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Gratteri asfalta la Cartabia e la sua riforma

Gratteri e la Cartabia: solo il primo è un giurista...Gratteri e la Cartabia: solo il primo è un giurista...

Un deciso – quasi plateale – J’accuse è stato lanciato dal magistrato Nicola Gratteri, fra i più quotati d’Italia, contro la riforma Cartabia sulla giustizia.

“Questa riforma della giustizia – il secco giudizio di Gratteri – è la peggiore mai vista. La Cartabia probabilmente non è mai stata in un’Aula di tribunale”.

E dire che da moltie parti politiche, escluso Fratelli d’Italia e pochi altri, è venuto un plauso alla nuova normativa…

Ma vediamo com’è andata: quando c’è il Procuratore di Catanzaro, a Polìstena la piazza si riempie di gente, tanta, soprattutto giovani: ogni angolo è occupato e si fatica anche in piedi a trovare posto nella centralissima ‘agorà’. C’è voglia d’ascoltare questa voce controcorrente. Pioveva, ma la folla c’era lo stesso…

Il brusio si placa, silenzio …e Gratteri non delude. È qui per presentare il libro Non chiamateli eroi (Mondadori), ma si capisce che del libro parlerà poco. Certo, risponde alle domande di Michele Albanese, anche alle più scontate, ma gli preme parlare d’altro…

“Consentitemi – afferma subito il magistrato – di parlare della riforma Cartabia. Non è vero che un Procuratore della Repubblica deve stare zitto, non siamo più nel 1890, oggi è giusto che la gente sappia, che l’informazione circoli. È per questo che parlo. Che cosa penso della riforma? Sono molto arrabbiato!”

Gratteri cattura subito l’attenzione da grande affabulatore. Analizza e confronta i dati. Smonta le tesi degli ipergarantisti. Poi il magistrato mostra la nuda realtà della giustizia in Italia: “Eravamo la patria del diritto e ora che cosa siamo? Dicono che le carceri sono sovraffollate. La soluzione è liberare i ladri? Questa classe politica sta preparando amnistie mascherate”.

Questo è l’incipit di un discorso sulla certezza della pena che solo un giusto processo può garantire.

Ma, “la riforma Cartabia consente un giusto processo?” Questa la domanda chiave della serata. Siamo qui per parlare di Falcone e Borsellino e di altre storie di lotta alle mafie – argomenta – ma il modo migliore per onorarli è mettere a nudo i limiti di una riforma che rischia di fermare il 50% dei processi in corso. Insomma, la Cartabia pretende che si svolgano in due anni, con le stesse carenze d’organico di sempre, processi che finora non si chiudevano in tre.”

I termini non saranno rispettati e finiranno tutti in prescrizione. “È questo che si vuole?” Le domande le pone Gratteri e si sente che conosce le risposte.

Garantismo? Qui si sta preparando la grande amnistia. Che diranno le persone offese, le vittime del reato? Gratteri È lucido e ha coraggio quando invita tutti a seguirlo su Internet: “Dirò le stesse cose in Commissione giustizia alla Camera. Non ho paura. Seguite la diretta”.

Infatti, in Commissione il 20 luglio Gratteri afferma: “temo che i 7 maxi processi contro la ‘ndrangheta” che si stanno celebrando a Catanzaro …saranno dichiarati tutti improcedibili in appello”. Un grido d’allarme anticipato la sera prima a Polistena, dove tra gli applausi insisteva su di un punto…

“Feroce il mio giudizio – dice testualmente – contro la Cartabia, con questa riforma delinquere conviene di più. Le persone vengono umiliate dalla mafia, e abbandonate dallo Stato.”

Ma Gratteri indica una via percorribile? Sì ma completamente opposta a quella della ministra: “occorre rendere più snelle le procedure, limitare le ipotesi di appello, rendere inammissibili le impugnazioni vistosamente pretestuose, ridurre i ricorsi in Cassazione…

Nel suo libro, Non chiamateli eroi, parla di Falcone e Borsellino, ma anche “dei saldi principi di Giorgio Ambrosoli”, della “determinazione di Libero Grassi”… “I loro sogni, il loro coraggio sono un modo per non dimenticare e ricordare che: ‘Si può fare qualcosa, e se ognuno lo fa, allora si può fare molto…”

Gratteri non ha mezzi termini, parla chiaro. Il pubblico di Polistena lo percepisce e in piedi ringrazia. Un lungo applauso che è un sostegno. E’ un abbraccio ad un uomo che rischia la vita lottando contro “loro”, gli ’ndranghetisti. A fine serata molti chiedono una dedica al Procuratore, ne leggo una scritta a un giovane che lo guarda ammirato: “Fortunato, ci sono loro ma ci siamo anche noi!”.

 

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