La più grande rapina del secolo viene perpetrata – probabilmente – attraverso l’Iva. Ha numeri da brividi. Segue un regime capestro che ritarda gravemente la crescita, nuoce soprattutto ai ‘piccoli’. limita l’iniziativa, nasce per gravare ‘solo sul consumatore‘, ma cotituisce un grande fardello anche per chi fa impresa e per le libere professioni…
Il motivo principale è l’esosità della percentuale imposta, teoricamente ‘una partita di giro’. Non dovrebbe, cioè ‘colpire’ in teoria il ciclo produttivo, ma accompagnarlo fino alla vendita del prodotto finale: in quel momento si riverserebbe tutta sull’acquirente. In realtà tale da pesare sulla produzione e sul commercio, rendendoli farraginosi (ma anche colpendoli di fatto) anche se finisce colpire soprattutto quello che sarebbe – nella logica dell’imposta – il contribuente reale: il consumatore.
In questo modo l’evasione diventa estremamente motivo ed occasione di un grande lucro. Un profitto illecito, ma tale da ‘arricchire’ chi ‘gioca’ con la falsa fatturazione ed alterando i dati degli incassi, nascondendone una parte: spesso è ‘un gioco da ragazzi’, perché l’a pubblica amministrazione non ha la forza di operare i necessari controlli. Nonostante questo, essa ne trae – comunque – tali ricavi da non pensare minimamente di modificare un regime fiscale che è uno dei tanti ‘scogli’ che limitano la crescita e lo sviluppo da decenni.
Nonostante questo, non può dirsi che gli ‘effetti del boom economico degli anni dal 960 al 990 siano mai venuti meno: il mondo evoluto non è più quello di prima, non ha più i vecchi problemi nella gravità antecedente. (Germano Scargiali)
Ma torniamo all’Iva…
Più di 1.260 miliardi di euro destinati ai 28 paesi dell’Unione europea sono scomparsi in otto anni tra il 2009 e il 2016 e solo in minima parte sono stati rintracciati. Un fiume di denaro, grande quanto il Pil dell’Australia, che doveva essere incassato dalle autorità fiscali dei paesi europei sotto forma di Imposta sul valore aggiunto (Iva) ma che si è inabissato come un fiume carsico e non è mai riaffiorato in superficie.
I soldi dell’Iva che mancano all’appello sono tanti anche se si restringe l’obiettivo all’Italia: 213,8 miliardi di euro in sei anni, tra il 2011 e il 2016. Tecnicamente si chiama “Vat Gap”, dove Vat sta per “Value added tax”, cioé Imposta sul valore aggiunto, e il gap è la differenza tra l’Iva che dovrebbe essere versata e quella che
Solo nel 2016 (ultimo anno di cui si hanno dati omogenei) la somma non incassata dal Fisco è stata di 34,8 miliardi in Italia e di 147,1 miliardi nell’intera Unione europea, una cifra di poco inferiore al bilancio della Ue. È come se l’intero fatturato della General Motors, la più grande società automobilistica degli Stati Uniti, evaporasse in un colpo solo.
Ciò parla chiaro anche sulla esosità, l’ingiustizia sostanziale dell’imposta, il peso che impone all’economia e allo sviluppo
L’EVASIONE DELL’IVA IN ITALIA
(Fonte: Ministero economia e finanze su elaborazioni dell’Agenzia delle Entrate)
Il sunto? Due miliardi di Iva bruciati ogni anno già dai soli carburanti illegali…
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Ma chiariamo una volta per tutte come sia ‘normale‘ che una tassa ingiusta – troppo esosa e gravosa da gestire – venga evasa, così come una legge sbagliata non venga rispettata come avviene per una una corretta. Non è affatto chiaro che le leggi devono codificare il comune sentimento popolare rispetto alla ‘fattispecie’ cui si riferiscono. Ma è proprio così, anche se non fa parte della cultura generalizzata che è convinta che lo Stato debba – piuttosto – indottrinare il popolo. Questo è vero solo in piccola parte per quei ‘riottosi’ che non si adeguano al comue senso della giustizia, delle buone maniere…
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Solo con le frodi carosello, ogni anno vengono sottratti ai contribuenti europei 50 miliardi di euro. Facendo circolare beni e servizi attraverso i confini interni dell’Unione europea, truffatori, criminali e persino terroristi stanno sottraendo denaro ai bilanci pubblici. Il loro trucco: recuperare tasse che non sono mai state pagate. E l’arma che usano sono le ‘frodi carosello’ sull’Iva.
Nonostante queste truffe siano conosciute alle autorità fiscali europee fin dall’introduzione dell’Iva comunitaria nel 1993, quasi nessuna misura a livello globale è stata presa per ridurre efficacemente l’ammontare di queste perdite. L’incapacità degli stati membri della Ue di accordarsi all’unanimità sulle questioni fiscali e la mancanza di fiducia reciproca costano molto care ai contribuenti.
E così, mentre alcuni paesi agiscono a livello nazionale per ridurre i danni, questi sforzi spesso spostano la frode verso gli altri stati membri e non riescono a sradicarla.
Il denaro sottratto attraverso queste truffe sfocia nel crimine organizzato e nel finanziamento al terrorismo, distorcendo l’economia e mettendo a repentaglio – tanto per cambiare – l’economia spontanea delle piccole e medie imprese.
Concludiamo affermando che il tasso percentuale dell’Iva è così alto da rendere lucroso l’ìmbroglio: ne scatgurisco false fatturazioni e falòse registrazioni (a pioggia).
(Testo raccolto da più fonti commentato da Germano Scargiali)








