di un quarto delle ore di lavoro. Mentre per i Neet (Not in education, employment or training), giunti al 23% in Italia, ma Sicilia, al 38,6% della popolazione (peggio di Calabria, 36,2% e la Campania, 35,9%) si allontanano prospettive concrete di lavoro.

Da qui l’adozione di misure volte a rafforzare le opportunità d’impresa dei giovani quali le misure di defiscalizzazione correlate alle iniziative “Resto al Sud”.

Anche quest’anno il Documento di economia e finanza regionale, innovando rispetto all’approccio minimale della precedente legislatura,  si correrla agli indici di Benessere Equo e Sostenibile (BES) nel rispetto della necessità di valutare il progresso di una società non soltanto dal punto di vista economico, ma anche da quello sociale e ambientale e negli ultimi anni queste dimensioni sono state tradotte in obiettivi di policy e calcolato sui 130 indicatori sul benessere equo e sostenibile (BES) al fine di fornire un riferimento puntuale alla parametrazione ed ai necessari aggiustamenti delle politiche pubbliche.

Si apre una fase del tutto nuova per l’economia della Sicilia, come si vedrà drammaticamente appesantita dagli effetti della crisi post-pandemica e dalle misure di contrasto alla diffusione del Covid19. Una crisi che per la morfologia del tessuto economico ed imprenditoriale avrebbe avuto necessità di misure statali specifiche, riequilibrate per quanto possibile dagli interventi regionali per famiglie, imprese ed enti locali.

Ci vuole uno sforzo straordinario per ripensare il futuro della nostra Regione dopo la crisi, uno sforzo che unisca le migliori energie, l’innovazione, la resilienza, la capacità di credere in un futuro che tragga forza da un passato straordinario, come sempre la Sicilia ha dimostrato di saper fare, con i suoi valori, con un’inappagata voglia di riscatto.

 Gaetano Armao

Assessore dell’Economia

Nota: Durante le presidenze Lombardo e Crocetta la finanziaria veniva approvata con un anno di ritardo e il ricorso all’esercizio provvisorio (solo spese correnti) rappresentava ‘la regola’ della vita economica in Sicilia. Le forniture pubbliche venivano saldate alle ditte appaltanti in tempi giurassici. E’ difficile dire come la Sicilia sia sopravvissuta a quello sfacelo. Adesso l’esercizio provvisorio è una pratica dimenticata, si si conosce l’andamento economico dell’amministrazione regionale per tre anni a venire. Nessun altro commento ci pare necessario… 

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REPUBBLICA ITALIANA

Regione Siciliana

ASSESSORATO DELL’ECONOMIA

 

Defr 2021-2023 in pillole

Zes

Un elemento di novità, del 15 giugno 2020, è rappresentato dall’approvazione ministeriale delle Zone Economiche Speciali (ZES) che consentono nuovi insediamenti produttivi su circa 5.600 mila ettari della Sicilia, tra aree portuali, retroportuali e aree di sviluppo industriale. Si tratta del passaggio finale, dopo una lunga istruttoria di competenza statale, di un percorso iniziato nel marzo 2018 con l’avvio, da parte del governo Musumeci, di una cabina di regia regionale per la preparazione della proposta all’esecutivo nazionale. Le ZES serviranno ad attrarre in Sicilia capitali, attività, persone, lavoro e nuove imprese per lo sviluppo. Esse godranno di notevoli incentivi fiscali, credito d’imposta per gli investimenti fino a 50 milioni di euro e di un consistente regime di semplificazioni stabilite da appositi protocolli e convenzioni.

Nei prossimi mesi si passerà alla fase operativa, che dovrà rendere concreta l’opportunità per le imprese che ricadono nel territorio delimitato, mentre un disegno di legge, per concedere un credito d’imposta aggiuntivo alle imprese che verranno ad investire nelle due ZES siciliane, sarà presentato dal Governo. 

Turismo

Per il turismo nel corso del triennio 2021-2023, è prevista l’adozione di un’immagine unica e coordinata che contribuisca all’obiettivo strategico di rafforzamento del brand Sicilia, con il fine di incrementare la notorietà della Sicilia, come avviene già con la partecipazione alle borse e alle fiere di settore, per accrescerne la capacità della regione di essere riconosciuta e scelta come destinazione di viaggio. L’attività riguarderà in particolare la valorizzazione dei Siti Unesco, siti monumentali e archeologici, Parchi e Riserve, Borghi.  

Infrastrutture

Nel settore delle infrastrutture, le opere strategiche da realizzarsi nel territorio della Regione siciliana sono definite nel Piano integrato delle infrastrutture e della mobilità (PIIM) approvato nel 2017, che definisce la strategia comunitaria per i trasporti, prevedendo un’unica rete centrale “core” per tutti i nodi di trasporto da realizzare entro il 2030, e una rete globale comprensiva, ad essa collegata, da realizzare entro il 2050. 

La prosecuzione naturale del Piano è rappresentata dal futuro Piano regionale del trasporto pubblico locale, attraverso il quale occorre affrontare in modo approfondito il tema degli Ambiti territoriali ottimali, la programmazione dei servizi automobilistici, l’integrazione tra i diversi sistemi di trasporto presenti in Sicilia (gomma, ferro, mare), senza trascurare la bigliettazione elettronica e l’infomobilità.

Urbanistica

In fase di redazione è il Piano territoriale regionale, strumento di programmazione delle risorse e di pianificazione urbanistica delle Città Metropolitane, dei Liberi Consorzi e dei Comuni. Più in generale, in materia urbanistica è stato predisposto dal Governo un disegno di legge che intende riformare l’attuale normativa per incentivare lo sviluppo del territorio senza ulteriore consumo di suolo, puntando sulla riqualificazione dell’esistente e promuovendo le iniziative volte alla tutela del rischio sismico ed idrogeologico.

Energia

È stato avviato attraverso il PEARS, il percorso verso l’autonomia nel settore energetico e quindi il passaggio ad un sistema in cui i flussi di energia nella rete cesseranno di assumere la forma unidirezionale (dal produttore al consumatore) per sviluppare un flusso di tipo bidirezionale. Gli interventi della rete elettrica sono destinati a risolvere la criticità attuali e ad aumentare in modo significativo la sicurezza della rete dell’isola, sia in termini di qualità, sia di continuità delle forniture di energia elettrica alle imprese e ai cittadini. 

Rifiuti

Il sistema regionale di gestione dei rifiuti, dopo anni di dichiarazioni di stato di emergenza e di gestioni commissariali con ordinanze di protezione civile, iniziate nel 1999, vede la gestione dei rifiuti urbani in Sicilia organizzata in modo ordinario e non più emergenziale.  La percentuale di raccolta differenziata ha avuto una costante crescita costante, raggiungendo i seguenti valori: 2016: 15,40%; 2017: 20,70%; 2018: 31,20; fino ad arrivare al 2019 quando è arrivata al 40,16%.

È necessario procedere alla riforma della Legge regionale n.9 del 2010 non ancora pienamente attuata, ridurre il numero delle 18 Srr a 9 autorità d’ambito. Il disegno di legge è stato apprezzato dalla II e dalla IV commissione dell’Ars ed è in attesa di essere discusso in Aula.  Il nuovo Piano regionale dei rifiuti, in applicazione e nel rispetto delle nuove direttive comunitarie, ha come obiettivi: la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti; il trattamento in modo ecologicamente corretto; il recupero e il riciclaggio; lo smaltimento come ipotesi residuale. 

Scuola

La maggiore attenzione del Governo verso il settore della scuola e del diritto allo studio si concretizza anche attraverso un robusto Piano triennale di riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, secondo criteri di programmazione che, in vista della regolare ripresa delle attività didattiche, tengano anche conto delle necessità di contenimento dei rischi di contagio da COVID 19. Le iniziative del governo regionale in materia di istruzione riguardano anche le scuole paritarie, mentre nelle scuole superiori si rafforzeranno le azioni di apprendistato e di orientamento al lavoro. Crescente attenzione deve essere riservata al miglioramento dei servizi agli studenti, con particolare riferimento all’inclusione dei soggetti disabili e fragili, alla prevenzione delle dipendenze patologiche e dei comportamenti devianti.  

Semplificazione amministrativa

Un’idea centrale per lo sviluppo della Sicilia è la riforma dell’Amministrazione, già approvata con la legge regionale n. 7 del 2019, che mira ad agevolare l’iniziativa privata e gli investimenti attraverso la semplificazione amministrativa. A tale riforma farà seguito un Testo unico che raccoglierà le leggi regionali relative all’azione amministrativa, per facilitare il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione.   

Agenda digitale

Agenda digitale è il fiore all’occhiello del governo Musumeci. Nel Defr 2021-2023, si punta al miglioramento dell’offerta di servizi digitali al territorio, per favorire e portare a compimento i processi di trasformazione digitale già avviati sia nella pubblica amministrazione regionale e locale, che nella società civile e nelle imprese. L’obiettivo, già in gran parte raggiunto, è diventare l’area più digitalizzata del Mediterraneo.

Grazie al maxi-investimento realizzato in questi anni per lo sviluppo della Banda larga e Ultralarga, durante il lockdown, nonostante l’incremento del traffico dati tra marzo e aprile, centinaia di persone hanno potuto lavorare in smart working e studiare sulle piattaforme online, mentre 4 mila regionali hanno proseguito la propria attività da casa, facendo sì che non si fermassero le attività degli uffici.

L’infrastruttura realizzata è oggi accessibile a più di 2,5 milioni di cittadini distribuiti in oltre 1,5 milioni di unità immobiliari abilitate, che beneficiano di reti di accesso a Internet di nuova generazione (NGA), con una copertura di reti mobili 4G superiore al 99%. Ad oggi su un totale di 252 comuni, 104 sono quelli con i cantieri in lavorazione, 93 sono i comuni con i cantieri già chiusi e 55 quelli con richiesta di collaudo ad Infratel già effettuata.  Entro il 2021, a completamento del progetto, i Comuni serviti saranno 315 per un totale di oltre 1,8 milioni di unità immobiliari.  

Infine, il Documento di Economia e Finanza Regionale intende, con sempre maggiore impegno, contrastare la criminalità e il malaffare di qualsiasi natura, sia all’interno dell’Amministrazione, con il rafforzamento della programmazione e dei controlli in materia di trasparenza e anticorruzione, sia nella società civile, attraverso l’implementazione della cultura della legalità, promuovendo anche azioni di fiducia nei confronti delle istituzioni.

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