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Porci con e senza ali

Una volta “i porci” avevano, almeno, le ali. Oggi neanche quelle. Le hanno perse strada facendo.

Nell’era sessantottina, quando i giovani, almeno un giorno sì ed uno no, invece di entrare a scuola, andavano per strada a manifestare, ebbe grande successo un volumetto dal titolo emblematico “Porci con le ali”. Gli autori, Marco Lombardo Radice, divenuto poi un ottimo medico, ma purtroppo prematuramente scomparso, e Lidia Ravera, affermata giornalista e scrittrice, vi raccontavano senza veli le loro esperienze sessuali e politiche, riuscendo a dare una rappresentazione oggettiva, oltre che ironica, di una mentalità e di un’epoca. A definirsi “porci”, poi, erano loro stessi. Insomma, negli anni sessanta/settanta, il bisogno di libertà non era più un “elitario desiderio borghese”, come si sarebbe potuto definire con i termini usati allora, ma si legava agli ideali di giustizia sociale e di partecipazione attiva al cambiamento della società. Quanto poi tale cambiamento andasse, nei fatti, nella giusta direzione è tutto da vedere.

Le delusioni storiche, che seguirono, però, a quell’abbuffata utopistica, allontanarono i giovani dei decenni successivi da certi obiettivi e da certi slogan. Gli anni ’80, col secondo boom e un benessere sempre più diffuso, archiviarono del tutto gli stereotipi sessantottini.

Urgeva, però, a questo punto, combattere per qualcosa, ma per che cosa? Visto che i proletari erano scomparsi (almeno nell’opulento occidente) e gli operai avevano, ormai, la pancia piena, la seconda casa e passavano (anche loro) le vacanze all’estero?

Contrariamente a quel che generalmente si pensa, molte rivoluzioni in realtà non partono dal basso. Sono le elites  mondiali a provocarle e pilotarle per evitare che la gente scenda in piazza per motivi seri, in grado di indebolire sostanzialmente certi poteri.

Se oggi il lavoro è diventato precario, se le tasse e il caro bollette ci strangolano, se i giovani non possono formare una famiglia o avere dei figli, se la sanità pubblica e la scuola sono carenti, per che cosa dovremmo, invece, scendere in strada?

Per carità, per niente di tutto questo. Così, quel che ora urge è fermare il cambiamento climatico (in che modo non si sa, ma del quale saremmo noi, povera plebe, gli unici autori), fare sbarcare i “sedicenti” profughi dai barconi per dargli quel poco che ancora rimane, ai proprietari in termini di case e di risorse, accogliere in casa gli ucraini, trascinati in una guerra assurda da lobby di varia nazionalità e appoggiare schiere di viziosi (una volta si chiamavano così) che piangono dalla mattina alla sera perché la società non si preoccupa abbastanza della loro soddisfazione sessuale. Del resto, anche su questo punto, c’è da scommettere, che anche se fossero ascoltati troverebbero ben presto altro di cui lamentarsi e protestare.

Naturalmente “i buoni”, i “salvatori dell’umanità” sarebbero questi ultimi e non le tante persone che, invece, lavorano, fanno crescere i giovani in modo sano e, invece di distruggere la società, si adoperano a favore di valori umani autentici.  Il bene da ricercare oggi, ormai, è solo quello individuale e qualsiasi desiderio, ancorché bizzarro e discutibile, va realizzato a tutti i costi, mentre gli altri esseri umani, quando costituiscono un ostacolo per la soddisfazione di un nostro qualunque desiderio, anche il più folle o il più futile, vanno abbattuti, sia che si tratti di un bimbo indesiderato, tramite l’aborto, sia di un anziano bisognoso di cure (tramite la cosiddetta eutanasia). Qualunque egoismo viene giustificato, ma non si fanno, ahimè, quelle proposte alternative, quasi sempre facilmente realizzabili che potrebbero mettere insieme libertà e solidarietà, rendere libere le persone senza per questo dover togliere la vita a qualcuno. Basterebbe, infatti, rendere più facili le adozioni per le coppie, offrire un welfare più rispondente ai bisogni attuali delle famiglie e via discorrendo.          

Sicuramente qualcuno, a questo riguardo, ci potrà definire retrogradi, medievali…ma si rifletta sul fatto che, in realtà, i meno democratici di tutti sono proprio i cosiddetti modernizzatori: questi, infatti, demonizzano chiunque non la pensi come loro senza vedere il rischio di finire demonizzati essi stessi dai veri medievali, magari di altre etnie, desiderosi, questi sì, di imporre le proprie credenze e le proprie leggi, certamente molto più liberticide rispetto a quelle proposte da chi vuole semplicemente dare il giusto spazio alla famiglia naturale, formata da un uomo e una donna, dai suoi ascendenti e dai suoi discendenti.  

Quando vogliamo cambiare il mondo, prima di porre mano alle riforme, pensiamo, invece, alle conseguenze che potremmo provocare, conseguenze che, certamente, non andrebbero d’accordo con i tanto sbandierati ideali democratici.

Scaramacai

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