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Donald Trump: come escalzare Biden davanti alla Suprema Corte

Trump OK

Mentre prosegue il coro ‘unidirezionale’ dei media per svilire Donald Trump (cattivo, eseltato, un pazzo) oltre ogni ragionevolezza e di pingere Biden come la panacea della salute sociale e civile degli ‘States’, una cosa è certa:  La Corte suprema, che potrà dire l’ultima parola sulle irregolarità o meno di queste elezioni americane, sorride a Trump.

Non solo il presidente ha da poco inserito con abilità nella corte la sua prescelta Amy Coney Barrett, 48enne di New Orleans, avvocato e giurista statunitense, dal 2017 giudice di circoscrizione presso la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Settimo Distretto a Chicago, delfina di Antonin Scalia, giurista di gran fama noto in Usa al grosso pubblico.

Ma c’è di più. Sempre alla Suprema corte si trova Clarence Thomas, nemico giurato di Biden che tentò di fargli anni fa un pericoloso quanto ingiusto ‘sgambetto’…

I precedenti di Biden: è anche famoso per le sue gaffe... Primadel voto ha detto letteralmente: abbiamo preparato il più grande 'imbroglio' elettorale che si sia mai visto. Ammettendo così a priori ciò di cui Trump lo accusa.

I precedenti di Biden: è anche famoso per le sue gaffe… Prima del voto ha detto letteralmente: “abbiamo preparato il più grande ‘imbroglio‘ elettorale che si sia mai visto. Ammettendo così a priori ciò di cui Trump adesso la parte avversa lo accusa. Ma non èp l’umica: s’impapppina, non si accorge di dire enormità… I suoi quasi 80 anni li dimostra tutti.

Una vecchia e penosa storia, non l’unica nel carnet di Biden (fra l’altro, la sfegatata ammirazione per il dittatore slavo Tito)… Questi accusò Thomas di violenza sessuale nel 1991. L’accusa si dimostrò più che inconsistente, del tutto infondata. Oggi il giudice della Corte Suprema, Thomas, potrebbe pronunciarsi sull’esito delle elezioni e Biden non può aspettarsi nulla di buono…

L’intenzione di Donald Trump di ricorrere alla Corte Suprema per sovvertire l’esito delle elezioni presidenziali ha riportato, infatti, alla luce i contrasti tra Joe Biden e il giudice Thomas. La toga dell’Alta Corte potrebbe certo sbarrare la strada al candidato Democratico.

Per inciso, Thomas è il secondo afroamericano a far parte della Corte dopo Thurgood Marshall, nominato da Bush jr al pensionamento di quest’ultimo. Con un mandato iniziato oltre 29 anni fa, è il ‘decano’ degli attuali membri della Corte.

Come D. Trump può far pendere la bilancia dalla propria parte rivolgendosi alla Suprema Corte.

Naturalmente sappiamo bene, sin dal tempo della campagna elettorale che la mainstream mediatica, agenzie di stampa comprese, è dalla parte dei Demo, di Biden. Ma – diciamo noi- delle grandi lobby della finanza e del tentato monopolio a livello di ‘mondializzazione’. Questi sono i veri nemici di Trump, come lo furono dei Bush e di Nixon, che fu costretto da uno scandalo ‘piuma’ ordito dal Washington Post a dimetteresi. Dalle élite pome dicono oggi in Usa, non ereto per encomiarle.

TUTTI I NEMICI DL PRESIEDENTE

(Da L’indro)

‘Trump attacca l’integrità elettorale’, ha titolato Associated Press dopo l’intervento di ieri sera di Donald Trump. ‘Fact check: Trump pronuncia il discorso più disonesto della sua presidenza mentre Biden si avvicina alla vittoria’, così uno dei commenti di ‘CNN’.

Se contate i voti legali – ha ripetuto ieri sera Trumpvinco facilmente. Se contate i voti illegali, possono provare a rubarci le elezioni. Il tutto davanti a una platea di giornalisti… Parlando di ‘corrotti’ che stanno ‘rubando le elezioni’, ha annunciato l’avvio di …azioni legali dappertutto.

Poi ha denunciato il “sistema corrotto del voto per posta, che ha veramente distrutto il nostro sistema elettorale”, accusando lo sfidante e, più in generale, l’intero partito Democratico di “voler trovare tutti i voti di cui hanno bisogno, e sembra che siano in grado illegalmente di farlo”.

Come se non bastasse il Tycoon ha affermato che “…Detroit e Philadelphia sono due dei più corrotti posti politici nel nostro Paese. Noi non possiamo lasciare che siano i responsabili della manipolazione dell’esito della corsa elettorale, di una corsa presidenziale che è la più importante della storia”. E non potendo permettere ciò, ha nuovamente affermato che ricorrerà alla Corte Suprema.

Le tre grandi reti televisive ‘ABC’, ‘CBS’ e ‘NBC’ hanno interrotto la conferenza stampa del Presidente motivando l’azione con l’esplicita dichiarazione che il Presidente stava lanciando false affermazioni sulla integrità delle elezioni. Una decisione che non ha precedenti, che esprime meglio di qualsiasi commento quanto sta accadendo nel Paese.

Nota – Oscurare ciò che può giovare a Donald Trump o gli è favorevole è una pratica cui assistiamo giornalmente anche in Italia. Certi articoli online dal titolo inequivocabile ‘pro Trump’ vengono oscurati. ‘La Tv ha la tosse’ o …saltano anche le immagini quando il discorso si fa favorevole al presidente iene cric… Nessuno parla della vittoria di Trump, ottenuto in Alasca sovvertendo il risultato apparente, sen on rari media in rari incisi…

 

Secondo la gran parte degli osservatori, non solo quello del Presidente è stato (sarebbe stato, ndr) un ‘disperato tentativo di un uomo disperato’ di nascondere a se stesso e gli altri la propria disfatta, ma è anche e soprattutto un pesantissimo attacco alla democrazia, al sistema elettorale e alla Costituzione, ed essendo condotto da un Presidente incarica è quanto meno inaudito. Già la sua uscita la notte elettorale, quando si era autoproclamato vincitore, aveva lasciato l’America esterrefatta, l’uscita di ieri è stato un pugno in pieno viso.

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Insomma, chi più ne ha più ne metta: sulle male parole non si risprmiano di certo… (Ndr)

E si va avanti…

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“Il Presidente Donald Trump – scrive l’Associated presse – sta testando fino a che punto può spingersi usando le trappole del potere presidenziale per minare la fiducia nelle elezioni di questa settimana contro Joe Biden, poiché il democratico ha guadagnato terreno in contese serrate in alcuni stati chiave del campo di battaglia

L’agenzia poi parla di “…accuse non supportate di frode degli elettori per sostenere falsamente che il suo rivale stava cercando di prendere il potere. È stato uno sforzo straordinario da parte di un Presidente americano in carica per seminare dubbi sul processo democratico”.

Mentre si attendono ancora gli ultimi definitivi conteggi e nessuno si azzarda a fare previsioni su quando si chiuderanno, la grande partita ora è quella legale

Lo staff di Trump sta intentando cause in diversi Stati. Impossibile tenerne il conto. Trump, per altro, è abituato ai Tribunali, secondo ‘USA Today’, negli ultimi 30 anni lui e le sue aziende sono stati coinvolti in almeno 3.500 azioni giudiziarie statali e federali. Ma ieri i giudici in Georgia e Michigan hanno respinto in poche ore alcuni di questi tentativi. Altre cause sono state intentate in Pennsylvania e Nevada. In svariati punti del Paese i legali del Presidente hanno chiesto il riconteggio dei voti, per esempio in Wisconsin, dove la vittoria è stata assegnata a Joe Biden, mentre in altri Stati ha fatto ricorso alle vie legali per cercare di fermare lo scrutinio.

Circa il riconteggio le regole variano da Stato a Stato. In Wisconsin la legge prevede che il candidato in svantaggio che può chiedere un nuovo scrutinio ma solo se la distanza è entro l’1%. In Arizona, il riconteggio è automatico se il margine tra i due candidati è pari o inferiore allo 0,1% dei voti. Anche il Pennsylvania è automatico, ma se la differenza tra i due candidati è entro mezzo punto percentuale. In Georgia, invece, sono i candidati che possono chiedere il riconteggio quando il distacco è inferiore all’1% del numero totale delle schede.

Le poche vittorie di Trump in tribunale, afferma‘CNN’ “…sono state in gran parte su misure procedurali su questioni che potrebbero influenzare un numero minuscolo di schede elettorali, o come in un caso della Pennsylvania, su questioni relativamente irrilevanti, come consentire agli osservatori della campagna elettorale di stare leggermente più vicini ai processori di voto. In diversi tribunali negli ultimi giorni, i giudici sono stati esasperati dalla campagna di Trump e dalle argomentazioni dei repubblicani”.

Cosìdiversi esperti di diritto elettorale sono stati critici nei confronti della mancanza di seri argomenti legali che i rappresentanti della campagna di Trump stanno avanzando negli ultimi giorni, con alcuni documenti del tribunale che non contengono nemmeno prove o affermazioni di fatto.

Tribunali locali a parte, l’ambizione di Trump è di portare il faldone delle sue accuse di frode e annessi alla Corte Suprema. Sono mesi che lavora in questa direzione, la vicenda della nomina in tutta fretta della giudice Amy Coney Barrett lo ha ampiamente dimostrato prima del 3 novembre, e ora, dalla nottata elettorale in poi Trump ha più volte ripetuto che intende arrivare alla Corte Suprema, l’ultima volta, ieri, appunto, nello sconcertante suo ultimo intervento.

Come potrebbe arrivare alla Corte? La legge statale controlla quasi ogni aspetto del voto, una disputa elettorale può finire per essere ascoltata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti solo nel caso si contesti la violazione di un diritto costituzionale federale. Il caso Bush contro Gore del 2000 è una di queste eccezioni che impongono alla Corte Suprema di intervenire.

Steven Mulroy, professore di diritto in diritto costituzionale, diritto penale, diritto elettorale presso l’Università di Memphis, ha esaminato le possibilità che una situazione simile al 2000 si ripeta. Mulroy è convinto che sia “…improbabile che questa gara venga decisa dalla Corte Suprema. Ci sono diversi motivi, posti all’incrocio tra legge e politica, per cui i fantasmi del passato della Florida non risorgeranno in Pennsylvania”.

L’ultima causa di Trump in Pennsylvania si basa sull’argomento della ‘equal protection’ al centro della causa Bush v. Gore, spiega Mulroy…

Nel caso del 2000, Bush si appellò al fatto che migliaia di elettori avevano avuto problemi a contrassegnare le loro schede perforate. «La Corte Suprema della Florida autorizzò un riconteggio in tutto lo Stato per garantire che tutti i voti legali fossero conteggiati». Ma gli standard per il conteggio dei famigerati ‘hanging chads’ -segni incompleti su quelle schede perforate- variavano da contea a contea. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ritenuto che questa mancanza di uniformità violasse la clausola di ‘protezione uguale’ della Costituzione, che garantisce lo stesso peso dei voti. La Corte chiuse il riconteggio e dichiarò Bush, il candidato repubblicano, il vincitore in Florida – e quindi delle elezioni del 2000».

 

Trump sta tentando un giochetto simile in Pennsylvania con un reclamo legale presentato il giorno delle elezioni. Qui il caso è che in alcune contee della Pennsylvania, «i funzionari elettorali stavano contattando gli elettori i cui voti per corrispondenza erano stati squalificati per motivi tecnici per confermare la loro firma o compilare le informazioni di identificazione mancanti», per poter convalidare il loro voto. E’ una procedura perfettamente legale e abitualmente viene condotta. «Dal momento che solo alcune contee della Pennsylvania stavano facendo questo processo di ‘cura del voto’, sostiene Trump la mancanza di uniformità dello Stato viola la clausola di protezione uguale».

C’è da ritenere che, se questo è l’escamotage per arrivare alla Corte Suprema, indipendentemente da quanto dirà il Tribunale locale, gli avvocati di Trump si rivolgeranno alla Corte Suprema. Mulroy sostiene che la Corte «potrebbe rifiutarsi di accettarlo per una serie di motivi. Uno è che in Bush v. Gore, i giudici hanno effettivamente ammonito che la loro decisione era unica per il conteggio dei voti del 2000 della Florida e nondovrebbe essere dato molto peso come precedente».

C’è poi un secondo percorso che potrebbe essere usato da Trump per arrivare alla Corte. Risiede nelle decisioni precedenti al 3 novembre secondo le quali la Pennsylvania è autorizzata a ricevere le schede votate via posta fino a tre giorni dopo le elezioni, tale schede potevano essere conteggiate, anche se l’ufficio postale aveva trascurato di apporre un timbro postale leggibile. A ottobre, la Corte Suprema dello Stato ha ordinato una proroga del termine per la ricezione delle schede per assenti. Il GOP ha contestato questa estensione in un tribunale federale, sostenendo che la Corte Suprema della Pennsylvania stava usurpando l’autorità del legislatore statale estendendo il termine per la votazione per corrispondenza. In appello, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato due volte di fermare il conteggio di queste schede in ritardo in Pennsylvania. Ma ha ordinato che le schede in questione fossero separate per una possibile sfida post-elettorale.

In opinioni separate scritte a nome di quattro giudici conservatori, i giudici Brett Kavanaugh e Neil Gorsuch, hanno richiamato il caso Bush v. Gore «per sostenere che i tribunali statali non possono usurpare il ruolo dei legislatori statali», e la legge elettorale dello Stato non contemplava questo prolungamento di accettazione delle schede. «Questi quattro giudici ritengono che la corte suprema della Pennsylvania non avesse motivo di prorogare il termine per le votazioni».

Ed ecco ciò a cui punta Trump: “Se la Corte Suprema dovesse ascoltare di nuovo questo caso, il giudice Amy Coney Barrett -il giurista conservatore che ha recentemente sostituito il giudice progressista Ruth Bader Ginsburg – potrebbe diventare il quinto voto cruciale necessario per ribaltare la decisione della Pennsylvania. Quella sentenza invaliderebbe tutti i voti della Pennsylvania interessati”, ovvero arrivati nei giorni del prolungamento, “così come i voti in qualsiasi altra parte del Paese in cui i tribunali o gli amministratori abbianomodificato le regole elettorali per renderle più flessibili. Sono migliaia e migliaia di voti, potenzialmente sufficienti per cambiare il risultato delle elezioni”.

Mulroy annota che “Questo potrebbe essere catastrofico per la fiducia del pubblico sia nella Corte Suprema che nel processo elettorale americano”.

(Ah, Ah: tutto si può dire anche gratuite minchiate come questa! Ndr)

Se ci fosse una sconfitta di Trump che non dipende dalla Pennsylvania, una sentenza come quella ipotizzata non cambierebbe l’esito delle elezioni del 2020, «sebbene potrebbe costituire un importante precedente per le elezioni successive», ma soprattutto «la Corte Suprema potrebbe rifiutarsi di esaminare il caso». Di norma, la Corte Suprema è riluttante a decidere le questioni elettorali a meno che non sia strettamente necessario, conclude Steven Mulroy. (L’Indro)

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Nota

Evidentemente l’Indro si allinea al coro dei media… Ha, comunque, fatto una bella disamina in linea generale.  Per questo abbiamo voluto citarla e riprodurla senza tagli.

Sta a chi legge sceverare il vero dal falso, il buono dal cattivo. Basti dire – rispettoa certi commenti – che il male,anche se eesi chiamasse Trump, difficilmente sta tutto da una parte. Certoe, però, le supermiliardarie élite americane (rispettoalle equali ilTycoon è quasi…un poveraccio) vi si avvicinano molto. Sono le nemiche più vere  più forti di Donald Trump.

The Donald, come lo chiama Melania, difende l’economia contro la finanza in quella guerra senza quartiere che ha per scenario sia gli stati,sia il mondo.

Il gioco non è da poco. Anzi ‘passa sopra la testa1 deegli stessi protagonisti come individui. Fa pogrammi e ‘conteggi’ che vanno oltre la durata di una vita e guarda al dilà delle gnerazioni…

Tornano in mente ealcunedelleeueleeteimee eparole edi EGivanni falconeE:

“Ci troviamo di fronte ad un nemico molto potente e molto scaltro”.

Noi continuiamo ad aggiungere una vecchia massima: Ilmale è abilissimo a travestirsi da bene.

Nota 2

Da un punto di vista ociolgico l’aspetto più preoccupante è che in tanti – sia che votimo da una parte,sia dall’altra – non si accorgano di come ‘stanno le cose’, non idividuano ‘le reali forze‘ che si contrasano in campo.

 

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