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Nel romanzo di Mariceta Gandolfo “Indagine su una donna in nero” un secolo di storia siciliana

indagine su una donna in nero

Può l’immagine di una donna in nero, riprodotta su una tela, suscitare una tale curiosità da condurre il proprietario ad una tale appassionata ricerca da portarlo fino alla completa ricostruzione della vita della donna reale che aveva posato da modella?       

C’è una donna non più giovanissima, in abiti scuri, dall’espressione malinconica seduta su una sedia con ai piedi un bambino che gioca con un cagnolino. Lo sfondo è anch’esso grigio, spoglio, si vedono un tavolo, una sedia, un crocifisso appeso al muro, si intuisce che si tratta di una povera dimora. Solo la luce che illumina i volti dei due personaggi sembra accennare a una qualche speranza.

La vicenda narrata da Mariceta Gandolfo è strutturata come un romanzo storico e procede un po’ avanti e un po’ a ritroso nel tempo quasi a volere evidenziare i profondi cambiamenti intervenuti nell’arco di circa un secolo. Nel racconto c’è anche un po’ di autobiografico perché, in realtà, il proprietario del dipinto è il fratello dell’autrice e il quadro era, in origine, di proprietà dei nonni che, a loro volta, lo avevano acquistato dalla pittrice, una certa Maria Lombardi.

Un po’ casualmente accadrà che Enzo, il proprietario del quadro, nonché fratello dell’autrice, intervenendo ad una mostra dedicata alle pittrici siciliane del novecento, vi scoprirà alcune opere di una certa Piera Lombardo e da lì risalirà alla vera autrice del quadro, non già Maria Lombardi, ma proprio Piera Lombardo, l’artista siciliana presente all’esposizione tramite le sue opere.

Sarà Anna Maria Ruta, grande appassionata di arte e di letteratura, a scoprire l’origine del quadro e a permettere, così, la scoperta della drammatica vicenda di Santa, la donna del dipinto. 

E qui – va detto – che la Gandolfo non procede in modo cronologico, ma preferisce una forma di racconto a incastro , una sorta di intermittenza tra avvenimenti passati e presenti che ne esalti i contrasti.     

C’è la Palermo degli anni ‘30 che si affaccia alla modernità, che apre alle donne, se non a tutte almeno a quelle di un certo livello sociale. Abbiamo le prime donne artiste, sportive, laureate…un mondo che cambia, soprattutto nelle città, e un altro ancora fermo al passato nelle campagne.

Così, Piera, la pittrice, scesa controvoglia, insieme alla famiglia, dall’evoluto nord in Sicilia, potrà, invece, studiare, frequentare l’Accademia di Belle Arti, avere degli amici con cui discutere e passare il tempo. Ha un viso molto bello, la sua è una famiglia di artisti e, nonostante le perplessità iniziali, non avrà difficoltà a inserirsi nel nuovo ambiente.

Alla notizia del prossimo trasferimento della famiglia da Bergamo in Sicilia, dove il padre aveva delle terre e una fabbrica di divise militari, i cinque ragazzi Lombardo rimasero malissimo: (La Sicilia), “ una terra semi-barbara, conosciuta attraverso racconti, come quella Cavalleria rusticana, musicata dal Mascagni, dove le faccende di corna si risolvevano col coltello!”

Ma i pregiudizi nei confronti della bella Trinacria saranno presto superati di fronte ad una realtà ben più complessa e affascinante.

Terra di ispirazione per artisti e letterati, certo non priva di mali atavici, sa riservare da sempre ai visitatori piacevoli sorprese.

Piera conoscerà il grande Guttuso, la leggendaria Topazia Alliata, la nota intellettuale Lia Pasqualino Noto, non sarà, perciò, relegata, come temeva, in una terra di selvaggi conoscerà, però, anche l’altro volto dell’Isola, molto meno attraente, quello della miseria e della sopraffazione. Sarà l’incontro con Santa, la nuova domestica di casa, a farle conoscere quel mondo.

“Un giorno Piera, rientrando a casa sua, trovò inaspettatamente una nuova presenza: una donna di età indecifrabile, ma più vicina alla trentina che alla ventina, accompagnata da un bambino di circa nove anni, a sua volta accompagnato da una vivacissima cagnetta, da cui non si separava mai”.     

E’ una donna molto seria, di poche parole, chiusa in se stessa per qualche oscuro motivo che Piera vorrebbe conoscere, ma che sembra del tutto impenetrabile.  Ci vorrà del tempo, ma alla fine Santa si aprirà con Piera e le svelerà il suo segreto.

Allora, il racconto si sposterà indietro nel tempo. La scena si apre su una povera casetta nelle campagne di Alia. Santa è appena una ragazzina, ma sta per conoscere una realtà molto diversa da quella cui è abituata: oggi suo padre la condurrà al palazzo dei baroni dove imparerà il mestiere di domestica e lì avrà modo di vedere tante cose nuove, per lei inimmaginabili. Il male, però – notiamo noi – a volte, si nasconde proprio in mezzo alla bellezza.

Per Santa, infatti, la nuova esistenza, meno faticosa della precedente è certamente più stimolante, le darà grandi gioie, un grande amore, ma anche tanto dolore e disillusione.

Non vogliamo svelare il seguito del racconto, ma ci preme sottolinearne alcune caratteristiche. La Gandolfo è scrittrice sapiente, descrive i personaggi tratteggiandone l’indole e le sfumature, accetta in parte la lezione verghiana dando ai personaggi consistenza e colore nel ricostruirne atteggiamenti e linguaggio, ma a differenza del grande scrittore catanese sembra  nutrire, nel complesso, maggiore ottimismo. La vita umana, soprattutto quella degli umili, se in Verga è senza riscatto, non lo è, invece, per i personaggi del romanzo a Santa, e soprattutto al figlio sarà riservato, infatti, un destino migliore.

Lydia Gaziano Scargiali

 

 

 

 

 

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