la nascita: storia e percorso di un protagonista della destra italiana tra storia e politica
“Non eravamo una forza conservatrice né un filone del socialismo: avevamo una filosofia specifica e originale, una nostra concezione della vita” P. Rauti
Oggi si è svolto a Palermo a Villa Zito il convegno: Pino Rauti, a 100 anni dalla nascita. L’uomo, il politico, l’intellettuale e le idee.
Saluti all’affollata platea sono stati portati da Giampiero Cannella e da Fabio Tricoli che ha moderato la manifestazione.

Gli interventi di: Carmelo Briguglio, Francesco Paolo Ciulla, Nicola Cristaldi, Fabrizio Fonte, Tommaso Romano, Raoul Russo, Angelo Sicali, Carolina Varchi.

Le appassionate conclusioni sono state della figlia Isabella sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa.
Pino Rauti, nato Giuseppe Umberto Rauti, nacque il 19 novembre 1926 a Cardinale e morì a Roma, il 2 novembre 2012. Visse una vita appassionata, complessa ed influente nel panorama della destra italiana del Novecento e fu, per molti versi, precursore della geo-politica attuale.

La biografia ed il percorso politico
Giornalista, ma, soprattutto, politico ed interprete della destra italiana è stato segretario nazionale del Movimento Sociale Italiano dal 1990 al 1991, del Movimento Sociale Fiamma Tricolore dal 1995 al 2002 e del Movimento Idea Sociale dal 2004 al 2012.
Non fece mai mistero della sua adesione volontaria alla RSI ed alla Guardia Nazionale Repubblicana. Dopo la prigionia nel 1947 iniziò il suo impegno politico sia nei FAR che nel Fronte giovanile dell’MSI. Aderì al gruppo Ordine Nuovo visto come un incubatore di idee e di proposte politiche creando collegamenti con pensatori dell’epoca come Julius Evola, Corneliu Codreanu, Giuseppe Tucci, Pio Filippani Ronconi e René Guénon.
Nel corso della sua militanza nel Movimento Sociale Italiano ha guidato la componente della sinistra interna, insistendo sui temi della socializzazione dell’economia, della partecipazione dei lavoratori e su una linea politica definita nazional-popolare proponendo, contrapposta alla dicotomia USA-URSS dell’epoca, una “Europa Nazione“.
Una visione eroica ed aristocratica di impostazione evoliana che esercitò una forte influenza sui giovani militanti di destra coinvolti in temi nuovi e d’avanguardia. Tra i quali ricordiamo: ambiente, diritti sociali, ecologia, radici indoeuropee.
I campi Hobbit ne furono un esempio come espressione della difesa delle piccole comunità, della natura, delle tradizioni locali e contro la mercificazione da parte della società dei consumi.
Da quanto detto risulta quanto sia difficile attribuire un colore politico a colui il quale sollevò, tra le macerie del secondo dopoguerra, l’ascia bipenne annerita dal fuoco di una battaglia perduta. Azzardando direi uno sfondo nero con sfumature di rosso.
Excursus parlamentare
Nel 1969 rientrò nell’MSI con l’intento di dare un contributo di idee, passione e speranze alla politica di quegli anni costretta tra gli opposti estremismi dall’allora DC.
Nel 1972 fu eletto deputato nell’MSI per dare forza alla componente spiritualista di “Linea Futura” considerata di sinistra e guidata da Almirante contrapposta alla destra micheliniana.
Al XVI Congresso di Rimini del 1990, coalizzandosi con la componente di Domenico Mennitti, Rauti vinse su Fini nello scontro per la segreteria. Nel suo discorso di insediamento, fece un intervento pacificatore chiaro e deciso di destra. Un intervento che ricorda, non rinnega ed invita ad andare oltre.
Successivamente però, essendo più intellettuale che politico, non riuscì ad arrestare l’emorragia di voti dopo la morte di Almirante per cui lasciò la segreteria e divenne europarlamentare dal 1994 fino al giugno 1999.
Al congresso di Fiuggi del 1995, che trasformò il Movimento Sociale in Alleanza Nazionale (scelta di cui fu strenuo oppositore), Rauti uscì dal partito e fondò, insieme con altri senatori, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore.

Successivamente uscì anche da questo partito e fondò il Movimento Idea Sociale, riuscendo a presentare una lista alle elezioni europee del 2004.
Infine nel 2008 appoggio l’elezione di Alemanno a sindaco di Roma.
Le idee
Espresse prima di ogni altro l’esigenza di ” andare oltre” le posizioni politiche dell’epoca, guardando alla componente sociale con un approccio concreto alle cause ed ai problemi allora in nuce, oggi chiaramente evidenti.
Segnalando una perdita della memoria storica, della tradizione, della capacità di agire sul e per il proprio popolo. In un’Italia invischiata da tanti anni in un falso buonismo con un irrefrenabile desiderio di buro-globalismo, avulsa dalla tradizione e dai reali bisogni dei cittadini.
Estimatore di Julius Evola, Max Stirner, Junger deplorò già quaranta anni fa in “Le idee che mossero il mondo” l’azione scellerata dei poteri economici e, con mente ed animo consapevole, vaticinò il graduale smembramento della tradizione europea giudaico-cristiana a favore di un globalismo dove movimenti islamici fanatici ed ideologizzati avrebbero fatto breccia nel burro di una società molle e relativista intrisa di utopie destruenti.
Un percorso che ci avrebbe portato alla perdita dei nostri riferimenti storici e della nostra identità.
Lo accusavano di essere un visionario, invece era un profeta. Fautore di una società con radici profonde e con gli occhi e la mente volta al futuro, l’avanguardia di un plotone di sognatori ” portatori di idee senza tempo“.
Quando parlava del nuovo comunismo, quasi vivesse i nostri giorni, ammoniva sulla rivoluzione che era in atto con caratteri inediti e nascosti ai più.
Contrario al liberal-capitalismo ricordava “noi non siamo liberisti noi ci rifacciamo al pensiero nazional popolare e alla dottrina nazional rivoluzionaria”.
Ed ancora profetico sul Medio-oriente invocava la presenza di una vera Europa per sanare conflitti e poi, esaltava i nostri emigrati che appartengono alla nostra storia, cultura e su cui non si scrivono libri.
Ed ancora invitava “ad andare oltre la dx e la sin a favore del popolo italiano” ricordando al suo gruppo. “Non ci definiamo conservatori, ma nazional popolari, sociali o nazional-rivoluzionari”. Proprio per dire che la sua destra era quella dei valori e non quella conservatrice spesso partecipe ed alleata di chi non considera i costi esistenziali del liberal-capitalismo. Una vera destra capace di riflettere sulla cultura e sui concetti profondi che rendono possibile la politica stessa.
Ricordando che dall’altra parte della politica esiste un sistema esclusivo, egemone, elitario, dei salotti e dei cosiddetti intellettuali. Raramente impegnato nelle periferie e nelle sedi di sofferenza sociale, ma presente nel gestire girotondi e squallide manifestazioni frutto di improponibili “trasmutazioni di pesci e piante mediterranee”.
Ammantato comunque di una stupida presunzione e che ha sostituito l’impegno per la classe operaia con il mondialismo, la globalizzazione e l’immigrazione incontrollata supportata dalla tecnocrazia e dal controllo del capitale a fini plutocratici.
E per quanto riguarda l’Europa, sempre nelle pagine del suo saggio “Le idee che mossero il mondo”, Rauti spiega ciò che in fondo sappiamo e che spesso non diciamo.
Che “manca l’Idea”, manca una bandiera di combattimento, e che l’Europa è in rotta assediata dai “sordi nazionalismi afroasiatici e musulmani e dalla piatta palude del neomarxismo” – sofferente a causa di – fermenti di dissoluzione che forze estranee alla nostra vera tradizione stanno disseminando da decenni – ed aggiungeva – intendiamo riferirci a quella paccottiglia di luoghi comuni … da supporto all’europeismo più o meno tecnocratico e federalista- ed ancora– manca l’orgoglio del proprio passato”.
Profetico ed attuale, a 100 anni dalla nascita, Pino Rauti.
Forse, come era solito dire Friedrich Nietzsche, potremmo dire che talvolta “qualcuno nasce postumo”!

Le manifestazioni celebrative del centenario della nascita di Pino Rauti saranno organizzate su tutto il territorio nazionale. A Roma, inoltre, sarà organizzata una mostra documentale e la presentazione degli atti dei discorsi parlamentari e politici di Pino Rauti da parte del Presidente della Camera Fontana.
Di Guido Francesco Guida







