La crescita è insita da sempre nel sistema economico, è parte integrante della storia umana, ma, dal tempo della Rivoluzione industriale, ha assunto un ritmo tangibile, frenetico e misurabile annualmente tramite il Pil (prodotto interno lordo). Il Pil, calcolato sommando tutti i pagamenti effettuati su di un territorio, evitando i ‘doppioni’ (il più importante è il suolo nazionale) nell’unità di tempo (di solito un anno), non può non crescere, salvo un cataclisma o madornali errori nella gestione dell’economia. Un Pil come quello attuale, che cresce all’1% o meno, è un’autentica ignominia, una vergogna…
I motivi della continua crescita – con buona pace di coloro che parlano di “crescita compatibile” perché non accettano i dati reali di una crescita che, in realtà, appare illimitata nel tempo (ed è così) -sono di carattere finanziario (dinamica della finanza interfacciata con l’economia), ma anche più veri nel concreto: i beni strumentali, le idee e le tecnologie sopravvivono al loro ammortamento e si trasformano in una ‘premialità’ gratuita per chi …produce dopo.
Da decenni (da quandosi ebbe coscienza de miracolo economico negli anni ’60) è presente con certezza nel mondo una forza che combatte per frenare o arrestare la crescita. La “tecnica” piuttosto diabolica fu adottata in partenza dall’Urss e dalla stessa Cina. Già da prima della cosiddetta Caduta del muro di Berlino altre forze tese al mantenimento o alla conquista dei grandi monopoli, anzitutto finanziari, ma anche speculativi nel campo della produzione e del commercio. Ciò che si cerca è il controllo delle masse e un monopolio leonino dei beni di consumo di prima necessità.
La demagogia è, frattanto, assistita della main stream mediatica, che predica spesso il contrario della realtà palmare, ma acquista credibilità in virtù dell’autorevolezza della fonte…
Tutto ciò che “fa colpo” viene strumentalizzato ed adattato agli interessi di chi detiene il “potere”.
Ultimo eclatante casus, la peste del momento: l’influenza da coronavirus. Come abbiamo scritto, “pompata” da una parte viene strumentalizzata dell’altra, che accusa chi l’ha “pompata” di non fare – però – abbastanza per debellarla…

La peste del momento – la “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata) – è stata subito presa di mira sia da chi l’ha enfatizzata, sia da chi l’ha sdrammatizzata, sia da chi l’ha snobbata, sia da chi ha detto che il ‘sistema’ non avrebbe fatto e non fa abbastanza, sia da chi adesso ne fa una giustificazione per la – più o meno catastrofica – crisi economica che è già in corso e, peggio ancora, per quella che potrebbe attenderci al varco.
In realtà in Italia, ma anche in Europa, la crescita era in perfetto stand by, in lapsus, in stasi, già da prima della …maledetta influenza.
Ecco un po’ di dati che lo confermano (perchi li capisce,ma il significato è esattamente quello da noi esposto).
Il rapporto fra debito pubblico e Pil nel 2019 è rimasto stabile al 134,8%, permanendo sui massimi storici segnati nel 2018 e 2016. Lo rileva l’Istat. Il governo, nella Nota di aggiornamento al Def, aveva previsto 135,7%.
“Marcato rallentamento” della crescita, Pil a +0,3% e peggior dato dal 2014; in calo industria e servizi. Rapporto deficit/Pil a 1,6% dal 2,2% del 2018.
La pressione fiscale nel 2019 è salita al 42,4% dal 41,9% del 2018: è il dato più alto dal 2015 (42,9%).
Niente da dire. Ce ne accorgiamo giornalmente: le cose stanno andando peggio da un po’ di tempo. A ben vedere è dal 1990 che “speriamo in una vicina ripresa“. Chi contrasta la crescita gioisce,ma in realtà, secondo chi scrive queste righe, muore ugualmente di rabbia. Perché…non ci vede morti.
L’economia di mercato, giudicata alla stregua di un pozzo senza fondo in grado essere “saccheggiata a man salva” dai politici corrotti dei tempi della prima repubblica e di quelli che seguirono, dimostra una capacità di resistenza sorprendente, quasi miracolosa. Non riuscirono a stroncarla né la propaganda sovietica, con la sua subdola manovra di penetrazione, né l’ideologia marxista in sé, con tutte le sue pesanti storture. Non ci riesce oggi il potere dell’alta finanza mondiale che vuol prevaricare e dominare l’economia reale, imponendosi, con l’ausilio di varie organizzazioni che si strutturano come uno “stato dentro lo stato“.
Tutte queste forze hanno ‘copiato‘ i sistemi della vecchia Urss, travestendosi paradossalmente da forze ‘socialiste’, sostenendone i partiti e provocando la recente reazione dei cosiddetti “sovranisti“. Questi non fanno altro che rivendicare la supremazia del potere dello Stato rispetto al potere di ogni altra organizzazione presente sul territorio. Rivendicano, cioè, il valore della sovranità popolare che rappresentano o intendono rappresentare.
E’ il colmo, perché i massimi poteri finanziari predicano lo statalismo, atteggiandosi a socialisti. In realtà, mandando al potere i loro pupilli a governare in un regime ‘formalmente statalista’ molto burocratizzato, riescono a divenire – di fatto – essi stessi “lo Stato”. Paradossalmente,ripetiamo,i loro oppositori rivendicano il potere dello Stato, ma come rappresentante del popolo sovrano (sovranisti di nome e di fatto).
In tutto ciò la demagogia e l’appoggio della mainstream mediatica hanno un ruolo fondamentale.
Germano Scargiali
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Ma che cosa è il SARS-Cov-2?
Una novità? Tutt’altro. Comunque “questo” coronavirus non era stato mai identificato prima. Ma intendiamoci: non per questo è detto che sia …peggiore degli altri. Questo è solo “il nuovo coronavirus“!
Il virus più strumentalizzato degli ultimi decenni, quello che causa l’attuale epidemia di coronavirus, è stato chiamato “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2). Lo ha comunicato l’International Committee on Taxonomy of Virues (ICTV) che si occupa della designazione e della denominazione dei virus: specie, genere, famiglia, etc.
Ad indicare il nome è un gruppo di esperti appositamente incaricati di studiare il nuovo ceppo di coronavirus. Secondo questo pool di scienziati il nuovo coronavirus è ‘fratello’ di quello che ha provocato in anni recenti la Sars (SARS-CoVs). Da qui il nome scelto di SARS-CoV-2.
I Coronavirus esistono da sempre, cioè da data ignota: fanno parte, infatti, di una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS).
Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico. La sottofamiglia Orthocoronavirinae della famiglia Coronaviridae è classificata in quattro generi di coronavirus (CoV): Alpha-, Beta-, Delta– e Gammacoronavirus. Il genere del betacoronavirus è ulteriormente separato in cinque sottogeneri (tra i quali il Sarbecovirus).
I Coronavirus sono stati identificati a metà degli anni ’60 e sono noti per infettare l’uomo,ma anche alcuni animali, inclusi uccelli e mammiferi. Le cellule bersaglio primarie sono quelle epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale.
I Virus a RNA sono virus che utilizzano l’RNA come materiale genetico. A sua volta, in chimica l’acido ribonucleico, in sigla RNA (dall’inglese RiboNucleic Acid; meno comunemente, in italiano, anche ARN), è una molecola polimerica implicata in vari ruoli biologici di codifica, decodifica, regolazione dell’espressione dei geni.
Ad oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare l’uomo:
Coronavirus umani comuni: HCoV-OC43 e HCoV-HKU1 (Betacoronavirus) e HCoV-229E e HCoV-NL63 (Alphacoronavirus); essi possono causare raffreddori comuni ma anche gravi infezioni del tratto respiratorio inferiore.
Altri Coronavirus umani (Betacoronavirus): SARS-CoV, MERS-CoV e 2019-nCoV (ora denominato SARS-CoV-2).
Insomma, i coronavirus sono …nostri compagni di viaggio. Non possiamo non portarceli appresso. Da sempre s’è detto che l’influenza stagionale non è malattia da sottovalutare. Comunque, con la primavera, ne resterà, ancora una volta, solo il ricordo…
Come si evince, questa influenza stagionale è stata enfatizzata al fine di ‘girarci intorno’ per strumentalizzarla, tirare la coperta ciascuno dalla propria parte. Convinti, tutti, di essere …i più bravi. E’ molto evidente… (Gesse)







