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SPECIALE #VENEZIA77 #1 – 2/12 SETTEMBRE 2020: (DAY 1)

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(da Venezia Luigi Noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione della Biennale)

Daniele Lucchetti delude il grande pubblico, la sezione ORIZZONTI ci prepara ad un grande CINEMA

Nella SERATA INAUGURALE DELLA 77. MOSTRA i direttori artistici dei principali festival cinematografici europei erano presenti alla serata inaugurale della 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in rappresentanza della comunità dei festival cinematografici dell’Europa e del mondo in questo momento di pandemia.

I direttori – Alberto Barbera (Mostra di Venezia), ThierryFremaux (Festival de Cannes), Lili Hinstin (Festival di Locarno), Karel Och (Karlovy Vary), José Luis Rebordinos (San Sebastian), Tricia Tuttle (London Film Festival) – hanno voluto in tale occasione, in questo anno eccezionale, ribadire l’importanza dell’arte cinematografica in segno di solidarietà per l’industria del cinema mondiale duramente colpita dalla pandemia, e dei colleghi costretti a cancellare o a rinviare i loro festival.

Nel corso della serata, i direttori dal palco della Sala Grande, hanno letto un documento condiviso in cui si riafferma il valore irrinunciabile del cinema, nonché il ruolo e l’importanza dei festival nel sostegno e nella promozione del cinema di tutto il mondo, e di quello europeo in particolare. I festival – sarà ribadito – non si limitano a essere delle vetrine promozionali per mostrare il meglio della creatività di autori e cineasti, ma sono sempre più centri di cultura, luoghi di formazione al servizio dei giovani registi, occasioni di formazione culturale per il pubblico e di educazione dei giovani alla bellezza e alla ricchezza dell’esperienza cinematografica. Un luogo di ricerca e di confronto dove la creatività e la libertà di espressione artistica si concretizzano in un dialogo fecondo e necessario con il pubblico e la società.

C’è stato poi l’ OMAGGIO A ENNIO MORRICONE con la Roma Sinfonietta, diretta dal Maestro Andrea Morricone, figlio di Ennio, e composta da 3 primi violini, 3 secondi violini, 1 viola, 1 violoncello e 1 contrabbasso, eseguirà sul palco della Sala Grande del Palazzo del Cinema, Il tema di Deborah, composta per la colonna sonora del film C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone.

Ennio Morricone, già Leone d’Oro alla carriera della Mostra del Cinema del 1995, è stato un musicista e compositore cinematografico tra i più influenti e prolifici della seconda metà del Novecento. In questo modo, la Biennale intende rendere omaggio al suo genio universalmente riconosciuto.

Quindi la manifestazione è entrata nel vivo con la proiezione per #VENEZIA77 FUORI CONCORSO – FICTION il film LACCI – FILM D’APERTURA di DANIELE LUCHETTI/ Italia con Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Linda Caridi  – Con una doppia narrazione che abbraccia due generazioni. La trama non convince anche se l’interpretazione del cast italiano di primo ordine ha fatto uno sforzo sovraumano. Certo le ragioni del regista sono condivisibili quando afferma che Lacci è un film sulle forze segrete che ci legano. Non è solo l’amore a unire le persone, ma anche ciò che resta quando l’amore non c’è più. Ma questo non basta per un film dal quale ci si aspettava ben altro spessore. Invece a  #VENEZIA77 –ORIZZONTI il film di apertura MILA (APPLES) – FILM DI APERTURA di CHRISTOS NIKOU/ Grecia, Polonia, Slovenia – si avvicina ad un tema paradossale. In una città in cui è stato recentemente osservato un inspiegabile aumento dei disturbi della memoria, Aris, un uomo di trent’anni, vive da solo. Una sera si ritrova su un autobus senza ricordare nulla e viene portato in ospedale, dove gli viene diagnosticata una grave amnesia. I giorni passano e nessuno lo cerca. Invece di cercare di riacquistare la sua memoria, i medici gli offrono un’opzione diversa: attraverso un programma sperimentale, gli propongono di costruirsi una nuova vita rievocando alcune attività e creando nuovi ricordi. Durante il programma torna a una vita normale e incontra Anna, a sua volta inserita in un programma di recupero. Come spiega il regista Mila, commedia drammatica allegorica, è essenzialmente uno sforzo per indagare il funzionamento della nostra memoria e come questo influisce su di noi; come le emozioni incidono sulla memoria e, sopratutto, come essa risenta della tecnologia, che oggi rende molto semplice registrare le informazioni. Mila comincia in un ambiente distopico, ma ben presto passa a un approccio più antropocentrico. Abbiamo girato il film seguendo il protagonista con la macchina da presa in modo da rappresentare il suo isolamento attraverso un’inquadratura ristretta. Per riuscire a seguire le sue emozioni da vicino, abbiamo utilizzato il formato immagine 4:3, un riferimento diretto al recente passato e che rimanda chiaramente alle foto polaroid, un elemento molto significativo della storia.

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