Secondo un accreditato parere condiviso da più economisti di livello (Premi Nobel) l’euro fu costruito sulla base di due iniziali principi: la stabilità dei prezzi che assieme all’equilibrio di bilancio avrebbe dovuto favorire la crescita economica e l’idea “di per sé più che corretta” che l’adozione di una moneta unica avrebbe contribuito alla convergenza della crescita nei diversi Paesi che l’avessero adottata e del reddito pro-capite. Sicuramente poter “pagare” e concludere ogni transazione sulla base di una moneta comune non può che arrecare un grande giovamento alle singole economie ed agli scambi. Essi sono tutto, o quasi, ai fini della crescita: oggi l’economia è prettamente “dinamica”, anche se la mentalità corrente vede ancora il valore e la ricchezza come qualcosa di stabile, da poter rinchiudere entro forzieri ed entro gli stessi confini degli storici stati nazionali. Questi, ogni giorno, perdono un po’ del loro “vecchio” valore individuale…
______________________
“La sinistra del mondo, contagiata dalla concezione classica, insita nella più secolare tradizione, ed ancora presente nella concezione ottocentesca, che ‘nutrì’ il marxismo, vede la ‘ricchezza’, concepita quale “somma di beni disponibili per il benessere generale” come ‘qualcosa di dato’ e, quindi, disponibile nella misura obiettiva della sua esistenza e presenza. Il problema è di distribuirla e dividerla fra tutti: non è così. L’idea di ricchezza si identificò a lungo con la terra (fattore terra) fin nel corso della cosiddetta Età moderna”. Inoltre, essa fu …l’oro, l’argento, il platino ed altri metalli e minerali in genere…
La ricchezza (è sempre stato in parte così) è oggi un realtà prettamente dinamica: esiste in quanto si verifichi da un parte una produzione e dall’altra il consumo, con la fondamentale intermediazione del commercio e dei trasporti” (G.Scargiali).

_________________________
Non c’è dubbio che in origine i variegati principi fondatori dell’UE fossero “liberisti”, o …volessero esserlo. Per dare loro la caratterizzazione ideologica che li contraddistingue, essi vennero posti a fondamento del Trattato di Maastricht. Ma come vennero impostati a Maastricht sono economicamente validi? Corrispondono ai programmi di massima e di fondo che li avevano ispirati? O contengono degli errori di interpretazione e di applicazione? Perché basta uno o pochi piccoli errori – trattandosi di numeri o di qualcosa di simile – per mandare tutto all’aria: In questo caso potrebbero essercene di grandi. Così dicono, del resto,i maggiori economisti viventi…
Anzitutto, a questo punto, occorre precisare una volta per tutte, come non sia individuabile una correlazione positiva tra equilibrio di bilancio e crescita: i principi di Maastricht – dunque – si fondano su un presupposto che non trova un riscontro “tecnico scientifico” nell’analisi economica. Più in concreto e in dettaglio: nulla ci conferma che ridotti livelli di deficit sul Pil aiutino la crescita…
Il principio si inquadra nel “malvezzo” di trattare alla stregua di dati certi e dimostrati principi che tali non sono affatto: basti pensare all’ecologia, al surriscaldamento, alla crescita compatibile, al depauperamento della flora marina… Si parla di quantità, numeri e tempi assolutamente fantasiosi… Si tratta di ipotesi scientifiche, non di verità cosiddette “di primo livello“, ma addirittura di “terzo”… Quel che è certo è che, in base a tali “statuizioni”, si vedono stanziare enormi cifre e mettere in moto “processi innovativi” e provvedimenti che di solito mettono in moto grandi business…
In questo caso ci troviamo di fronte ad una ovvia finzione: Basti pensare a come sia stato individuato il criterio del limite del 3% sul Pil, deciso “in meno di un’ora” e senza nessuna base teorica, come racconta persino il suo stesso “inventore”, il francese Guy Abeille…
Quel parametro del 3% è stato, del resto, oggetto di ampia contestazione… In secondo luogo va osservato che con la lira il reddito pro capite dal 1968-1998 era ‘cresciuto’ del 104%.
Invece, dal 1999 (anno in cui viene fissato il cambio irreversibile con l’euro di 1936,27 lire), al 2016 è ‘calato’ dello 0,75%. Scusate se la differenza è di poco… Oppure è molta? Anche una crescita dell’1% o 2% l’anno è da ritenere come una decrescita. Lo abbiamo scritto altre volte. Perché percentuali così piccole di crescita vengono tutte assorbite dalla mega realtà produttiva e distributiva, la cui crescita in percentuale continua ad essere maggiore all’interno del sistema: le libere attività ed anche le attività liberali vengono penalizzate con un danno diretto nei confronti del tenore di vita generalizzato. Tale impasse v a colpire la crescita a lungo termine che – se vogliamo darne un’immagine un po’ fantasiosa, ma chiara – sta alla crescita annua come la traslazione sta rispetto alla rotazione.
Ma neppure su questo che val la pena di insistere, dal momento che oggi molti ammettono che nessuno dei principi cui era ispirato il trattato di Maastricht si sia realizzato.
Ma allora è lecito chiedersi: perché mai quei principi dovrebbero essere giusti, se in realtà erano privi di dimostrazione e sono stati così clamorosamente smentiti dai fatti? L’idea che spesso si avanza è che i principi fossero buoni, mentre i cattivi saremmo stati “noi italiani” ed altri popoli, come greci, portoghesi, spagnoli, ma adesso anche irlandesi etc, a non essere stati abbastanza bravi ad applicarli… La verità è che tutta l’impostazione sta nuocendo all’intera Europa che potrebbe perdere quel ruolo di staffetta socio civile, ma anche economica, che sta va assumendo grazie all’economia ed ai progressi dei singoli stati che la compongono.

Ora, se con il cambio fisso un Paese rinuncia all’opzione della svalutazione, ci dovrebbe essere una contropartita in termini di redistribuzione fiscale. Se questa viene a mancare non c’ è nulla, in caso di crisi, che possa impedirgli di subire un tracollo che porterà, alla fine, all’emigrazione come unica alternativa alla povertà o alla fame. Nell’ambito della tradizione, non ci sono dubbi che lo Stato che batteva moneta potesse sopperire nel breve termine agli ammanchi dovuti ad inefficienza del fisco o ad eccesso di spesa. Il problema era un solo: tenere a freno l’inflazione. Una serie di leve, incluse imposte e tasse, ma anche invito al risparmio individuale, restrizione del credito, agivano esattamente come dei freni all’eccesso della quantità di moneta in circolo (base fondamentale del valore del denaro, cui – com’è elementare – inversamente proporzionale). Ci è sfuggita la parola elementare? E tali sono gli svarioni del regime monetario dell’euro! Così da sembrare he possa essere stato concepito proprio per “tarpare le ali” all’Europa che, viceversa, era già decollata con tassi di crescita così forti da …preoccupare.
Questi sono concetti, se ce ne fosse bisogno, ampiamente ribaditi dalla scienza economica. Essi mettevano in discussione sin dal primo momento il modo in cui si intendeva procedere reintroduzione della moneta unica. Invece abbiamo condiviso la moneta, ma non il debito e questo è costato circa 35 miliardi di euro all’ anno.
Se l’Italia oggi ci si trova in situazione di povertà crescente, ciò è dovuto proprio alla struttura dell’euro. Secondo un’opinione mediaticamente diffusa e pertanto largamente condivisa, la colpa continuerebbe, invece, ad essere non dell’euro, ma del fatto che gli italiani non siano stati in grado di accettare le nuove sfide poste dalla globalizzazione: un concetto piuma, con notevole e chiara evidenza…
Al contrario, gli Italiani si fanno valere per la grande capacità di risparmio e di crescita privata, tanto da detenere un patrimonio privato fra i primissimi al mondo! Di più: tanto da aver continuato a risparmiare e tesaurizzare persino in momenti di grande restrizione economica come quelli attuali!
Confrontiamo in modo elementare la produzione industriale dell’Italia e della Germania, prima e dopo l’introduzione della moneta unica. Numeri, finalmente, e dati…

Prima l’Italia aveva una produzione industriale superiore a quella tedesca e in crescita tra gli anni 1992-1995, proprio grazie alla svalutazione della lira. Dopo l’euro, dal 2002 in poi, inizia il sorpasso della Germania nei confronti dell’Italia, e il meccanismo è dovuto ai differenziali di inflazione più bassi della Germania con i quali ha acquisito competitività rispetto alle nostre merci. L’Italia nei primi anni dell’euro aveva un’inflazione più alta della Germania, e impossibilitata ad operare una svalutazione del cambio, che le avrebbe consentito di recuperare il terreno perduto nei confronti della produzione industriale tedesca, ha cominciato il proprio declino industriale. Prima dell’euro l’Italia era superiore alla Germania, dopo l’euro ha prevalso invece la Germania che ha sfruttato una moneta fortemente sottovalutata.
Balza, dunque, evidente come sia proprio la fissità del cambio ad aver prodotto i problemi che vediamo verificarsi oggi. Ritornando alla lira potremmo svalutare la nostra moneta, e dunque tornare ad essere competitivi, ma ecco pronta la replica: svalutando crescerà l’inflazione.
Vale certamente la pena di soffermarsi su questo punto. La svalutazione è un deprezzamento del tasso di cambio nominale verso un’altra valuta presa a riferimento. L’inflazione è l’aumento annuale di un determinato paniere di beni scelto dall’Istat come riferimento. È una fake non più tanto news sostenere che il deprezzamento dell’uno (il cambio) porti all’incremento dell’altra (l’inflazione). Non c’ è nessuna evidenza empirica che dimostri che una svalutazione del cambio comporti necessariamente un aumento dell’inflazione. A questo proposito basta citare la svalutazione della lira verso il marco del 1992, quando era legata ancora allo Sme, l’accordo di cambi fissi dell’epoca. Prima del 1992 il cambio fisso era di 750 lire per marco; dal 1992 al 1995 la lira svaluta del 50% verso il marco, ma l’inflazione addirittura scende dal 5,2% del 1992 al 4,1% del 1994, per poi ritornare al 5,2% del 1995. Come si vede la svalutazione di per sé non ha prodotto l’incremento dei prezzi e lo stesso può dirsi anche per la svalutazione giapponese del 2012 o quelle di Gran Bretagna e Svezia del 2008.
Su quella svalutazione della lira rispetto al marco è davvero illuminante un discorso tenuto al parlamento tedesco nel 1998 da Ingrid Matthäus-Maier, ai tempi responsabile della politica fiscale della SPD: “Dobbiamo spiegare ai cittadini l’euro in maniera più comprensibile. Mi ricordo di un caso nel mio collegio elettorale nel 1994. Pochi giorni dopo la svalutazione della lira stavo visitando l’acciaieria Klöckner -Mannstaedt. Il morale era terra. Dobbiamo licenziare lavoratori, mi dicevano. La lira è andata giù. Cinque giorni dopo gli italiani avevano cancellato tutti gli ordini a quest’acciaieria tedesca. A causa della svalutazione della lira avrebbero dovuto pagare le fatture in marchi, per farlo servivano molte più lire di quante non sarebbero state necessarie prima. In seguito hanno deciso di spostare tutti gli ordini verso altri paesi. Questi esempi concreti ci mostrano che le turbolenze valutarie sono pericolose anche per il nostro Paese. Per questa ragione l’euro è una buona cosa, soprattutto per noi”. Effettivamente qui la spiegazione dei vantaggi dell’euro per i tedeschi è chiarissima. Il cambio fisso ci ha sempre danneggiato, con l’euro ci sta distruggendo.

A prescindere da ogni ragionamento attorno alla svalutazione di una moneta nazionale, la possibilità di emetterla coniarla da parte di uno stato – che fosse uno stato, non la volubile, addirittura volatile, UE – consentiva di coprire parte del debito interno. Ovviamente la svalutazione procedeva. Ma ciò danneggiava solo i risparmiatori improduttivi e metteva in qualche difficoltà, vedi caso, le banche, il settore bancario, il potentissimo settore bancario.
Per inciso, a chi mi chiedesse – da siciliano – chi è il capomafia, risponderei: “il denaro”. E’ questo il vero motivo dell’imbattibilità della mafia. Nonostante la speranza “lanciata” da Giovani Falcone – …la mafia come tutti i fenomeni umani avrà una fine – è da ritenere che, in concreto, questa fine sia molto lontana e difficile d arrivare… Ed è laddove “si conserva più denaro” che bisogna cercare il peggio del mondo… Non tutto il denaro è sporco, ma tutti i fenomeni più sporchi dipendono dal denaro o sono strettamente legati ad esso: acquisizione, conservazione, riciclo, reimpiego…
Infine, la svalutazione è definita dalla scienza economica classica come “il volano dell’economia”. Essa favorisce chi fa impresa, chi è attivo nel mondo, chi vuol realizzare e, per principio, si indebita investendo. Danneggia solo chi conserva i soldi …nel materasso. Oppure in cassaforte…
Contrariamente a ciò che la comune opinione ritiene, l’imprenditore non ha mai certezza sull’entità esatta delle cifre di cui può disporre, né dell’effettivo risultato del bilancio cosiddetto di chiusura, né del polso esatto della situazione…Tanto che si parla di “reazione acida“: consiste nel considerare certamente da pagare tutti i debiti a scadenza e certamente inesigibili tutti i crediti in maturazione. Vedendo ciò che rimane da scrivere fra le attività si ha un’idea più chiara, fra le altre, della “salute” dell’azienda…
Quando “sentii asserire” per la prima volta che fra i programmi dell’UE c’era quello di ridurre la svalutazione a zero, capii dal tono che l’ordine era di provenienza massonica e risposi vivacemente che sarebbe stato l’inizio di un periodo molto oscuro – come un nuovo Medio Evo – di recessione per tutta l’Europa e per chiunque l’avesse imitata. La realtà di questi anni mi dà – se ce ne fosse bisogno – piena ragione. Sempre che ciò possa consolare qualcuno…
Anche i più noti economisti (da Nobel) hanno dato di recente ragione a quella mia “ira” personale. E’ stato detto: “se tutto il mondo adottasse questa politica” il blocco dello sviluppo sarebbe planetario. Sarebbe una sorta di “morte dell’economia”. Questo, del resto era il titolo di un libro di Sergio Ricossa (Economia, Università di Torino) uscito ancor prima della nascita dell’UE. L’opera distruttiva nei confronti della “piena salute” economica dell’Occidente era iniziata ancor prima – per qualche misterioso motivo – della drammatica nascita dell’UE. Nonostante il “miracolo” americano, la salute dell’Europa sarebbe basilare per tutto l’Occidente: ne restano esclusi – ma neppure del tutto – La Russia, l’Asia e l’Africa, che seguono una logica differente. Forse, anche l’Australia, perché troppo lontana…
L’opera di demolizione nei confronti della crescita e dello sviluppo si è articolata prima sotto forma di rivendicazioni premature (sui tempi economici) della forza lavoro e delle classi meno abbienti (mai sopite) e poi sotto forma di campagne d’opinione “perfettistiche” e “buoniste” (Sergio Ricossa), ma anche apertamente avverse alla crescita e allo sviluppo stessi… Si è giunti fino a convincere larghi strati della popolazione che la crescita e lo sviluppo siano fenomeni negativi di per sé, per il frapporsi di ostacoli di tipo ecologico e planetario, ma persino di carattere meramente morale.


E’ ovvio, fra l’altro, che solo una mera morale laica, sostanzialmente anti cristiana può dirsi contra-ria alla crescita… Per converso, si propaganda e si propugna come opportuno il cosiddetto “relativismo etico“: questo potrebbe essere un altro espediente – l’ennesimo – per nuocere alla buona salute dell’Occidente. Il peggio è che tali oscure manovre hanno la loro radice nell’Occidente stesso…
(Concetti raccolti da fonti internet, riordinati e commentati da Germano Scargiali)








