Quel diabolico mercato dei farmaci

Un primo ‘non sense’ è il numero delle compresse o delle fiale in ciascuna confezione. Difficilmente coincidono con la durata della cura. Solitamente rimangono, creando anche il problema dello smaltimento. Confezioni più piccole o di varie pezzature limiterebbero lo sfrido. Perché spesso, per poche pillole in più,bisogna acquistare un’intera scatola. Di solito il principio attivo dei farmaci ha un costo irrisorio per la casa di produzione. Il ‘prezzo’, infatti, non dipende dal costo della materia prima, né della m.d.o. Esso dipende dalla novità del farmaco e da leggi di mercato analoghe a quelle della merce comune.

Che il Coronavirus 2019 sia il diabolico frutto di un laboratorio o meno, è certo che un fenomeno patologico, con tali risvolti socio civili ed economici, abbia scatenato appetiti bulimici, autentici sogni compulsivi in chi può approfittarne e possiede le armi in mano sul terreno commerciale. Le possibilità che si presentano sono una diaspora. Fa tenerezza il commerciante al dettaglio o ‘all’ingrosso’ che aumenta il prezzo delle mascherine, dei guanti, oppure chi rincara la frutta e verdura e simili, quando ad alto livello c’è chi progetta di manovrare la cosiddetta ‘domanda primaria‘, rendendo ofelimo, o ritenuto necessario o, addirittura, indispensabile un certo tipo di consumo. Il caso più ghiotto è che il farmaco divenga ‘di rigore’ per una legge dello stato come avviene spesso per i i vaccini. Tralasciamo quelli tradizionali, a buon mercato e certamente opportuni: in Italia c’è una buona produzione. Ma un vaccino nuovo è più che una cartella di rendita peri produttori.

Si sa che grandi business riguardano il tè e il caffè o le acque minerali, dopo aver convinto la gente che siano migliori e più dietetiche dell’acqua corrente (non è vero). E’ bastato,in quest’ultimo caso, convincere che l’acqua con poco sodio sia migliore anche per chi gode di buona salute e presentare il consumo della ‘minerale’ come un piccolo lusso alla portata di molte tasche.Poi c’è la minerale ‘speciale’,quella più buona,presentata come due o tre volte più cara. Tutta l’acqua esce dalla roccia ugualmente a costo zero. E la natura non ne è avara: ne produce quanta sene riesca a vendere. Vittime: i consumatori.

Già in linea generale – infatti – si possono ottenere grossi utili venendo roba preziosa riservata ai ricchi, ma maggiore è il lucro vendendo qualcosa 

Figuriamoci quanto rende produrre un farmaco presentato come indispensabile. Di più: dopo averne imposto l’uso per legge…

In un periodo in cui affidiamo le nostre speranze – oltre che nella capacità di sopportazione eroica di medici e infermieri – alla capacità della scienza di sviluppare farmaci o addirittura vaccini in grado di toglierci dall’incubo del coronavirus, è possibile che dimentichiamo come quella farmaceutica sia una lobby che ha nel suo Dna il gene della massimizzazione dei profitti.

Simili ‘appetiti’ si scatenano in fatto di energia. Essa è letteralmente tutto: si trasforma in calore e poi anche in cibo (agricoltura in serra e allevamento) e persino acqua (desalinizzatori, potabilizzatori, ma soprattutto pompe di sollevamento).

Eppure, nel caos della pandemia globale, basterebbe un’occhiata ai titoli delle borse per capire che uno dei pochi settori che non crolla (tutt’altro) è proprio quello di Big Pharma.

Poco male, a condizione che ci fornisca i rimedi per sconfiggere il virus, …verrebbe da dire.

Sul ‘banco degli imputati‘ vien posta direttamente la Big Pharma: ecco il’mostro sacro’ per eccellenza: E’ il moloch per eccellenza del settore, affiancata dalla OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Dovrebbero essere le custodi della salute a livello planetario, ma spesso pare non sia così…

Il termineBig Pharma” viene abitualmente utilizzato nella stampa e in vari blog per indicare in modo generico un presunto ‘cartello‘ da parte di varie compagnie farmaceutiche (di solito le più grandi, come Pfizer, GSK, Bayer e Novartis ma non solo).  

Il termine assume quindi una connotazione negativa: Le compagnie farmaceutiche in questo contesto vengono accusate (anche singolarmente) di attuare comportamenti illeciti o moralmente ignobili come speculazione sui farmaci (come nel caso del farmaco antitumorale Glivec prodotto dalla Novartis); di impedire la diffusione di cure alternative alla farmacologia ufficiale, anche attraverso pressioni ad enti istituzionali come l’americana Fud and Drug Administration (come sostenuto dallo scrittore e attivista americano Kevin Trudeau); di bloccare lo sviluppo di importanti terapie a mero scopo speculativo (ad esempio, di impedire la ricerca sul vaccino contro l’HIV per poter continuare a vendere farmaci antiretrovirali), o la depenalizzazione del consumo di marijuana e la diffusione di farmaci contenenti  THC (Tetraidrocannabinolo) per la terapia del dolore, per poter mantenere alte le vendite dei classici antidolorifici. Di alterare, infine, i dati statistici durante le ricerche sui farmaci.  Viene accusata infine di coprire il reato dicomparaggio‘. Questo è un reato se il medico, il farmacista o il veterinario si impegnano a favorire la diffusione di un determinato medicinale dietro la consegna o la semplice promessa di un qualsiasi vantaggio (non necessariamente di denaro). Si tratta di una pratica per  cui taluni medici, farmacisti, operatori sanitari  accettano denaro, premi, regali, viaggi (ad esempio sotto forma di partecipazione pagata a congressi svolgentisi in ricercate località turistiche) o donazioni da emissari dell’industria farmaceutica in cambio della precrizione di determinati farmaci o strumentazioni diagnostiche, piuttosto che di altri. O, peggio, anche nel caso in cui non esista un effettivo bisogno di ricorrere a tali prescrizioni.

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Un’analisi decisamente critica – se volete controcorrente, certamente scomoda –  la compie la giornalista e polemista Sharon su ‘The Intercep, partendo dalla situazione negli StatiUniti d’America.

Sharon Lerner
Sharon Lerner, la bella polemista americana. Peccato che le sue indagini si tingano di un riconoscibile colore ‘politico’…

“La capacità di fare soldi con i prodotti farmaceutici è già straordinariamente grande negli Stati Uniti – scrive la Lerner – paese dove mancano controlli di base sui prezzi ed è accordata alle compagnie farmaceutiche più libertà nel fissare i prezzi dei loro prodotti rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. Durante l’attuale crisi, i produttori farmaceutici potrebbero avere ancora più margine di manovra del solito (…) in un pacchetto di spesa per coronavirus da $ 8,3 miliardi, passato la scorsa settimana, per massimizzare i loro profitti dalla pandemia”.

Qualcuno, evidentemente, si è posto il problema delle condizioni da porre in un caso del genere prima di finanziare a pioggia le industrie dei farmaci. A febbraio Jan Schakowsky e altri membri della Camera hanno scritto a Trump chiedendo di ‘assicurare che qualsiasi vaccino o trattamento sviluppato con i dollari dei contribuenti statunitensi sia accessibile, disponibile e conveniente’, un obiettivo che hanno affermato che non potrebbe essere soddisfatto ‘se le società farmaceutiche sono autorizzate a stabilire i prezzi e determinare la distribuzione, ponendo il profitto al di sopra delle priorità sanitarie’.

Una preoccupazione legittima, rinviata al mittente dai repubblicani che si sono opposti all’aggiunta di un vincolo al disegno di legge che limiterebbe la capacità del settore di trarre profitto, sostenendo che avrebbe soffocato la ricerca e l’innovazione. Morale della favola: il pacchetto di aiuti finali non solo ha omesso qualunque limite ai diritti di proprietà intellettuale dei produttori di farmaci, ma ha specificamente vietato al governo federale di intraprendere qualsiasi azione se teme che i trattamenti o i vaccini sviluppati con fondi pubblici abbiano un prezzo troppo alto.

La verità è che trarre profitto dagli investimenti pubblici è sempre un affare per l’industria farmaceutica – scrive la Lerner,- ricordando che dagli anni ’30, il National Institutes of Health ha investito nella ricerca circa 900 miliardi di dollari che le compagnie farmaceutiche hanno usato per brevettare i farmaci di marca. Ogni singolo farmaco approvato dalla Food and Drug Administration tra il 2010 e il 2016 riguardava ricerche finanziate con dollari delle tasse attraverso l’NIH (Natural Institute of Healt), secondo il gruppo di patrocinio Patients for Affordable Drugs, la sola organizzazione nazionale indipendente di pazienti focalizzata esclusivamente sul raggiungimento di cambiamenti politici per abbassare il prezzo dei farmaci da prescrizione.

 

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Nota: è facile per una giornalista, notoriamente una polemista ‘democratica’ e nota per le sue battaglie sugli scrupoli in buona parte ideologici sui supposti danni della plastica in campo alimentare (tossine) attribuire al governo repubblicano (Trump) i torti di tutto.Mabasta vedere i nomi che igurano ai vertici dell cosiddette ‘Top ten’ditte farmaceuticjhe che monopolizzanoilmercato,ma specialmente leprimnedimarca americana,si evidentia che trattasi dei ‘soliti noti, gli stesso proprietari della grandi banche che Trump definisce come ‘il fango di Washington’, e  gli stessi al vertice di quelle che erano una volta pittorescamente indicate come le ‘sette sorelle’ del petrolio. Ma questi sono i nemici di Trump

Isalvacondotti‘ per questi potentati non li ha certo creati Trump. Al contrario, li avversa, mettendoci la faccia e rischiando di persona. Le denigratorie campagne stampa (le grandi testate hanno sempre i medesimi owners) e le incriminazioni (nella magistratura l’infiltrazione massonica può ovunque molto, ma in particolare quella schierata ‘a sinistra’) piovono puntali su Donald Trump. Che finora ha resistito. Anzi, è sorprendentemente sopravvissuto‘. Che abbia anche lui i suoi ‘santi in paradiso’ non c’è dubbio…

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Niente da fare, ricostruisce la giornalista, i profitti hanno finanziato enormi bonus per i dirigenti delle compagnie farmaceutiche e la commercializzazione aggressiva di medicinali ai consumatori. Sono stati inoltre utilizzati per aumentare ulteriormente la redditività del settore farmaceutico. Secondo i calcoli di Axios, le compagnie farmaceutiche realizzano il 63 percento dei profitti totali dell’assistenza sanitaria negli Stati Uniti, in parte a causa del successo dei loro sforzi di lobby. Nel 2019, l’industria farmaceutica ha speso $ 295 milioni in attività di lobbying, molto più di qualsiasi altro settore negli Stati Uniti. È quasi il doppio dell’altro più grande spender – il settore dell’elettronica, manifatturiero e delle apparecchiature – e ben più del doppio rispetto a petrolio e gas.

Scrive la Lerner: “Diverse aziende, tra cui Johnson & Johnson, DiaSorin Molecular e QIAGEN hanno chiarito che stanno ricevendo finanziamenti dal Dipartimento della sanità e dei servizi umani per gli sforzi relativi alla pandemia, ma non è chiaro se Eli Lilly e Gilead Sciences stiano usando i soldi del governo per il loro lavoro sul virus. Ad oggi, HHS non ha pubblicato un elenco di destinatari delle sovvenzioni. E secondo Reuters, l’amministrazione Trump ha detto ai principali funzionari sanitari di trattare le loro discussioni sul coronavirus come ‘top secret’.

“Gli ex lobbisti di punta di Eli Lilly e Gilead – incalza la giornalista americana – ora fanno parte della Task Force del Coronavirus della Casa Bianca. Azar è stato direttore delle operazioni statunitensi per Eli Lilly e ha fatto pressioni per la società, mentre Joe Grogan, che ora è direttore del Domestic Policy Council, è stato il principale lobbista di Gilead Sciences…”

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Tra i farmaci che sono stati sviluppati con alcuni fondi pubblici e sono diventati enormi profitti per le aziende private ci sono il farmaco per l’HIV AZT e il trattamento del cancro Kymriah, che Novartis ora vende per $ 475.000. Il farmaco antivirale sofosbuvir, utilizzato per il trattamento dell’epatite C, ricorda Porter a the Intercept, deriva da ricerche chiave finanziate dal National Institutes of Health. Quel farmaco è ora di proprietà di Gilead Sciences, che fa pagare $ 1.000 per pillola e Gilead ha guadagnato $ 44 miliardi dal farmaco nei soli suoi primi tre anni sul mercato.

Non sarebbe bello che alcuni dei profitti derivanti da quei medicinali potessero tornare alla ricerca pubblica del NIH?”, chiede Gerald Posner, autore del libro “Pharma: Greed, Lies,and the poisoning of America (Farmaci: avidità, bugie e avvelenamento dell’America).

In conclusione,ce n’è e ne avanza per costruire una autonoma ‘teoria del grande complotto‘ attorno ai fatti del Covid-19. Anche in occasione delle grandi guerre, di fronte ad un mondo distrutto e al coro della generale sofferenza, c’è chi riesce a trarne piccoli, medi ed enormi vantaggi

(testi raccolti, ordinati,integrati e commentati da Germano Scargiali)

Nota

Sulla speculazione in campo farmaceutico la ‘nostra cinica società’  Big Pharma è  anche un videogioco di simulazione indipendente sviluppato da Twice Circled e pubblicato nel 2015 da Positech Games. Nel 2016 il videogioco ha ricevuto un’espansione dal titolo Marketing And Malpractice… Modalità di gioco: Manageriale in stile Theme Park. In ‘Big Pharma‘ bisogna gestire una casa farmaceutica, sviluppando e mettendo in commercio diversi medicinali.

Non è chiaro se sono previsti la frode in commercio e il comparaggio. Questo gioco, però, potrebbe rivelarsi ‘istruttivo’, in un’interpretazione simile a quella che il Foscolo ha dell’opera Il Principe di Macchiavelli: “…temprando lo scettro ai regnator, gli allor ne sfronda ed alle genti svela di che lacrime grondi e di che sangue”.

 

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