Di tesori vicini ne abbiamo tanti in tutta Italia e in Sicilia in particolare. L’Isola ha superato di 1 il numero dei siti Unesco della Toscana… Una vera miniera in parte da scoprire anche per noi siciliani, improvvisandoci “turisti in casa nostra”. Può essere interessante e divertente, oltre che istruttivo e – ovviamente – a buon mercato…
“Le vie dei tesori” è il nome di un’iniziativa nazionale, degna di essere apprezzata e frequentata – anche – dal vivo. Molto si potrebbe dire. Per esempio che, affidandoci a questi tour, scegliendoli fra quelli per ciascuno di noi più ricchi d’incognite, possiamo anche sopperire ai limiti che notiamo quando ci tocca di improvvisarci in Ciceroni per i turisti: sia quelli di prossimità, sia quelli che vengono da lontano, soprattutto dall’estero.
Continuando su questa linea, notiamo spesso su questo palermoparla.news quanto l’italiano medio sia ignorante in fatto di vino e musica classica. E’ il colmo, perché in ambedue i campi, l’Italia è considerata – a buona ragione – un faro nel mondo e più ancora. Patria dell’arte musicale, del buon gusto nell’arte – a parte l’eleganza – e dei buoni vini. Nati questi per accompagnare i tantissimi piatti tipici che risalgono al tempo della cultura della valle e, di più, della divisione della Penisola in molti stati con altrettante capitali.

Le Vie dei Tesori è definito come uno dei più grandi Festival italiani dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e artistico delle città… L’iniziativa viene indicata anche come Festival delle Città: Una grande occasione di riappropriazione dei luoghi da parte dei cittadini e una straordinaria opportunità per i turisti.
Sono oltre 450 nella sola Sicilia i tesori visitabili direttamente con un sistema digitale e smart. Si tratta di palazzi nobiliari, terrazze segrete, monasteri, chiese e cripte, giardini, musei scientifici: luoghi che si trovano spesso in gran parte chiusi o non “raccontati” da accompagnatori esperti. Cosa, che, invece, è ovviamente prevista adesso…
In Sicilia il Festival ha fatto eco in tutte e nove le città capoluogo ed in alcuni grossi centri degni anch’essi di figurare come “urbe” e ricchi di siti da evidenziare… Vedi Acireale, Naro, Marsala, Sambuca, Sciacca. Altri centri si faranno avanti con ogni probabilità…

In Sicilia Le Vie dei Tesori 2019 si articola in 8 weekend tra settembre e novembre: venerdì, sabato e domenica. Si parte il 13 settembre con dieci città, per tre weekend, fino al 29 settembre: Acireale, Caltanissetta, Marsala, Messina, Naro, Noto, Sciacca, Sambuca, Siracusa, Trapani. Il 4 ottobre il testimone passa a Palermo, Catania, Ragusa, Modica e Scicli, che diventeranno un grande museo diffuso fino a domenica 3 novembre. Dalle saline della Sicilia occidentale agli splendori del Barocco in Val di Noto, dall’itinerario arabo-normanno a Palermo ai tesori nascosti nel cuore dell’Isola…
Frattanto si tirano le prime somme del prevedibile successo di questa iniziativa. Sono quasi 50 mila i visitatori che hanno scelto di muoversi tra Palermo, Catania e le tre città del Ragusano per Le vie dei tesori. E fra questi ben 37 mila hanno visitato i 160 luoghi di Palermo, in cinquemila hanno scelto i 50 siti di Catania e altri 7500 hanno camminato per le stradine scoscese di Ragusa Ibla, sono salite a Modica e scelto il barocco di Scicli. Tre giornate di visite, con ospiti siciliani e tantissimi turisti spalmati dal centro storico alle borgate in periferia.
Il primo weekend si è snodato anche tra luoghi visitabili solo su prenotazione – fra cui molti già esauriti – fra la novità delle “esperienze” a Palermo e Catania con svariate possibilità di scelta, tra voli in aereo o camminamenti segreti delle monache, le visite teatralizzate e il concerto di chitarra, che hanno registrato l’over booking nel capoluogo dell’Isola, che li ha accolti fra cripte nascoste e oratori barocchi come quello famoso di Santa Cita…
Palermo, infatti, è una sicurezza, resta “la porta della Sicilia” e il Festival cresce ogni anno di più. Quasi 37 mila visitatori – dicevamo – hanno scelto i 160 luoghi della città, le visite guidate con lo storytelling tipico del festival, ma anche le visite teatralizzate e il primo concerto del chitarrista Giulio Tampalini…
Gran successo delle passeggiate, sia quelle cittadine, sia quelle naturalistiche. Su tutte quelle sulle tracce dei Beati Paoli e del Gattopardo. Apprezzato il tour in tram alla ricerca di Palermo inizio secolo, da replicare – a questo punto – nel corso dei prossimi quattro weekend.
Il luogo più amato a Palermo – oltre 1000 visitatori – è la chiesa di Santa Caterina, con il suo trionfo di stucchi di Procopio Serpotta (della famiglia di Giacomo) e gli splendidi “marmi mischi”… E’ significativo, però, che il secondo sito prescelto è il monastero di clausura annesso alla Chiesa, con l’oratorio, la sala della Priora, la grande Sacrestia, il refettorio e il “comunichino”, l’ex chiesa di san Matteo e la sala Capitolare, anche questo visitato da quasi 1000 persone.

Va fortissimo il terzo sito, visto che era aperto soltanto per poche ore solo due giorni: il Teatro Massimo che ha permesso agli spettatori di entrare nel famoso enorme retropalco, per constatare i segreti dei meccanismi di scena dietro la rappresentazione… Sarà possibile un’altra visita soltanto nel terzo weekend del festival. Possibile, inoltre prendere un aperitivo seduti nei divani di raso del salotto del Re.
Tra i 160 luoghi che sono stati illustrati da ciceroni appartenenti ad un “plotone” di volontari e studenti, i visitatori amano i bunker e le storie legate alla Seconda Guerra Mondiale. E’ una certezza, visto che sia il rifugio antiaereo sotto Palazzo delle Aquile che quello – novità di quest’anno – sotto la Biblioteca Bombace, hanno ottenuto numeri molto alti, quasi 900 visitatori il primo e 500 il secondo.
In tanti hanno voluto raggiungere l’aeroporto di Boccadifalco i cui responsabili hanno permesso di scendere nei due bunker, aprendo anche la torre di controllo, raggiunta su di un trenino… All’ingresso, i ragazzi dell’Istituto Nautico Gioeni di Trabia hanno allestito dei murales in corso d’opera nelle stesse settimane delle Vie dei Tesori…
Nel complesso Malaspina in mostra per la prima volta la sala con l’affresco appena ritrovato (oltre 300 visitatori) e la chiesa Evangelica Valdese (oltre 200). Alla Questura, invece, le visite sono state condotte dalle stesse Forze dell’Ordine.
Questo primo week end ha visto anche la presenza dei siti e musei regionali dove Le Vie dei Tesori ha condotto visite guidate ad una serie di siti aperti gratuitamente per l’occasione: la “palma” è toccata al castello della Zisa con oltre 500 visitatori. Ottime performance anche da Palazzo Mirto e dal Museo archeologico Salinas, dove una delle visite ha fruito della guida da parte della direttrice Caterina Greco.
Successo anche per le allieve del Maria Adelaide, che hanno illustrato la storia dell’Educandato ottocentesco.
Lusinghieri apprezzamenti per le visite “teatralizzate” di Pietro Massaro e Stefania Blandeburgo: un gruppo di turisti emiliani si è addirittura commosso – nonostante la difficoltà del testo in dialetto – all’ascolto della storia della cortigiana costretta sin da bambina a vendersi, proposta nella cripta delle Repentite, le prostitute convertite alla vita monastica.
Il pubblico serale ha apprezzato l’ apertura in notturna degli “studi”, molto frequentati da appassionati e curiosi di vedere come un artista si muove in un ambiente che spesso si è costruito a propria immagine.
“Ringrazio – ha commentato Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori – tutti i partner pubblici e privati che ogni anno rinnovano con noi questa sfida. Un grazie anche ai visitatori che ci seguono ogni anno sempre più numerosi: cittadini, turisti ed escursionisti felici di trovare una città tutta aperta e raccontata. Un grazie speciale infine ai nostri ragazzi: staff, collaboratori, tirocinanti universitari, volontari, studenti in alternanza scuola lavoro che amo indicare come …il volto del nostro Festival”.
Una iniziativa, insomma, di cui si può dire apertamente che “ci voleva“, destinata – e ci riesce – a vivificare tutto ciò che, indubbiamente, c’è da sempre o …c’è da molto. Una ricchezza certamente inestimabile che spesso – in un territorio che forse ha addirittura troppo – sfioriamo senza neppure guardare.
(Testi raccolti e commentati da Germano Scargiali)







