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Il Mes fra contraddizioni e paradossi: una ‘trappola’

Parlamento europeo: tante teste in aula, pochi quelli che decidono.Parlamento europeo: tante teste in aula, pochi quelli che decidono.

Il Mes – Meccanismo europeo di stabilità – è oggetto diferocicritiche da parte dell’opposizione, ma anche di molti osservatori …neutrali. Chi lo sostiene risponde, altrettanto animatamente, con osservazioni ‘numerate’ che ‘contestano le contestazioni’ e rivendicano la funzione di solidarietà da parte dell’Ue: sarebbe tale da ‘confermare’ la provvida funzione e opportunità dell’esistenza dell’Unione. Il Mes, assieme al Recovery fund, darebbe definitivamente torto a chi contesta l’UE e la sua politica con quella finanziaria in testa.

La primissima contraddizione del Mes è elementare: il tema principale per cui da sempre l’UE fa lavoce grossa’ con paesi come l’Italia – i già definiti pigs – è ‘il debito’. Ebbene, adesso l’Ue e i suoi ‘alfieri’ sostengono uno strumento che ha la prima conseguenza di far ulteriormente indebitare (peggio, verso ‘fuori’) i paesibisognosi’. Già accusati, pollice verso, ribadiamo, per il rispettivo debitotroppo alto’.

Il MES si presenta prima facie come una santa iniziativa’: è una misura tesa a salvaguardare la stabilità economica dei paesi dell’Eurozona. È definito come un’organizzazione intergovernativa e cioè che ha un consiglio amministrativo formato da governatori degli stati membri (ognuno ha un rappresentante di Stato), che decidono le politiche macroeconomiche da adottare per superare crisi economiche. Sarebbe, dunque un …vero salvagente.

Come la Bce il Mes dovrebbe essere quanto di più neutrale, comunitario e controllabile: non appartiene a nesuno o meglio a tutti… Ma è realmente così nei fatti? Chi, in realtà, decide a livello UE? Sappiamo bene che la collegialità a Bruxelles è …un opional.

Il ‘meccanismo’ ha avuto origine dalla crisi economica del 2010-2011 che già allora ha visto coinvolti alcuni Stati europei: il Portogallo, l’Italia, l’Irlanda, la Grecia e la Spagna. I Pigs, appunto, maialini insaziabili decisi a ‘consumare’ oltre le proprie possibilità di spesa…

L’Ue istituì il MES modificando uno dei punti dell’originario Trattato di Lisbona: fu un …addolcimento. Il Meccanismo è attivo dal 2012 e ha una capacità economica di 700 miliardi di euro.

Tutto bene, dunque? Non tanto, dopo il trascorrere di anni in cui la ‘severitàdi Bruxelles e dei suoi ‘eroi’ – personaggi come Juncker, Von der Leyen, Lagarde, la stessa Merkel – ha ottenuto solo di mettere in maggiore difficoltà i paesi ‘da aiutare’, azzerandone lo sviluppo e portandoli più volte sull’orlo della deflazione e della recessione. Costantemente su posizioni di ‘mancata crescita’. Chi mai direbbe che in Italia si stia meglio del tempo della lira, che la qualità della vita sia migliorata con l’avvento della UE?

Disastrose sono due regole ‘rigorose’: la volontà di tenere prossimo allo zero il tasso di sconto (per stroncare artificiosamente, o peggio, solo formalmente, l’inflazione) e togliere ai singoli stati la sovranità monetaria sull’altare dell’euro, una moneta di carta da ‘comprare’ come se fosse oro.

L’Euro è nato dalla ‘nostalgia della parità aurea’. Come se il denaro ‘dovesse’ necessariamente avere ‘un valore in sé’ e non essere solo rappresentativo della ricchezza reale: mezzo di pagamento e misura del valore, un semplice strumento, da emettere nella misura delle necessità del mercato ed un po’ ‘oltre’, per finanziarlo e stimolarlo, aiutando l’imprenditore (che è costantemente indebitato), penalizzando – invece – chi lo conserva improduttivamente.

Gesù Cristo stesso – incredibile – insegna, nella parabola dei talenti, come sia sbagliato limitarsi a ‘conservare il denaro’ senza farlo fruttare.

Per lo stesso motivo, indebitarsi può essere cosa buona e giusta se, a fronte del debito vi sono opere, investimenti produttivi…

Il Mes viene attivato solo per spese legate alla sanità: un modo molto ‘mediato’, troppo indiretto per stimolare lo sviluppo, in un momento – quello della pandemia – in cui c’è necessità di stimoli immediati all’economia in crisi verticale. Per di più, l’altro provvedimento, il recovery fund si attiverà…lentamente.

Fatto sta che gli altri stati interessati al Mes si stanno guardando dall’attivarlo.

Forse – diciamo forse – sarebbe stato cento volte meglio rastrellare i risparmi comunque in possesso di molti italiani, emettendo buoni del tesoro, in modo che sia il debito che gli interessi restassero comunque fra le Alpi e Lampedusa.  Sarebbe stato un modo probo di …lavare i panni in famiglia. Con il Mes, invece, l’UE si atteggia meramente abanca’, prestando denaro ad interessi. Per di più in quel forzato contesto (come abbiamo accennato) in cui il denaro è diventato ‘merce povera’.

La speculazione, insomma, sembra essere ancora un volta dell’Ue e dei suoi vertici – che stampa denaro con la Bce e lovende’.

Quelle indicate come novità rassicuranti – dei recenti comunicati – non fanno altro che confermare che l’ambiguità rimane

L’accesso è vincolato alla sola condizione della destinazione sanitaria delle risorse, ma l’impatto sul debito pubblico a crisi finita non è affatto chiaro

In particolare, in nessun modo si scongiurano le sorveglianze e gli aggiustamenti insiti nel trattato del MES e tipici di tutte le logiche della politica europea.

Qualcuno dirà che tutto ciò sia normale perchè ogni creditore vuole le sue garanzie: d’accordo…. Ma sarebbe anche giusto poter determinare la propria politica economica e monetaria per far fronte a una crisi inaspettata e slegata da qualsiasi gestione dei conti pubblici, dove per altro l’Italia è in avanzo primario praticamente da sempre: si pensi all’attivo costante e netto della bilancia commerciale e di quella dei pagamenti (economia reale). Perché ben poco si chiarisce che il debito è ‘finanziario’ e appartiene allo Stato, non dell’economia nazionale, che è florida. La sola novità che esce dall’Eurogruppo è quella del tempo (i prestiti si potranno rimborsare in 10 anni), ma con priorità di restituzione di questa linea di credito, e quella degli interessi e delle commissioni (che aumentano ogni anno).

Le condizionalità previste nel trattato evidentemente rimangono. In più c’è più di un timore che – more solito – altre condizioni e limitazioni saranno imposte dall’Ue nel corso del tempo.

La conclusione non può essere che la seguente: avete sentito suonare le trombe in segno di vittoria? Nei tg, nelle tv e nelle dichiarazioni roboanti dei soliti …detentori della verità?

Quel che si evince dalle conclusioni dell’eurogruppo è, invece, che sul MES è cambiato poco o nulla e nessun nodo è stato sciolto. La questione rimane sempre la stessa. Ossia come far digerire la pillola all’opinione pubblica, come edulcorare lo strumento fino ad impreziosirlo e renderlo indispensabile agli occhi degli immancabili sostenitori – in buona o mala fede – del ‘ministero della verità’ la cui voce trova tanto spazio nella main stream mediatica.

(Testo raccolto, ordinato e commentato da Germano Scargiali)

Nota

Le scelte e le regole dell’Ue sembrano sostenere le manovre dei finnzieri e dei grandi monopolisti che lavorano alla mondializzazione. Questi si adoperano, sin dagli ultimi decenni del secolo scorso, per ralentare la crescita in occidente, convinti – erore su errore – che questo rappresenti anora ‘tutto il mondo’. Non è più così e non sarebbe interesse di nessuno rallentre lo sviluppo. Ma tali ‘massimi poteeri’ preferiscono mntenere il controllo della situazione finanziaria internazionale. Il che sembra loro più facile impedendo la libera crescita generalizzata che è l’humus dello sviluppo. Preferiscono dominare un mondo meno ricco i cui valori assoluti sono ‘comunque’ enormi.  Anche, cioè, nel caso di uno sviluppo inchiodato allo zero.Di recente la Von der Leyen ha ‘ammeesso’ che”…adesso, per la rinascita del dopo covid sarebbe il caso di liberlizzare un po’ l’inflazione. Quindi, è ben noto, anche a livello Ue come una svalutazione a zero ostacoli la crescita. Risibile è anche che si parli di crescita compatibile‘ in un momento di crescita al palo.

C’è da pensare che l’UE sia stata concepita per controllare il continente e incanlarne la crescita fra i paletti voluti dai potenti. Ciò, talmente la politica dell’UE risulta autolesionista. Basi pensare che l’Ue chiede agli stati di rientrare dal debito, ma con misure che, limitando la crecita, hanno fatto sì che il debito sia vieppiù aumentato ancora e comunque. Tutto questo è ancor più grave se si tien conto della crescita del Far East, per non dire di Cina ed India. Tale crescita rappresenta un deminutio per l’Europa e – il colmo – per tutto l’occidente. Se non altro sul terreno del potere. 

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