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Superbonus gravoso per lo stato? Quanta disinformazione!

Il nuovo esecutivo, a guida Meloni, come già il precedente con Draghi, non si fa attendere e attacca il Superbonus 110%.

Le casse statali – si afferma, infatti – non sarebbero in grado di sopportare una spesa così ingente.  Il ministro Giorgetti, infatti, sottolineandone il costo, sembra dimenticarne, invece, gli utili che lo stato ne ricaverebbe.

Secondo uno studio dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), per ogni miliardo speso dallo stato ci sono 470 milioni di entrate, mentre il costo effettivo sarebbe di 530 milioni. Quindi il costo di un intervento di Superbonus è coperto, per la metà, già in partenza, dalle entrate generate dal cantiere (53% spese dello stato e 47% che rientra allo stato come tasse, iva e contributi vari). Ma se a questo si somma anche l’indotto, il saldo risulta essere nettamente positivo. 

Del resto, come lo stesso Mario Draghi ha fatto a volte notare esistono, per lo stato, due tipi di debito: uno buono (quello che porta dei vantaggi) ed uno cattivo (che si risolve in una perdita secca).

I bonus edilizi, che erano stati approvati dall’esecutivo formato da Movimento5Stelle e Lega, avevano dato un input immediato all’economia del settore edilizio e proprio durante il periodo pandemico, cioè in un momento di fermo quasi totale dell’occupazione. Poi questo governo cadde, per volontà dei due partiti citati, e si ebbe quello di Mario Draghi, sostenuto da tutti i partiti, tranne Fratelli d’Italia. Draghi mostrò sin da subito una grande ostilità nei confronti dei bonus edilizi, cambiandone persino i regolamenti in corso d’opera, bloccando le cessioni dei crediti e provocando una grave crisi nell’intero settore. Ci auguriamo che il nuovo esecutivo non ripeta lo stesso errore.

Ma spieghiamo in breve che cosa sono i bonus edilizi e per quale funzione sono nati.

Anche se diventati legge solo da pochi anni, i bonus edilizi sono il risultato di studi approfonditi, condotti negli anni da esperti della materia: ingegneri, architetti, tecnici specializzati, geologi…Con essi si intendeva dare una risposta non solo e non tanto a un settore in crisi, quello edilizio, ma soprattutto risolvere problematiche inerenti la stabilità degli edifici, l’efficienza energetica, la protezione del patrimonio immobiliare…

In un paese come l’Italia, ad elevato rischio sismico, non ci sembra che spese dirette a ridurlo o ad evitarlo siano superflue o costituiscano uno spreco di denaro pubblico. Se si verifica un sisma, quanto costa, poi, ricostruire? E, intanto, quanti morti si contano?

Il risparmio, si intende, per uno stato è doveroso, ma dev’essere anche intelligente. Non vogliamo qui ricordare le enormi spese effettuate spesso dalle amministrazioni pubbliche per opere di dubbia o nulla convenienza, ma non si faccia passare, invece, in questa occasione storica in cui stiamo andando incontro a necessità vitali delle persone, l’idea che i bonus edilizi siano stati un errore o, tanto meno, uno spreco. 

Oltre al rischio sismico, infatti, i bonus edilizi vengono incontro all’efficientamento energetico, un tema di cui tanto si parla, ma di cui poi non ci si occupa concretamente. Le soluzioni, infatti, esistono e da tempo. Un edificio può migliorare la propria classe energetica in tanti modi: con il cosiddetto “cappotto termico”, con la collocazione di infissi adeguati, di pannelli solari e via discorrendo…

I benefici di tali ristrutturazioni non vanno solo ai proprietari, ma anche ad inquilini, negozianti, abitanti del quartiere, ai cittadini, insomma a un gran numero di persone che, in tal modo, può guardare con più serenità al proprio futuro.

La Meloni dice che il governo intende utilizzare i bonus solo per le case popolari e per chi è a basso reddito, un progetto interessante e da condividere, ma occorre, intanto, tenere presente la situazione italiana reale. Ci chiediamo pure, a tal riguardo, quanti anni passano dalla costruzione delle case popolari fino alla loro consegna definiva? E potrebbero, poi, essere sufficienti per le attuali esigenze abitative?

Le politiche economiche di questi anni hanno indebolito finanziariamente il ceto medio che, oggi, così, non è più in grado di sostenere le ingenti spese per ristrutturare un intero stabile. Sommerso da tasse, multe e balzelli di ogni tipo, è costretto a trascurare gli immobili di cui è in possesso, fosse anche uno solo.

Ritenere, poi, come è stato affermato in Consiglio dei ministri, che il possessore di seconde e terze case sia un ricco dimostra una mancata conoscenza della realtà.

Gli “ex ricchi” (forse una volta tali) possessori di case – si ricordino i politici italiani – sono quelli che ancora, almeno quando ci riescono, pagano l’imu, la tari, l’irpef, costituiscono insomma i pilastri su cui poggia l’economia italica. Il settore edilizio in questo paese è di fondamentale importanza, nonché trainante anche per altri settori. Non ci sembra che mortificarne l’apporto sia una strategia vincente. Vogliamo segare il ramo su cui siamo seduti?

Ricordiamo, infine, che la cessione dei crediti risulta ancora bloccata e che tale perdurante situazione ha messo, immeritatamente, in crisi tante aziende, lavoratori e professionisti del settore. Sono tantissime le aziende che, quest’anno, a causa del blocco delle cessioni dei crediti, dopo aver pagato interamente le tasse allo stato, non hanno potuto prendere neppure un euro. In conseguenza di ciò ci sono state tante chiusure, licenziamenti, scioperi, proteste, persino dei suicidi. L’attuale governo non segua il cattivo esempio, dato da Draghi, di non rispettare gli impegni presi: i bonus hanno delle regole e dei tempi già approvati, cambiarli in corso d’opera non sarebbe nè serio né opportuno.

In verità, c’è chi, in merito a tale blocco, accusa chi se n’è approfittato, commettendo delle frodi. Queste, però, a detta della stessa Agenzia delle Entrate, in realtà, sono state poche e del tutto in linea con quanto accade solitamente in questi casi, perciò non si faccia pagare a chi le regole le rispetta il danno apportato da chi non lo ha fatto. 

Il governo attuale, inoltre, è sostenuto, in larga parte, da ceti produttivi che aspettano da tempo un cambio di passo per potere rilanciare la propria attività e un segnale negativo di questa portata certamente non sarebbe apprezzato.

Anche lo stato, mantenendo i bonus edilizi, così come sono stati concepiti, può godere di molte ricadute positive, in termini di pagamenti di imposte nuove e arretrate, versamenti ai Comuni, sanatorie. Mettere i proprietari di case in condizione di poterle fare rendere comporta pure altre due conseguenze positive: rimette sul mercato immobili prima inutilizzabili e li concede in uso a chi li stava cercando senza riuscirvi, svolgendo, così, un’azione di grande valore sociale.

Se, poi, in futuro, si dovessero costruire delle case popolari, queste sarebbero sempre insufficienti di numero e se il patrimonio immobiliare, già esistente nelle città, non sarà ristrutturato e adeguato alle nuove esigenze, i problemi abitativi di tanti, italiani e stranieri, non potranno essere risolti.       

Lydia Gaziano Scargiali      

 

 

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