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REPORT INFORMATIVO SULLA PANDEMIA SARS-COVID-19

Mascherina all'aria aperta: perfettamente inutile. Meglio meno mascherine e più prudenza ragionata. L'obbligo delle mascherine all'aperto - però - può servire ad enfatizzare la necessietà della prudenza nei contatti. Ma non dimentichiamo che i virus vivono solo all'interno della cellula vivente e si trasmettono attraverso i iquidi organici. Evaporati questi, il virus muore istantaneamente. Sole, vento, mare sono la tomba dei virus. Di più resistono germi, funghi e batteri.Mascherina all'aria aperta: perfettamente inutile. Meglio meno mascherine e più prudenza ragionata. L'obbligo delle mascherine all'aperto - però - può servire ad enfatizzare la necessietà della prudenza nei contatti. Ma non dimentichiamo che i virus vivono solo all'interno della cellula vivente e si trasmettono attraverso i iquidi organici. Evaporati questi, il virus muore istantaneamente. Sole, vento, mare sono la tomba dei virus. Di più resistono germi, funghi e batteri.

Un mio pensiero va agli oltre 50 operatori sanitari i quali, superando la pericolosità dell’infezione, i rimasero contagiati e morirono !”

Premessa:

Un modo per far sì che la natura provveda a risolvere il problema in attesa di un vaccino efficace, è il NECESSARIO IL RISPETTO DELLE DISTANZE E L’USO DELLE MASCHERINE negli ambienti dove è anche minimamente probabile il contagio. Bisogna ricordarsi che qualsiasi virus “non ha le ali” ma salta da individuo ad un altro solo se trasportato da fluidi corporei, quali uno starnuto o il vociare a distanza ravvicinata, ecc.

Difficile immaginare come il nostro “piccolo Universo umano” sia cosparso da miliardi di virus e da batteri e noi riusciamo comunque a sopravvivere, tranne quando talune casualità avviano la trasformazione genetica di uno o più di tali nostri conviventi e allora sono guai!

E’ un microcosmo dove gli scienziati spesso hanno difficoltà a caprire gli eventi e riescono solo a fare congetture, i virus sono talmente piccoli che non raggiungono il milionesimo di millimetro e sono visibili solo col microscopio a scansione elettronica ma in un ambiente ormai non più vivo.

Il Covid-19 è stato individuato e isolato da italiani nel febbraio 2020, da allora non si è ancora trovata una cura adeguata proprio per le straordinarie capacità dei virus di “rinascere”, come sarà descritto in una nota qui successiva.

Uno scienziato afferma che i virus in genere si riproducono e si diffondono in un arco di tempo di circa 70 giorni. Dopo un picco di contagi, mutano e spariscono sienziosamente tornando in uno pseudo letargo che può durare migliaia di millenni.

Covid-19-G18Così anche il fastidioso Covid-19, variante della classe SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) apparve per la prima volta nell’area orientale già nel 2002 e quasi subito l’OMS ne dichiarò l’epidemia. Il virus scomparve dopo il 2003 ma in realtà lo si scoprì vivacchiare in alcune specie di volatiti senza peraltro apparire dannoso. 

Questa situazione lo trasformò in un fantasma il quale anche se parzialmente distrutto, potrebbe tornare a vivere in virtù di una serie di eventi casuali. In effetti, intorno al 2019 è ritornato in un’altra variante biologica si è subito mostrato in tutta la sua pericolosità e nuovamente a danno delle persone!

Al momento non esiste una cura diretta per la soppressione di questo virus che ha come bersaglio principale il sistema respiratorio umano, causando trombi dovuti a una risposta disordinata del sistema immunitario e talvolta danni al sistema nervoso provocando un’alterazione anche dei ritmi respiratori – quando non colpisce direttamente fegato e reni distruggendoli progressivamente.

Sono stati sperimentati alcuni farmaci anticoagulanti e la respirazione meccanica i quali aiutano la sopravvivenza ma non eliminano il problema.

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Come tutte le epidemie, l’unico modo per superarle – nell’attesa di vaccini specifici – è attendere la mutazione naturale dei virus… non che spariscano definitivamente ma la loro trasformazione in qualcosa facilmente “digeribile” dal sistema immunitario degli animali, quindi anche degli umani. In effetti, come accenato prima, è sufficiente pazientare per circa 70 giorni prima che avvenga tale liberazione e abbiamo avuto occasione di sperimentare l’evento durante il periodo di clausura totale o quasi, decretato dal febbraio 2020 all’aprile dello stesso anno.

In quel periodo, per studiarne il ciclo, adottai proprio l’ipotesi della sua mutazione naturale: disposi un calcolo statistico utilizzando un adattamento della “deviazione standard”, ammettendo che le repliche successive del virus comportassero errori tali da differenziarlo e renderlo inncuo. Nel foglio pubblicato tutti giorni su Internet – senza mai modificare la formula impostata e lasciando inalterato il testo esplicativo – la previsione fu confermata dai dati rilevati registrati giorno dopo giorno e la curva di regressione lineare dà idea del trend. Una delle rilevazioni è riportata più avanti (figura 1).

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Quindi, un modo per far sì che la natura provveda a risolvere il problema in attesa di un vaccino efficace, è il NECESSARIO IL RISPETTO DELLE DISTANZE E L’USO DELLE MASCHERINE negli ambienti dove è anche minimamente probabile il contagio. Bisogna ricordarsi che qualsiasi virus “non ha le ali” ma salta da individuo ad un altro solo se trasportato da fluidi corporei, quali uno starnuto o il vociare a distanza ravvicinata, ecc.

Purtroppo i DPCM si sono mostrati troppo aleatori, poco incisivi, non convincenti e privi di chiarimenti. Inoltre lasciano troppa libertà d’interpretazione: per questo motivo la maggior parte della popolazione E’ IN FORTE RITARDO nel capire la pericolosità del virus e tuttora ne ignora gli effetti. Rimanere contagiati da un virus attivo è una possibilità abbastanza remota (al 3% – 4% dei casi di morte per malattia ed è un “accelerante” nel caso di sindromi pregresse) MA ESISTE e  la conseguenza peggiore è l’assunzione di un fortissimo ed estenuante disagio fisico, finanche la morte!

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Riferimenti essenziali

Frammento dal quaderno Le ScienzeVIRUS” pg. 37 – 8 marzo 2020

<<…Per riprodursi, il virus si lega a una cellula vivente e penetra al suo interno, dove prende il controllo degli apparati metabolico-enzimatici cellulari, inducendoli a produrre nuove proteine virali e ulteriori copie di RNA virali. Queste parti, poi, vengono assemblate fra loro per dare origine a nuovi virus, che escono dalla cellula ospite e vanno a infettare altre cellule. Poiché nessun meccanismo assicura che le copie di RNA siano corrette, spesso si verificano errori che portano a nuove mutazioni. Per di più, nel caso in cui due diversi virus influenzali infettino la stessa cellula, i loro frammenti di RNA sono in grado di mescolarsi liberamente, dando origine a una progenie virale che contiene una combinazione di geni provenienti da entrambi i virus originali. Questo «riassortimento» genico è un meccanismo sfruttato dai virus per generare nuovi ceppi…>>

Frammento dal quaderno Le ScienzeVIRUS” pg. 2 – 8 marzo 2020

<<…Una cellula o un virus, vengono dichiarati “morti” quando i loro meccanismi di replicazione vengono distrutti anche in parte, ad esempio, da un fascio di luce ultravioletta. Le proprietà eccezionali dei virus lo rendono un passaggio tra la vita, la morte e la resurrezione.

Essi, infatti, possono recuperare le proteine necessarie per la loro replicazione anche da una cellua morta, oppure far tornare a vivere la cellula ospite fornendo a quest’ultima le “istruzioni” necessarie per ricostruirsi il DNA. Non di meno la cellula ospite può fornire al virus quanto gli serve per tornare attivo!…>>

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La minaccia dei coronavirus, dal raffreddore alla polmonite

<<…2003 l’agente patogeno dietro l’epidemia di SARS (sindrome respiratoria acuta grave) in Cina è stato dentificato come un coronavirus.

“Nell’ambiente siamo rimasti tutti sorpresi”, dice la microbiologa Susan Weiss dell’Università della

Pennsylvania. “E abbiamo iniziato a preoccuparci davvero di questo gruppo di virus”. Si ritiene che quell’epidemia sia iniziata quando un coronavirus è passato dagli animali – molto probabilmente zibetti  (NdR piccoli mammiferi asiatici) – agli esseri umani, dando luogo a un tipo di malattia chiamata zoonosi. La propensione di questi virus a tali salti è stata evidente nel 2012, quando un altro virus è passato dai cammelli all’uomo, causando la MERS (sindrome respiratoria del Medio Oriente), che finora ha ucciso 858 persone, soprattutto in Arabia Saudita, cioè circa il 34 per cento dei contagiati…>>

<<… Quasi certamente, la SARS, la MERS e il nuovo coronavirus hanno avuto tutti origine nei pipistrelli. L’analisi più recente del genoma 2019-nCoV ha rilevato che condivide il 96 per cento del suo RNA con un coronavirus precedentemente identificato in una precisa specie di pipistrello in Cina. “Questi virus sono stati a lungo diffusi tra i pipistrelli” senza far ammalare gli animali, spiega Stanley Perlman microbiologo dell’Università dell’Iowa. Ma non c’erano pipistrelli in vendita al mercato animale di Wuhan, in Cina, dove si pensa che sia iniziata l’attuale epidemia, suggerendo che probabilmente era coinvolta una specie ospite intermedia. Questa situazione sembra essere una caratteristica comune a queste epidemie: gli ospiti intermedi possono aumentare la diversità genetica dei virus facilitando più o diverse mutazioni…>>

<<… La differenza principale tra i coronavirus che causano un raffreddore e quelli che causano una grave malattia è che i primi infettano principalmente le vie aeree superiori (il naso e la gola), mentre i secondi prosperano nelle vie aeree inferiori (i polmoni) e possono portare alla polmonite…>>

<<… Il virus che si lega a un recettore è solo il primo passo nel processo di ingresso delle cellule. Quando un virus si lega a una cellula ospite, i due iniziano a trasformarsi insieme, e altre proteine virali possono legarsi ad altri recettori. “A rendere efficiente l’ingresso non è solo l’unico recettore principale”, dice Fielding. “Potrebbero essercene anche altri”…>>

<<… Un’altra importante caratteristica dei coronavirus sono le loro proteine “accessorie”, che sembrano coinvolte nell’eludere la risposta immunitaria innata dell’ospite, la prima linea di difesa dell’organismo. La risposta viene innescata quando una cellula rileva un invasore e rilascia proteine chiamate interferoni, che interferiscono con la replicazione del patogeno. Gli interferoni innescano cascate di attività antivirale, dall’arresto della sintesi proteica dell’ospite alla morte cellulare indotta. Naturalmente, lo scopo della risposta immunitaria è eliminare gli invasori, quindi i virus mettono in atto alcune contromisure. E’ questo il tratto che differisce maggiormente tra i vari coronavirus…>>

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Da il Messaggero” Mercoledì 15 Aprile 2020

https://www.ilmessaggero.it/salute/ricerca/coronavirus_scompare_dopo

<<Coronavirus, un importante studio studio israeliano evidenzia come tra i dati che ogni giorno vengono diffusi in tutto il mondo legati al coronavirus, ce ne sarebbe uno che emerge costante. É il numero 70 e rappresenta la durata complessiva di un ciclo epidemico di Covid 19. Secondo il professor Isaac Ben Israel, analizzando i dati di tutti i Paesi coinvolti dalla pandemia è possibile trovare delle analogie nell’andamento dell’epidemia. In un’intervista rilasciata a Channel12, il professore ha sottolineato come il virus raggiunga il picco di contagio entro 4/6 settimane per poi cominciare una fase discendente che si concluderebbe intorno all’ottava/nona settimana, sviluppandosi nell’arco di 70 giorni…>>

Servizio a cura di Lorenzo Romano

(Corrispondenza esclusiva da Roma per Palermoparla)

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Altre importanti informazioni sono rilevabili attraverso le seguenti fonti:

https://www.treccani.it/enciclopedia/sars_%28Dizionario-di-Medicina%29/

https://www.treccani.it/vocabolario/anti-sars_%28Neologismi%29/

http://www.agenziafarmaco.gov.it/content/che-cos%E2%80%99%C3%A8-l%E2%80%99eparina

https://it.euronews.com/2020/04/10/il-coronavirus-induce-il-sistema-immunitario-del-paziente-all-auto-

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