Il patto col governo

Il patto fra governo e cittadino. Se ne parlava tanto, anni fa. Non se ne parla più da un pezzo. Come mai?

“Con un contraente onesto – mi insegnava mio padre, che era un imprenditore – nessun contratto è indispensabile. Con uno disonesto nessun contratto è sufficiente”.  

Non si parla più, da imprecisabili decenni, del patto morale fra fra Stato e cittadino. E’ un accordo non scritto di reciproca fiducia che, se si alimentasse, potrebbe condurre a molti lodevoli e auspicabili effetti…

Avviene invece che, mentre un’errata cultura giuridica sostiene che l’interesse dello stato coincida con quello della nazione (i cittadini), lo Stato è in condizioni di estrema “insolvenza” con la “controparte”. Perché tale viene ad essere…

La realtà – come sta scritto sui principali libri di diritto – è che gli interessi dello Stato non coincidono mai con quelli dei cittadini e tantomeno del singolo.Lo stato ha le proprie casse, il proprio bilancio da far quadrare ed è in continuo rapporto creditorio – debitorio nei confronti della Nazione,dei cittadini, del singolo.

Il “fraintendimento di base” nasce dalla errata cultura socialista diffusasi nel corso del 1900. Un socialismo malinteso a causa della forte influenza marxista…

L’interesse in sé dello stato per la nazione sussiste di certo. Dovrebbe essere la finalità principale. Tuttavia, si muove “longa manus”, non è in relazione diretta né con l’intima volontà della maggioranza democratica, né con quella delle minoranze, né vi è una relazione – che a volte viene esternata – fra le prestazioni fiscali, il loro aumento e i servizi ai cittadini. L’esperienza stessa ce lo insegna. Nessuno si illuda al riguardo: il “giro” dei fondi raccolti con le imposte e i benefici per la comunità e il territorio è lunghissimo. Tanto che tali benefici, fuori degli interventi straordinari in caso di catastrofi, sono molto mediati. Sono irriconoscibili. Così che sia impossibile trovare una relazione fra “gli inasprimenti” fiscali e i servizi offerti alla realtà civile. E ciò è vero persino per le “tasse” che il governo pretende in cambio di un servizio. Spesso, però, il servizio (vedi istruzione pubblica, sanità…) vale – perla verità – più della relativa tassa.

Ma, tornando al patto con la nazione, non se ne parla nemmeno. E’ ciò che è venuto meno. Ne parlò, in qualche modo, solo Berlusconi e tentò persino di mantenere le sue promesse. Sicuramente altre forze si frapposero fra le sue buone intenzioni e la corrispondente realizzazione di quanto si proponeva…

Il patto di fiducia è ciò che manca. Sarebbe un grande passo avanti ed occorrerebbe a limitarlo, avvicinarsi adesso con un’azione morale e culturale. E’ la diffidenza reciproca il leit motiv che caratterizza la vita degli italiani.Per non parlare dei rapporti con l’Europa (UE) che gli italiani, non sempre a torto, giudicano matrigna…

In Usa si ricorre spesso alla”class action“, un istituto in grande ritardo dalle nostre parti: esso interviene quando molti cittadini, lesi nell’analogo interesse, si “consorziano” per esperire un’azione legale comune nei confronti dello Stato. La cosa spesso funziona,m siamo sempre nell’ambito di un conflitto fra stato e comunità.

Un pizzico di “populismo” e uno di “sovranismo”, inteso questo come”plateale” ostilità ai poteri forti che contendono la supremazia allo stato stesso, forse non guasterebbero.Questo è il motivo della crescente “simpatia” che al voto riscuotono ovunque il neo populismo e soprattutto il sovranismo. Specie se questo si atteggia a dar voce alla sovranità popolare. Perché – chiariamolo una volta per tutte – tale volontà si può esprimere in concreto soltanto tramite l’apparato politico frutto di democratiche elezioni. Lo si voglia o no…

(Articolo in preparazione)

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