“Asperger” è il terzo ed ultimo album della band Sudoku Killer e Caterina Palazzi.
In primo luogo: la musica va ascoltata e “guardata” in vivo e questo vale per ogni genere musicale.
Sono i processi mentali che suonano in Caterina Palazzi!
Questa compositrice di cui molta letteratura musicale si è occupata in modo ampio ed esaustivo, è profondamente immersa nel XXI secolo.
Certo, la musica è il mezzo di espressione e d’esternazione di impellenze spirituali che sgorgano dal profondo dell’animo di lei.
- P. è un radar che capta le valenze semantiche fondanti di sonorità preesistenti per processare le percezioni finissime di cui vive.
L’11 agosto 1956 muore in un incidente stradale disastroso Jackson Pollock. Malgrado i suoi innumerevoli tentativi d’approdare ad una sintesi dell’arte figurativa, non riesce a portare a compimento il suo progetto.
Probabilmente – commentava Padre Marko Ivan Rupnik in un corso di storia dell’arte cristiana contemporanea del 2003 – la sua opera maggiore fu proprio il disfacimento del corpo a causa dell’impatto violentissimo: questa fu la sintesi del suo spasmodico ricercare.
Qualcuno ha parlato di contaminazioni di questo o quel genere musicale a riguardo del lavoro di C. P. Non è esatto!
Certamente C. P. conosce e bene di jazz e rock e non lo nasconde ma lei non ha un corpo su cui possano attecchire innesti e germogliare, di conseguenza, frutti misti e non è neppure un confuso magma musicale.
- P. addomestica la musica in funzione dei processi mentali percettivi e per questo non sempre è indispensabile canonicamente procedere nella manipolazione dello strumento assecondando le istruzioni accademiche, meno che meno, veleggiare su un sound conosciuto seppur distaccandosene con variazioni originali.
1956-2018: C. P. non è Pollock; ma C. P. non è neppure Gunther Schuller.
Gunther Schuller grossissimo musicologo, autore di una monumentale “Storia del jazz” non si limitò allo studio approfondito della musica afro-americana ma teorizzò un così detto “Third stream” (terzo flusso).
Attenzione: Gunther Schuller usa proprio “stream” ovvero “flusso” non “way”, albore di una sentita voglia di creare qualcosa di nuovo… Ma, come argutamente avverte Marcello Piras, l’operazione che egli proponeva, sapeva più di un intervento chirurgico di estetica plastica con asportazioni e reimpianti su altri o diversi stili musicali, che di un effettivo studio sulle sonorità ed i loro portati socio-ambientali; in pratica una scarsa attenzione alla analisi filologica della musicalità degli stili ed una bassa comprensione del segno acustico-musicale.
In ogni caso, l’intuizione era stata comunicata al mondo!
E’ forse quello che Ran Blake dice “the primacy of the ear” (la preminenza della percezione dell’orecchio) che muove la compositrice Caterina Palazzi?
Un correlato, nella storia delle arti, potrà meglio contribuire alla comprensione del tempo e del terreno culturale su cui la Palazzi si muove.
L’Italia vanta due grossi nomi nell’arte teatrale: Carmelo Bene ed Eugenio Barba.

Il primo, apriva la strada ad un teatro fatto di affabulazioni che tenessero presenti i suoni evocativi delle parole, una specie di sostantivazione sonora della parola, distruggendo la “storia narrata” del precedente teatro; il secondo, Eugenio Barba, rilevava che alla teatralità di un attore esisteva un livello “preespressivo”, mai in precedenza, esplorato dalla scienza teatrale, individuando uno stadio non appartenente né al quotidiano né al momento della espressione teatrale: la così definita “antropologia teatrale”.
Il fertile “humus” storico della ricerca del secolo passato, è perfettamente digerito dalla Palazzi, l’alfabeto è già tutto assorbito e la composizione può iniziare.
Si ripete: è la materia mentale che attiva l’eterogeneo dispositivo musicale di Caterina Palazzi!
Prima “Sudoku Killer”, ove il muro occulto va svelato e svelandolo s’approda al “dietro quella porta”; poi “Infanticide” il sogno del bimbo della netta distinzione fra il bene ed il male senza che nessuno dei due fattori sporchi l’altro, s’infrange annunciato dal grido iniziale dell’album; infine “Asperger”: il cammino nel male.
Non un ecclettismo alla “quartiere romano Coppedè” o alla “chiesa di San Spiridione” del misconosciuto Carlo Maciachini, ma una vera ricerca sperimentativa che obbliga il posseduto musicale a servire l’esigenza mentale, domina nella compositrice Caterina Palazzi.
La “massa” musicale di C.P. non arriva mai al punto critico d’innesco-esplosione musicalmente irrisolto, ma viene sempre recuperata da una frase seguente che, collegando la criticità raggiunta, la solubilizza verso una razionale conclusione.
Se qualcosa di irrisolto v’è nella compositrice, questo, può essere riferito al suo intimo percorso sulla ricerca esistenziale di costei.
Il male di “Asperger”, che diviene un quasi amico, somiglia più ad una sindrome di Stoccolma della vittima nei confronti del carnefice, che ad una effettiva volontà di considerarlo via di vita e di pratica.
Il percorso nei meandri del male dà vita ad una coscienza delle orripilanze insupposte che si preferisce non esplorare con troppa profondità per timore che esse possano inghiottire senza possibilità di uscita e/o per sentirsene sicuramente distanti certi che, esso, ovvero il male, sia un carattere che non abita nella profondità dell’animo dell’uomo comune, quello di tutti i giorni. Non è così!
Sarà dunque una Lady Macbeth purificata e verso quali orizzonti, il prossimo album della Palazzi?
Testo e foto Fabio Massimo Tombolini
(Servizio speciale da Roma)
“ASPERGER”
Band “Sudoku Killer”
Caterina Palazzi contrabbasso e composizioni
Giacomo Ancillotto, chitarra
Sergio Pomante, sax tenore
Maurizio Chiavaro, batteria
al Klang Via Stefano Colonna, 9 Roma 16 febbraio 2019







