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La contraddizione corre in Tv da Trump a Bergoglio alla Cina fino alla politica del Covid

Donld Trump e Vladimir Putin: palini della fede cristiana,uominidi pace, forieri di benessere peri popoli. Ma da buoni a cattivi  il passo è breve: la main stream mediatica ne parla pollice verso. Chi vuole così?Donld Trump e Vladimir Putin: palini della fede cristiana,uominidi pace, forieri di benessere peri popoli. Ma da buoni a cattivi il passo è breve: la main stream mediatica ne parla pollice verso. Chi vuole così?

L’imminenza elettorale in America focalizza le posizioni assunte dalle principali ‘forze’ presenti ‘in casa nostra’. La Tv di stato italiana parla della situazione in Usa come se facesse la campagna elettorale a Joe Biden, già vice di Obama… Hanno imbavagliato anche il televideo, da anni più obiettivo della tv parlata… Frattanto, Papa Bergoglio si rifiuta di ricevere Mike Pompeo.

Eppure Donald Trump si comporta da vero difensore del cristianesimo e della libertà religiosa in genere. Lo stesso – del resto – può dirsi di Vladimir Putin, premier russo sempre più occidentale col tempo che passa (si ricordi il suo decisivo ruolo anti Isis in Siria). Sia Trump che Putin si trovano scritti ad inchiostro indelebile sul libro deicattivi’. Eppure sono convinti dell’importanza sociale dei valori della religioni evolute. Eppure dovrebbero aver stupito il mondo, instaurando per primi un sorprendente dialogo amichevole Usa – Russia. Eroi? No: dittatori sovranisti, oppressori di popoli che hanno invece condotto per mano al benessere…

La contraddizione, insomma, è di casa intorno a noi.

Bergoglio – incredibilmente – parla di un Dio unico per tutta l’umanità, qualunque sia la fede di ciascuno. E’, forse, e in questa chiave, che non difende, né in Cina né altrove, la libertà di religione? E in particolare di quella cristiana, per non parlare di quella cattolica?

Che cosa avviene in Cina sotto questo profilo? I cinesi rispolverano la logica della ‘lotta per le investiture’: il governo cinese vuole nominare cardinali e vescovi al posto del Papa.

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Per inciso la lotta per le investiture fu lo scontro politico, che in alcuni momenti sfociò anche in un confronto armato, tra il Papato e il Sacro Romano Impero, durato dall’ultimo quarto dell’ XI secolo fino al 1122. L’atteggiamento della Cina è quindi evidentemente di marca ‘medievale’.

Bergoglio concede ai cinesi la facoltà di nominare cardinali e vescovi. Ma in cambio di Che? La Cina continua a perseguitare i cristiani quanto e più di prima! C’è da chiedersi: qual è, dunque, il vero interesse di Bergoglio nell’elargire la singolare concessione?

L’inspiegabile attaccamento alla Cina viene confermato dal doppio rifiuto opposto da Bergoglio all’udienza al segretario di stato americano Mike Pompeo e al cardinale Zen, venuto dalla Cina – pur ottuagenario – per incontrarlo.

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Michael Richard Pompeo, detto Mike, è un politico e imprenditore statunitense di origine abruzzese, Segretario di Stato degli Stati Uniti dal 26 aprile 2018, sotto la presidenza Trump. È stato membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Kansas dal 2011 al 2017 e direttore della CIA dal 23 gennaio 2017 al 26 aprile 2018.

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Si noti che sia Pompeo, sia Zen si sono recati a Roma per mettere in luce il comportamento del governo di Xi Jinping contro i cristiani.

Questo ed altri fatti denunciano un capovolgimento della logica che dovrebbe rappresentare gli interessi della religione e della politica occidentale e – perché no – italiana.

Rinveniamo e pubblichiamo un articolo molto chiaro sull’argomento Usa – Cina – Cristianesimo – Bergoglio. Fonte: www.startmag.it/mondo

Rifiutando un’udienza riservata a Mike Pompeo, papa Bergoglio ha mostrato a tutto il mondo di avere un nervo scoperto sulla Cina. Ecco il commento dell’analista Francesco Galietti per Atlantico Quotidiano…

Bergoglio, per inciso, ha anche rifiutato di ricevere l’anziano Cardinale Zen (88 anni), venuto apposta a Roma per conferire con il pontefice a proposito di Cina. Ha a che fare con i rapporti tra la Chiesa cattolica e Pechino anche uno dei gesti pubblici più spiacevoli del pontificato di Bergoglio, lo schiaffo ad una fedele che lo strattonava per parlargli dell’oppressione dei cattolici in Cina da parte del Partito Comunista Cinese. Per questo non si può nemmeno escludere che lo stesso Pompeo, sfidando apertamente Bergoglio sulla Cina, mettesse in conto di ricevere un rifiuto da parte di quest’ultimo.

Bergoglio è convinto che un presidente Usa democratico allenterebbe la pressione su Pechino e Vaticano. Per questa ragione, ha preferito prendere tempo con un pretesto – l’imminenza delle presidenziali americane – anziché ricevere Mike Pompeo e trattarlo con freddezza.

Bergoglio sbaglia due volte. Una prima volta, mostrando di avere una chiara preferenza nella contesa politica americana. Una seconda volta, non cogliendo la reale portata della sfida di Pompeo. Questa è giocata interamente sul piano dell’autorità morale del papato, compromessa dagli accordi con un regime autoritario come quello cinese. Il silenzio del Vaticano sullo sterminio degli Uiguri, la repressione dei Falun Gong o la violenza a Hong Kong è assordante. Del tutto incomprensibile, poi, risulta il silenzio sulle violenze a cui sono sottoposti i cattolici cinesi. Un pontefice che rifiuta il confronto su temi così caratterizzanti per il cattolicesimo abdica al proprio ruolo e si espone alla condanna della storia.

Pio XII venne massacrato’ pubblicamente per non avere condannato con sufficiente forza l’orrore dell’Olocausto. Bergoglio, tuttavia, non se ne cura minimamente. Diversamente, avrebbe quantomeno fatto caso al riorientamento della stampa liberal mondiale contro la Cina proprio a partire da questioni etico-morali, o alle dichiarazioni di George Soros, molto esplicito nel definire Xi Jinping il “peggior nemico della società aperta”.

(Abbiamo appena aggiunto all’articolo su riprodotto i nostri caratteristici neretti).

L’appoggio a Joe Biden, già vice di Obama, è un controsenso maggiore da parte della main stream mediatica italiana. Non solo Trump, avendo una moglie quasi italiana ed avendo scelto un braccio destro come l’italiano Mike Pompeo, conferma i suoi atteggiamenti di simpatia per l’Italia. Ma Joe Biden, al contrario, è l’erede della pestilenziale politica mediterranea di Obama e della Clinton (eliminazione dei Gheddafi etc). Era vicepresidente ai tempi del turpe atteggiamento contro Assad in Siria che portò anche gli Stati Uniti ad un’ignominiosa sconfitta ed una magra figura davanti a Putin e al mondo che è appena stata attenuata da D. Trump.

Non vi sono motivi plausibili per preferire Biden a Trump da parte dell’Italia e del mondo. I motivi può averli proprio la Cina. Trump è un grande pacificatore: si pensi all’altro miracolo politico da lui compiuto promuovendo il disgelo fra le due Coree…

Trump è un imprenditore e come tale è schierato contro il tentativo di strapotere della finanza. Per questo si avvale di altri imprenditori, com’è anche Mike Pompeo.

Ha assunto la presidenza in Usa affermando di voler …spalare il ‘fango di Washington’, una dichiarazione di guerra ai potenti finanzieri che ha pagato cara, ma che sostiene combattendo con inusitato coraggio…

Chi non capisce tutto ciò è fuori dal mondo: non sa interpretare la realtà odierna: la maggior guerra in corso è quella della finanza contro l’economia. E’ anche una guerra ottusa in cui i finanzieri non si rendono conto dei veri nemici della società evoluta: nemici materiali (Cina) e immateriali (ritardi nello sviluppo). Quello che cercano è il potere inteso come la facoltà di controllare tutto, lucrare su tutto (i valori assoluti sono in ogni caso enormi). Non importa loro se la produzione e la qualità della vita ne soffrono: l’importante è esserne padroni.

Il popolo capisce o intuisce tutto ciò. Per questo Donald Trump vincerà ancora una volta le elezioni, così come di solito avviene,ormai, ai sovranisti, che rivendicano il potere della politica che, lo si voglia o no, è la voce della sovranità popolare nei confronti di ogni altro potere (l’alta finanza, i grandi monopolisti).

Germano Scargiali

 

Nota

Discorso a parte merita la libertà. Essa fa parte dei traguardi che l’umanità si propone nella storia, così come la democrazia, l’uguaglianza e il benessere diffuso. Sono tutti traguardi difficili. Si rifletta che anche il Gesù dei Vangeli tiene in gran conto la libertà. Sono traguardi ancora da raggiungere, situazioni generalizzate da perfezionare negli anni. Nel mondo moderno la libertà va intesa anche come la libertà di iniziativa e di crescita autonoma. Questa viene osteggiata dal ‘potere’ economico, da chi –cioè – vuol sfruttare la globalizzazione trasformandola addirittura in forma esasperata di mondializzazione.

Si pensi all’atteggiamento di chi gestisce il potere in tempi di Covid. Si sarebbe potuto fare cultura, invece si semina il panico per imporre l’uso di mascherine e la vaccinazione. Con tutti i limiti, le incognite e ei rischi che questa comporta.

Le mascherine sono state trasformate in un feticcio: l’importante è indossarle, ma soprattutto averle. Ne nasce una nevrosi generalizzata… Sull’opportunità o l’obbligo del vaccino vengono battute tutte le strade possibili della propaganda e della persuasione. Ciò sin da prima che un qualsivoglia vaccino fosse venuto in essere…

Si sarebbe dovuto enfatizzare un concetto base: il virus vive solo all’interno della cellula vivente. Al di fuori, all’aria, al sole, nell’acqua, specie al mare, ha morte immediata (da pochi attimi a pochi minuti). Ciò avrebbe promosso comportamenti consapevoli e oculati. Si assiste, invece, alla sanificazione di ambienti del tutto prive di senso: è certissimo che anche al chiuso il virus non resiste dall’oggi al domani!

Un atteggiamento sano avrebbe condotto ad un risoluzione: non si ferma la vita sociale per paura del contagio. Basta sapere esattamente come possa avvenire il contagio.

Niente di tutto questo: si sarebbe potuto informare e non è stato fatto. Si è alimentata la paura. Si sarebbero potuti evitare danni economici enormi. C’è da pensare che ci sia anche l’opera di chi la crescita si sforza di ostacolarla ormai da decenni in ogni modo possibile.

Nota 2

Risulta che Biden durante il confronto con Trump avesse un auricolare attraverso il quale gli venivano suggerite le battute. Mah! Lo manterrebbe anche durnte un’eventuale malaugurata presidenza?

 

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