Organizzato dall’on. Carolina Varchi e dal senatore Raoul Russo si è svolto oggi il convegno “Mafie ed appalti” presso la Sala del Refettorio della Camera dei deputati.
Ha moderato Paolo Borrometi, giornalista e scrittore siciliano, noto per le sue inchieste giornalistiche contro la criminalità organizzata che pur essendo storicamente nota nella Sicilia, come ha opportunamente segnalato l’on. Russo, ha esteso i propri tentacoli in tutta Italia.
Presente l’on. Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia, ed un panel di relatori di alto profilo istituzionale e tecnico-scientifico per dare un quadro aggiornato sulle modalità operative per contrastare le infiltrazioni mafiose con strategie innovative sia a livello preventivo che repressivo.
Già nel 1991 Giovanni Falcone segnalava come “il condizionamento degli appalti avveniva sia a monte che a valle” ed invitava a seguire i flussi di denaro. Oggi abbiamo il nuovo decreto sicurezza, ma anch’esso va implementato con impegno ed intelligenza.
A tutt’oggi i flussi di denaro in questa area costituiscono il 20% del PIL nazionale e chiaramente rappresentano un terreno fertile per fenomeni corruttivi e infiltrazioni mafiose, che sfruttano strumenti digitali avanzati per riciclare capitali illeciti. In Italia esistono 45000 stazioni appaltanti e 150000 aziende a rischio di corruzione.
Criptovalute e dark web offrono opportunità ma anche rischi rilevanti in termini di sicurezza e legalità. Le organizzazioni criminali hanno gradualmente acquisito una capacità di adattamento e impiego strategico di tali strumenti allo scopo di rafforzare il controllo sui mercati e sugli appalti.
Allora, come è stato segnalato dal rappresentante dell’ANAC, occorre sensibilizzare tutti i nostri dipendenti dell’area invitandoli a segnalazioni delle operazioni sospette garantendo loro sia l’anonimato che, nel caso di identificazione del segnalante, una copertura istituzionale adeguata.
Ciò costituisce la base per creare un clima fondamentale, adesso invero crescente, di vigilanza cooperativa.
Una cultura antimafia è infatti fondamentale per creare un approccio collaborativo, consapevole ed efficace.
Esistono una serie di indicatori di anomalie che debbono essere resi noti e non sottovalutati in quanto sono indicativi del problema e vanno riconosciuti precocemente.
Sono i cosiddetti “reati spia“, adesso piuttosto noti. Infatti ben 1/3 delle segnalazioni di operazioni sospette (S.O.S.) riguardano tale ambito. Questi elementi, se correttamente considerati, consentono di attivare sistemi di allerta preventiva.
Tra di essi ricordiamo:
- Intestazioni fittizie e l’uso di trust opachi o fondazioni di comodo;
- Fatturazione gonfiata o per operazioni inesistenti;
- Anomalie nei flussi di pagamento: contante, sotto soglia, frazionamenti;
- Comportamenti anomali di funzionari pubblici, come omissioni nei controlli;
- Rapidi cambi nella compagine societaria o trasferimenti sospetti di quote;
- Uso strumentale del contratto di avvalimento e subappalti multipli
- Richieste di risarcimenti anomali
Fondamentale in questo ambito è la tracciabilità dei sistemi di pagamento che va adottata sia tra gli attori pubblici che su quelli privati. L’integrazione poi tra audit interni, controlli automatizzati e strumenti di whistleblowing rappresenta oggi un presidio imprescindibile.
Tra gli elementi d’infiltrazione mafiosa è stata anche segnalata la fatturazione di richiesta estorsiva che simula prestazioni di servizi, l’imposizione di assunzione di informatori, la corruzione di candidati al fine di offrire successivo sostegno alle infiltrazioni mafiose negli appalti. Molti provvedimenti di scioglimento di amministrazioni sono poi legati a questo tema.
Oggi abbiamo strumenti potentissimi come la blockchain analysis, l’intelligenza artificiale, i tracciamenti biometrici, gli algoritmi predittivi, ma il quesito fondamentale che resta è: vengono questi strumenti utilizzati in modo sistematico e diffuso e, soprattutto, con visione strategica?
Le nuove tecnologie mettono a disposizione nuove e rilevanti tecniche e metodologie per la trasparenza e l’efficienza dei processi pubblici ed economici.
Strumenti di contrasto
- White list prefettizie: elenchi di imprese verificate e autorizzate a partecipare a lavori pubblici.
- Documentazione antimafia: certificati obbligatori per partecipare a gare d’appalto, che attestano l’assenza di legami con la criminalità.
- Protocolli di legalità: accordi tra istituzioni e imprese per garantire trasparenza e tracciabilità nei contratti.
- DURC di congruità
- Prevenzione collaborativa: introdotta di recente, coinvolge imprese e PA in un monitoraggio continuo per ridurre i rischi di infiltrazione.
- Strumenti di valutazione economica: nuovi modelli di analisi per individuare anomalie nei bandi e nelle aggiudicazioni.
- Tecnologie avanzate: uso di banche dati integrate, algoritmi di rischio e incrocio di informazioni per scovare imprese sospette.
- Organi di vigilanza dell’ispettorato del lavoro
Strategie operative
- Rafforzare la trasparenza dei bandi e la digitalizzazione delle gare.
- Potenziare la collaborazione tra DIA, ANAC e Prefetture.
- Incentivare la partecipazione di imprese sane con controlli rapidi ma efficaci.
- Cooperazione e scambio dati
- Educare cittadini e amministratori locali a riconoscere segnali di infiltrazione mafiosa.
Quindi, in conclusione, come ha detto la presidente della commissione antimafia, contro la criminalità organizzata occorre la legalità organizzata. Per contrastare le mafie occorre coniugare partecipazione, competenza, controlli e velocità in quanto è un tema fondamentale della nostra società ed occorre fare presto e bene.
Non serve solo più legge, ma mantenere alta la vigilanza e più intelligenza strategica poiché se è vero che oggi le mafie non sparano, o sparano poco, si infiltrano ed evolvono costantemente e velocemente.








