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L’ITALIA NEL CUORE, MA CHI PROPONE IL MERITO? Quasi finita una decisiva campagna elettorale 2022

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Siamo alla fine di una memorabile campagna elettorale purtroppo condotta più su scaramucce e temi ideologici che sulle reali esigenze degli italiani che meritano una vera rinascita.  La condizione economica e sociale dell’Italia, anche a causa di due mal gestite pandemie (sanitaria ed economico-energetica), è quasi drammatica ed il nuovo governo dovrà avviare interventi ed un processo di riforma del Paese drastico e significativo che abbia una reale visione politica coinvolgendo le strutture sociali, i settori produttivi ed i rapporti con tutte le altre nazioni.

Ciò dovrà essere fatto al più presto anche se nelle coscienze più attenti c’è la sensazione che valori fondanti e condivisibili quali: competenza, etica, trasparenza, senso del dovere e, soprattutto, meritocrazia che dovrebbero costituire il fondamento della unità nazionale, siano divenuti obsoleti sostituiti da una mentalità ed un progetto troppo legato ad interessi ideologici personali e di botteghe più o meno oscure. Hanno caratterizzato la campagna elettorale mance, gratuità, assistenzialismo, svalutazione dello “italico valore” a favore di sovrastrutture inconcludenti e calcolatrici. Il tutto permeato di una sorta di “religione laica dei diritti” totalitaria ed intollerante. Una religione utopistica, repressiva e dogmatica che, ormai da diversi anni, invece di liberare le energie degli individui e dei popoli, ne limita la libertà di espressione e l’identità. A questo si aggiunge una società ammantata di buonismo che indulge con chi sbaglia e condanna, per partito preso ed ideologia acquisita, chi si difende e lotta per se stesso e per gli altri.

Il nostro Paese è ricco di risorse culturali e sociali, possiede più del 50% del patrimonio artistico del pianeta, ma non riesce a decollare a dare una prospettiva, un sogno ai propri cittadini.

Una ricetta potrebbe esistere ed è quella che sfrutta le potenzialità della meritocrazia, ma pochi partiti, ad eccezione di Fratelli d’Italia, ne parlano e la invocano.  Una ricetta che potrebbe salvare il nostro paese dal circolo vizioso della corruzione e del demerito.

La meritocrazia però non è una delle tante parole vacue è una visione che va insegnata, governata e garantita. Chi infatti cercherebbe meritocrazia nel semplice mercantilismo della globalizzazione potrebbe, a causa di diverse componenti, essere deluso in quanto successo e merito non sempre sono la stessa cosa. Intanto sfatiamo alcuni preconcetti.

Meritocrazia non significa legittimare le disuguaglianze alla nascita, ma anzi consentire a tutti, indipendentemente dal ceto sociale e dal genere di appartenenza, di raggiungere i migliori traguardi possibili. La povertà non è un demerito, ma una condizione che va combattuta dal governo della nazione. Occorre giustizia sociale che soddisfi le nostre esigenze di giustizia personale. E questa va garantita dallo Stato.

Meritocrazia è quindi un processo ed un sistema che va indirizzato e, per questo ritrovarsi nei programmi di chi si candida alla guida di una nazione.

Alla vigilia della selezione elettorale proponiamo così una ricetta che, oltre a ridurre tasse e burocrazia, dia un valore fondante al merito. Occorre un sistema politico che basi il suo progetto su una selezione meritocratica in tutti gli ambiti, ma soprattutto in quelli pubblici dove eccellenza ed impegno siano valori fondanti. Ma un siffatto Stato dovrà anche volere e saper diffondere i semi del merito. Questo perché meritocrazia significa che, nella società, vengano selezionati e vadano avanti coloro i quali mostrano capacità e si impegnano.

Da noi, purtroppo fin’ora, il merito è stato soltanto frutto di iniziativa di singoli, di sporadiche eccellenze spesso contrastate e costrette ad espatriare.

Ed allora in breve cosa fare e quali programmi?

L’impegno dovrebbe partire dalle scuole adottando ad esempio alcuni test, tipo SAT americani (Scholastic Aptitude Test), che valutino le capacità di ragionamento, intelligenza analitica e cognitiva e conoscenza della lingua e del vocabolario. Ambiti in cui la maggior parte degli indicatori ci dicono che abbiamo quasi toccato il fondo.

A questo dovrebbe seguire un impegno esplicito del governo che dovrebbe far proprio i vincoli per il merito adottandoli come comandamenti in tutti gli ambiti della propria amministrazione. Ciò comporterebbe un ministero per la formazione e la ricerca dell’eccellenza dotato di alcune “delivery unit” costituite da alcune eccellenze in tutti i campi capaci di creare leader, dare loro fiducia e creare le opportunità per migliaia di cittadini meritevoli che, a loro volta, fungano da seme e trainer per le eccellenze in tutta Italia.

Un’altra fondamentale opera dovrebbe prevedere la creazione di un’Autorità per il merito che scovi e sanzioni le inefficienze, gli abusi e gli indolenti, favorendo una deregolamentazione e contrastando le pressioni lobbistiche, sindacali e politiche nazionali ed europee. Un organismo votato all’eccellenza ed al merito a cui è concesso di segnalare, in base a criteri obbiettivi, sia il demerito proponendo disincentivi che i meritevoli, giovani e non giovani, a cui saranno corrisposti incentivi e premi. Chiaramente questo organismo dovrebbe essere terzo indipendente dalla politica e sganciato sia da compromessi che da “lottizzazioni e sottogoverni” della stessa maggioranza.

L’insieme di queste poche ed importanti cose avrebbe risvolti in tutti gli ambiti della società: dalla scuola ai servizi, dalle amministrazioni alla salute. Ricordiamo soltanto che l’aziendalizzazione sanitaria voluta nel 1991 dalla cosiddetta legge Bindi ha terribilmente depresso il mondo della sanità legando tutte le progressioni delle carriere alla volontà dei gruppi politici di turno. Un welfare fondato sul merito non mirerebbe a creare stuoli di L.S.U. od a conseguire la pensione o l’assegno d’invalidità, ma un lavoro gratificante ed utile. Un welfare che equilibri il rapporto carriera-famiglia con più asili nido e tutele per la maternità. E non parliamo di reddito di cittadinanza od inclusione che, così come è congegnato, ha fallito nel creare lavoro affollando la nostra società di abulici nullafacenti. Chiaramente altra cosa è l’assistenza per chi, per motivi di salute o sociale, ha bisogno di garanzie economiche che doverosamente debbono  essere garantite dallo Stato.

Su questi principi una società fondata sul merito non sarebbe classista, razzista o discriminatoria, bensì equa e giusta. Sarebbe una società che, fungendo da traino per i poco meritevoli e per il sistema Paese,  fin’ora costretto a subire diktat esterni, possa ridare fiducia alle Istituzioni ed alla Politica proponendo traguardi utili, aspettative e sogni.  Una occasione di governo quindi di drastico cambiamento non per il puro cambiamento, ma per il benessere e la soddisfazione dei cittadini. Una prospettiva ed una visione per il futuro. 

Guido Francesco Guida

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