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Referendum in Ucraina Dove sta la verità?

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Visti i risultati del referendum nelle provincie ucraine con un SI’ vittorioso al 95% (che replica quello precedente del 2014), per i russi la guerra è finita con l’annessione definitiva della Crimea, delle regioni del Donbass e limitrofe, ma alla Nato non va bene e vuole continuare la guerra.

L’Onu protesta ma dimentica che è proprio la Carta dell’Onu a garantire il “PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI” e se insistono col dire “…è una farsa…” DEVONO spiegare perché hanno lasciato correre che le milizie NAZISTE Azov trucidassero oltre 14.000 cittadini ucraini di lingua russa senza mai intervenire direttamente, come anche nello stesso referendum l’assenza dell’ONU in qualità di garante non si è vista: forse perché avrebbero dovuto prendere le distanze dalla NATO?

Non c’è nessuna attenuante per giustificare la continuazione della guerra perché – e la gente l’ha dimenticato – l’Ucraina, a differenza delle nazioni “satellite”, era parte integrante della URSS quindi è ovvio che sul territorio vi fossero circa 9.000.000 di ucraini di lingua russa (etnie residenti in Ucraina: Ucraini 77,5%, Russi 17,2%, Bielorussi 0,6%, Moldavi 0,5%, Tatari di Crimea 0,5%, Bulgari 0,4%, Ungheresi 0,3%, Polacchi 0,3%, fonte Wikipedia).

La cartina qui allegata mostra i luoghi di residenza dei cittadini di lingua russa e, guarda caso, sono proprio le aree nelle quali si è svolta la guerra per il rientro in Russia di questi territori.

Per concludere, se la NATO non fosse intervenuta per creare il “casus belli” e attivare la guerra per la “liberazione” dell’Ucraina, similmente ai fatti dell’IRAQ, della LIBIA e della SIRIA, non ci sarebbe stato il golpe del 2014 (“Euromaidan”) e tutta la situazione poteva tornare al 1991, allorché si stipulò l’Accordo di Minsk con la supervisione proprio degli USA, con G. W. Bush.

 

Lorenzo Romano (da Roma)

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