Monta la contestazione a Bergoglio

Don Alesandro Minutella Parroco a Romagnolo (Palermo)

I nostri garbati dubbi di contestazione nei confronti di alcuni atteggiamenti e decisioni di Papa Bergoglio trovano eco sonore in questi giorni. La “rivolta” parte spontanea da Palermo, che smentisce – come avvenne per i moti del 1821 e del 1948 – chi la addita come “città pecorona” con la sola eccezione dei Vespri…

Don Alessandro Minutella, il parroco di San Giovanni Bosco a Romagnolo, agisce da vero rivoluzione e con inusuale coraggio: chiama a raccolta tutti i “veri cattolici”, difensori della “sana dottrina” contro l’impostura di una “falsa Chiesa”, e annuncia un raduno nazionale in provincia di Verona per il prossimo 22 aprile. Minutella non può non sapere a che cosa vada incontro nell’ambito della curia ed oltre.

L’appuntamento della protesta è fissato al palazzetto dello sport di Offia San Bonifacio, con la coroncina del Rosario tra le mani e le bandiere bianco-giallo del Vaticano, dove …rivolgeremo un accorato appello al Santo Padre Benedetto XVI, perché ci benedica e ci incoraggi in quest’opera di resistenza dal sapore apocalittico.

La contestazione così accesa rischia purtroppo di trasformarsi in uno scisma. La battaglia ingaggiata da don Alessandro Minutella, il parroco di San Giovanni Bosco a Romagnolo, è sostenuta da un prete che non fa mistero dell’intenzione di difendere fino alle estreme conseguenze il “magistero autentico” contro quella che lui ritiene una pericolosa deriva progressista impressa da papa Francesco, che Minutella chiama sempre Bergoglio, senza riconoscerne il ruolo.

Il parroco di Romagnolo ha appena tenuto una riflessione in diretta Face book, video che ha raggiunto in poche ore 10 mila visualizzazioni e che fa venire allo scoperto una spaccatura molto forte. Una situazione delicatissima, al vaglio dell’arcivescovo Lorefice, che adesso sarà difficile ricomporre.

E’ significativo che il grosso della comunicazione mette in risalto la parte della contestazione che riguarda l’apertura verso la “solita” omosessualità. Un concetto sul quel è facile che i più, oggi, diano torto al parroco. Ma lui afferma: “Continuerò a professare la mia fede come il Battista, finché non mi taglieranno la testa”. Ci sembra “forte” no? Ben determinato il “pretino” borgataro nel battersi per i massimi principi, visto che pochi lo fanno più in alto…

Ma non è neppure esattamente così. Infatti la contestazione di don Alessandro non giunge da sola. L’Arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri, alto prelato si dichiara da tempo in profondo disaccordo con Francesco. Il discorso si fa ancora più serio, considerato che, in tale posizione, resta un punto di riferimento di Comunione e Liberazione.

Negri, allievo di don Giussani, è anche noto per aver contestato la magistratura quando incriminò Berlusconi per il caso Ruby. A chi allora gli fece notare che gran parte del mondo cattolico era indignato sulla vicenda delle Olgettine, rispose: “L’indignazione non è un atteggiamento cattolico”.

S.E. l’Arcivescovo Negri punta il proprio “j’accuse” soprattutto sulla nomina dei preti di strada.

Ecco il motivi della contestazione: le recenti nomine di Papa Francesco a Bologna e Palermo, diocesi per anni in mano a Cl, dei vescovi Matteo Zuppi e Corrado Lorefice, due preti di strada. Monsignor Negri, il 28 ottobre, sul Frecciarossa partito da Roma-Termini (testimoni oculari hanno riferito l’accaduto), ha dato libero sfogo ai suoi pensieri a voce alta, come pare sia sua abitudine, incurante dei pochi presenti nella carrozza di prima classe, con il suo segretario, un giovane pretino dal look della curia che conta, doppio telefonino, pronto a filtrare le telefonate dell’arcivescovo. “Dopo le nomine di Bologna e Palermo – avrebbe esclamato Negri – posso diventare Papa anch’io. È uno scandalo. Incredibile, sono senza parole. Non ho mai visto nulla di simile”.

Nelle nostra pagine avevamo accennato con la prudenza e il rispetto dovuti nei confronti dell’alta istituzione, già alla strana deposizione di Ratzinger, annunciata proprio a Palermo dal Cardinale Paolo Romeo con una misteriosa profezia un anno prima. Poi eravamo rimasti interdetti – e l’avevano detto – di fronte al disinvolto uso del concetto di “innovazione”. Successivamente ci era sembrata altrettanto disinvolta l’applicazione del caposaldo di fede costituito dall’ecumenismo, un concetto che distingue il cristianesimo specie quello di fonte cattolica da ogni altra religione. Il cristianesimo non è, infatti, una religione di popolo, ma la religione del Mondo… Non ne “ammette” nessun’altra.

Partendo dal primo comandamento “Non avrai altro Dio fuori di me”, giungevamo all’intransigenza assoluta di tutta la concezione della Trinità, chiarita dalla venuta di Gesù Cristo sulla terra e dalla sua limpida parola.

Il Cristianesimo cattolico è divenuto la “religione per eccellenza”. Come tale la più contestata dagli atei. Ma è, soprattutto, ben lontana da quel “volemose bene” con le altre confessioni cui sembra alludere Bergoglio. Sì alla massima comprensione, sì alla massima amicizia, sì alla collaborazione nelle opere di bene, ma nessuna commistione in fatto di religione, di “credo”. Non ci sembra che Bergoglio metta, a tal proposito, i dovuti puntini sulle i…

Peggio in un momento storico in cui i nemici della Fede tramano proprio per l’affermazione di una “religione universale“. In cui il peggio del mondo progetta un “nuovo ordine mondiale” che non può non compendiare un nuovo modo di intendere la morale e la fede. Siamo chiaramente in pieno “terreno minato” e i distinguo, tutti a favore del Vangelo del Nuovo e del Vecchio Testamento, devono essere la “prima cosa chiara”. Perché ciò che deve sorprendere e ribadita è la loro modernità, la loro attualità, non già la parte che appare “sorpassata”.

Se cade tale intransigenza dogmatica tutto diventa dubbio. Divengono possibili certe “innovazioni” che suonano assurde, talvolta anche ridicole. Afferma, invece, un parrocoprogressista”: “certe cose che prima erano considerate errore – afferma – adesso sono ammesse. Occorre abituarsi e accettarlo”. Ma qual è questo prima? Anzi qual era “il prima”? Quando era questo “prima”? E quale e quando è questo “adesso”? Il paradosso è chiaro, come se, nel nostro percorso di fede non dovessimo superarne già tanti…

A “quanti anni fa” risale quel “prima“? Quanto contano quegli anni rispetto all’Eterno?

L'Arcivescovo Negri con Giuliano Ferrara all'Università Lateranenze
L’Arcivescovo Negri con Giuliano Ferrara all’Università Lateranenze
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