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Un nobel per la fisica o per l’ideologia green? Parisi nelle prime interviste non parla delle sue ricerche ma fa propaganda ecologista

download All’italiano Giorgio Parisi è stato assegnato il premio Nobel per la fisica: grande soddisfazione, quasi come per un mondiale di calcio, una medaglia d’oro alle Olimpiadi, un Oscar del cinema.

E’ stato premiato per i suoi studi sui sistemi complessi e sul caos dal livello atomico alla scala planetaria. Che vuol dire? Per quanto possa intuire un non-scienziato si tratta di rendere in qualche modo comprensibili, forse prevedibili, fenomeni disordinati: dalle particelle subatomiche alle reti neurali del cervello, dal volo di uno stormo di uccelli ai pianeti e alle galassie, dalla finanza al clima. Ahi! Parisi divide il premio con due climatologi, Syukuru Manabe e Klaus Hasselmann. Tutti e tre sono concordi nell’affermare: (traduzione in terraterrese) “Il pianeta si sta surriscaldando e la colpa è della CO2 prodotta dalle attività umane. Non c’è tempo, non c’è più tempo, bisogna agire subito, prima che sia troppo tardi.”

Questa l’avete già sentita? Effettivamente pare anche a me: Greta, Vanessa, i Fridays for future.

La Scienza conferma, tiè, brutti negazionisti.

Ora, i tre premiati hanno senz’altro scoperto cose importantissime, da tenere in attenta considerazione (chi può farlo) ma senza dimenticare alcuni punti importanti:

Uno scienziato è una persona che si fa domande e che interroga i fenomeni naturali, che li studia in modo rigoroso seguendo il metodo galileiano e che considera i risultati ottenuti sempre provvisori; che prende in considerazione teorie alternative alla sua, altre ipotesi e altri risultati.

Se afferma “Questa è la verità scientifica”, mi dispiace ma non è più uno scienziato.

Per quanto riguarda il ‘cambiamento climatico’ bisognerebbe rispondere ad una serie di domande:

Il clima sta effettivamente cambiando? La temperatura si sta innalzando? Il riscaldamento costituisce un pericolo? Perché? E per chi? (magari per alcune fasce climatiche costituirebbe un vantaggio) le temperature si alzano (se si alzano) a causa della CO2? Se è la CO2 la responsabile (se. E comunque ricordiamo che si tratta di un componente naturale dell’atmosfera, senza il quale ogni organismo vivente sulla Terra morirebbe congelato) si tratta di un eccesso dovuto alle attività umane (industria, trasporti)? Su ognuno di questi punti, anche sul primo: se ci sia effettivamente un aumento della temperatura media, ci sono fra gli scienziati (per citarne uno solo, il prof. Franco Prodi, climatologo di fama internazionale e fratello del più famoso Romano) opinioni diversissime, basate su studi parimenti rigorosi.

Rigorosi: molti affermano che la temperatura è stabile ormai da molti anni e che le attività umane influenzano il clima per non più del 5 o 10%. 

Suona strano, vero? Dopo anni di bombardamento sui pericoli mortali del riscaldamento e sulla necessità di arginarlo, l’intera popolazione mondiale è convinta di essere sull’orlo della catastrofe ambientale. A questo punto però viene il bello. Cosa bisogna fare? Chi deve decidere le misure da attuare? Con quali mezzi? Si tratta di decisioni politiche, non scientifiche. Quindi in teoria, nei paesi democratici, il popolo dovrebbe avere voce in capitolo. Ma non sarà così, e l’esperienza del Covid ci ha mostrato che i governi, nascondendosi dietro la Scienza, possono imporre misure gravissime senza incontrare quasi resistenza.

Tra l’altro, in tema di diversità di opinioni fra scienziati, possiamo ricordare lo scontro in tv, alla 7, fra lo stesso Parisi e uno dei più presenzialisti fra i virologi, Matteo Bassetti. Veniva mostrato un grafico con l’andamento dell’epidemia in Inghilterra da cui si vedeva chiaramente che la diminuzione dei contagi era avvenuta prima dell’inizio della campagna vaccinale e Parisi, correttamente, notava questo fatto. Bassetti, ridendo, gli chiese a quel punto se per caso fosse un medico e lo accusò di non capire l’importanza dei vaccini.

Altro scontro – virtuale – fu quello avvenuto nel 2008. Papa Benedetto XVI era stato invitato per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università La Sapienza a tenere una prolusione.

67 docenti, fra cui Parisi, si opposero a che un papa ‘oscurantista’ potesse entrare nel ‘tempio della laicità’ ipotizzando che avesse intenti di conquista e di ‘messa in riga’ della ricerca scientifica ‘non potendo più usare roghi e pene corporali’ (da una lettera al Rettore di un altro professore, che lui sottoscrisse). A quanto pare il fatto che il papa valorizzasse la ragione umana e auspicasse un incontro fecondo fra scienza e fede gli appariva come una subdola imposizione. Per di più, come disse in un’intervista all’Unità, il papa avrebbe parlato per invocare una moratoria alla pena di morte, e ciò lo portava a ipotizzare che avrebbe potuto accennare anche all’aborto, cosa per lui inaccettabile.

Altri docenti si produssero in un’ondata di reazioni indignate e rabbiose che scatenò una serie di violente proteste dei collettivi studenteschi.

Il mite e pacifico Ratzinger, a quel punto, rinunciò alla visita e pubblicò il testo del discorso che avrebbe dovuto tenere: “Che cosa ha da fare o da dire il papa nell’Università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede che può solo essere donata in libertà.”

Quando si parla, giustamente, di autonomia della ricerca, di sana laicità e di libertà di pensiero bisognerebbe ricordare episodi come questo: se la mia libertà consiste nel silenziare e mettere al bando chi non la pensa come me, abbiamo perso tutti. E oggi, purtroppo e proprio nelle università, il pensiero unico imperversa molto più di allora.

Infine un dettaglio: la Sapienza è una delle più antiche università del mondo: fu fondata nel 1303 proprio da un altro papa, Bonifacio VIII.

Mietta Gaziano

 

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