Schiaffa il mostro in Tv

Quanti bimbi soli davanti alla Tv!

Daschiaffa il mostro in prima pagina‘ a schiaffalo in Tv il passo è stato breve. Il ‘Rubicone’ è stato attraversato ‘al volo’. Da tempo additiamo lo scandalismo in Tv. A proposito del coronavirus – ad esempio – ha seminato il panico e l’ignoranza. Mille interviste solo per allarmare. Quasi mai per convincere della verità sulla natura del virus: vive solo all’interno della cellula umana. Andare in giro per strada in mascherina è semplicemente ridicolo, così come bonificare i pavimenti con il disinfettante, addirittura con pompa e schiuma… 

Pubblichiamo, pertanto, con slancio, un brano apparso sul blog “Davide Di Maggio, la Tv dietro le quinte“…

(Aggiungiamo i nostri ‘grassetti’ che riteniamo comodi per chi legge su un display).

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…10 giugno 1981, Alfredino Rampi cade in un pozzo artesiano a Vermicino. 20 Aprile 2011, il corpo di Melania Rea, trafitto da 35 coltellate, viene ritrovato a Ripe di Civitella in provincia di Teramo. Due tragici eventi apparentemente lontani tra loro per luoghi, tempi e dinamiche, ma in realtà molto più vicini di quanto si possa pensare. Le morti di Melania e Alfredino, oggi come ieri, scuotono l’opinione pubblica e incollano davanti alla tv milioni di spettatori. A far loro compagnia nel corso di questi trent’anni: Simonetta Cesaroni, Marta Russo, Elisa Claps, Samuele Lorenzi, Tommaso Onofri, Chiara Poggi, Meredith Kercher, Denise Pipitone, Sarah Scazzi, Yara Gambirasio e tanti altri ancora. Eroi per caso, balzati agli onori della cronaca nel peggiore dei modi, in un’evoluzione sempre più sensazionalistica del mezzo televisivo. Avidi necrofori, cento volte mandarono in onda la straziante immagine i Chiara Gambirasio, impegnata in allenamento in una ‘spaccata’…

Una deriva che sembra aver preso il via proprio il 10 giugno di trent’anni fa con la tragedia del piccolo Alfredino. La sua terribile morte ma soprattutto le lunghissime 63 ore passate nel vano tentativo di portarlo in salvo rappresentano una delle  pagine più tristi della televisione italiana.  Una storia in cui eroi e sciacalli, generosità e cinismo, informazione e fiction, autorità dello Stato e venditori di bibite e panini, si mescolarono tra loro fotografando, in unica istantanea, il meglio e il peggio del nostro Paese. L’Italia intera seguì la vicenda con una partecipazione fuori dall’ordinario. Una diretta televisiva ininterrotta di 18 ore, la più lunga che si fosse mai vista fino allora, con un’audience stimata di oltre 21 milioni di spettatori.

Una telecronaca che ha segnato una svolta irreversibile nella televisione italiana infrangendo per la prima volta il tabù della morte in diretta. Da quel momento, caduto ogni pudore, molte altre saranno le incursioni della tv su drammi e tragedie. La diretta di Vermicino rappresenta la prima combinazione tra generi televisivi differenti. Nasce ufficialmente quello che oggi tutti quanti chiamiamo Infotainment. Una fusione d’information ed entertainment che porta il giornalismo a diventare più popolare e attraente nel sempre più concorrenziale mercato televisivo. Lacrime, strazio, dolore, la continua ricerca dello scoop in diretta e di quel sensazionalismo fondamentale ai fini degli ascolti riempiono indistintamente i palinsesti della tv pubblica e privata. Un dato per tutti: la percentuale di cronaca nera, che nei telegiornali dei paesi europei è del 4%, in Italia si triplica arrivando al 12%.

Un tempo fu Lascia o raddoppia. Oggi ci dividiamo fra Luca Argentero, Lino Guanciale, Alessandra Mastronardi, Cristiana Capotondi... Fin qui niente di male.
Un tempo fu Lascia o raddoppia. Oggi ci dividiamo fra Luca Argentero, Lino Guanciale, Giuseppe Zeno, Alessandra Mastronardi, Cristiana Capotondi, Vanessa Incotrada… Fin qui niente di male. Le fiction sono l’entertainment  ideale di molti: poca cultura, forse, ma tanta compagnia e, a volte, un po’ di morale. Si lotta per il bene che alla fine la spunta… (G.S)

Da Vermicino in poi, le tragedie diventano un inquietante ma allo stesso tempo emozionante reality costruito sulla sofferenza altrui. Uno show che non sembra portare alcun rispetto per la vita e le persone, per il loro dolore e per la realtà degli eventi. Un circo mediatico al quale sarebbe opportuno mettere fine o quantomeno porre un freno. A fare il primo passo dovrebbero essere gli stessi telespettatori, iniziando a rifiutare certe spettacolarizzazioni del dolore e del’noir’. Tornando, invece, a riscoprire il valore della vita. Un risveglio di quei sentimenti che spesso assopiti, portano a un’insensibilità tale da far ascoltare e accogliere come se nulla fosse, notizie che un tempo avrebbero fatto a dir poco rabbrividire.

Un segnale di rispetto per noi stessi e ancor prima per le tante vittime, come il piccolo Alfredino, il cui sorriso a distanza di trent’anni appare ancora intatto nella lapide del Cimitero Verano di Roma, a pochi passi dalla tomba di Marta Russo. Accomunati da una tragica fine e da una popolarità postuma, per i due eroi per caso, entrambi classe 1975, il destino ha riservato una magra consolazione. Un posto tra le personalità celebri nel cimitero monumentale della Capitale.

Davide Di Maggio

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Nota.

Rigirare il dito nella piaga del ‘noir’, delle storie in giallo, fatte di disgrazie e delitti altrui, esercita un indubbio richiamo, soprattutto sugli ipocondriaci e sui menagrami, che sono tanti… Quelle storie hanno una singolare funzione ‘consolatoria’ per il loro animo perverso. Invece, possono portare lo sconforto nella persone sensibili, che vivono nelle case di città e nelle località più sperdute. Essi sostituiscono la Tv al dialogo diretto con il prossimo. Il piccolo schermo dovrebbe tener cento che – con prepotenza – entra a far parte delle famiglie. Esso  diviene spesso l’interlocutore primo di chi è più isolato o, addirittura, solo.

La vicenda di Alfredino, durata giorni in diretta Tv, non fece dormire molta gente

E’ da usare, infine, il massimo rispetto per la personalità dei giovani e giovanissimi. Informarli è giusto, ma con la dovuta circospezione ed umanità. Indulgere nel descrivere il peggio del mondo, i momenti degenerativi dell’animo umano, è segno di cattivo gusto, di carenza di rispetto per l’uomo. I cui errori devono lasciare addolorati e perplessi… Spesso è d considerare un atto – a propria volta –  criminoso. (G. Scargiali)

Nota  2 

Nel comunicare bisognerebbe sempre riflettere sull’impatto preso la pubblica opinione. Non c’è dubbio che, anche nel fornire delle news, si faccia opinione…

Nel corso delle conferenze sull’inquinamento marino, citiamo spesso il caso di un mio amico che soffriva di psoriasi ed era ridotto alla disperazione perché più giornali scrivevano che, in vista dell’estate, i mari siciliani sarebbero stati tutti fortemente inquinati. Da divieto di balneazione…

Dovetti ricordargli la mia conoscenza e frequenza personale del mare (per la quale sono certamente considerato un giornalista specializzato) al fine di tirargli su il morale…

“Vedrai – gli dissi – che il mare è quello di sempre. L’inquinamento di tipo oro fecale che possiamo incontrare in Sicilia era molto più forte quando eravamo ragazzi, ai tempi d’oro dei mille bagni nelle spiagge libere. E chi ci badava? Era un errore… Oggi, però, i depuratori hanno fatto miracoli e il mare ha avuto il tempo di fornire una lusinghiera risposta ai menagrami ed ai seminatori di panico ecologico.

Sempre ai meeting sull’argomento, alzo la mano e intervengo: “se a Cefalù – affermo – il mare secondo voi è gravemente inquinato, vi dico che io ho l’abitudine, quando nuoto a lungo, di togliermi l’arsura bevendone un sorso. E’ una pratica comune fra i velisti, che per rianimarsi stringono fra i denti la scotta fatta di acqua salata. Di acqua di Cefalù ne ho bevuto fino a non più di due giorni fa…”

Sta, poi, all’intelligenza del bagnante discernere. Chi va al mare farebbe bene a diventare un po’ marinaio e meteorologo (e molti lo fanno). Nelle (strette) vicinanze di uno scarico a mare, anche un depuratore, in caso di dubbio, è bene prendere il bagno ‘sopra corrente’. La direzione della corrente? In Mediterraneo segue quella del vento prevalente. Sopra corrente equivale a dire sopra vento, almeno nel 99 per cento dei casi. Ma già ameno di due miglia dallo scarico, il mare può considerarsi pulito, grazie alla sua composizione, al salino, allo iodio ed all’azione del sole.  Quanto ai pesci, il mare rigurgita di pesci ‘pelagici’: tunnidi, spada, pesce azzurro in genere. Quello ‘da proteggere’ è il pesce stanziale o bentonico – purtroppo il più fino – a causa della pesca lungo costa e della esiguità delle scogliere che a quel pesce forniscono l’habitat… L’andazzo mediatico è tale da far credere che i pesci in vendita presso i pescivendoli siciliani siano di regola ‘taroccati’. Non è così. Se ne accorge chi pesca, ci se ne intende, chi conosce il pesce fresco a prima vista. Eppure Tv e carta stampato fanno cultura ‘al contrario’. Persuadono spesso ‘la gente’ del contrario della verità… (G. Scargiali)

 

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