
A quanto pare gli americani, con la loro bulimica voglia di successo, ce l’hanno fatta. Ora la gloriosa insalatiera è stabilmente loro. Peccato che la Coppa America sia morta…
Dopo quattro anni torna, infatti, quella che ancora chiamano Coppa America, un trofeo sportivo fra i più antichi del mondo, ma soprattutto ancora in palio come la Targa Florio, ma anche la più prestigiosa sfida velica del pianeta. L’ambita “Old Mug”, la “vecchia brocca”, è saldamente in mano agli statunitensi di Oracle, che l’hanno conquistata nel 2013 nella baia di San Francisco con una clamorosa rimonta su Emirates Team New Zealand ribaltando il punteggio da 1 a 8 in un incredibile 9 a 8…
In questi anni, dal tempo del Moro del compianto Raoul Gardini ai giorni in cui i neozelandesi “tiravano fuori da prua” un illecito bompresso mobile, che li faceva volare di poppa quasi come oggi si fa sui foil, questa competizione ha dimostrato che una posta troppo alta può scatenare il peggio dei sentimenti umani. Ha fatto capire che lo sport può andare a farsi benedire e che la mafia non è solo quella che spara a …lupara. Non stiamo esagerando, chiaro? Perché quando si trasgredisce il regolamento e si sa che la “protesta” si vincerà per maggior capacità “di contrattazione”, siamo lì… Americani e neozelandesi sono certo i più fotti, ma sono anche due presenze indispensabili: essendo per loro la vela sport nazionale, sono due vere e proprie “potenze”.
Insomma, per chi se ne intende, la Coppa America è diventata una storia triste. Così come quando gli americani, per vincere e trattenere la Coppa, hanno fatto cadere la scelta sui catamarani. Nulla da eccepire in teoria: il defender può sceglier la barca. E’ come nel pugilato: il campione ha un vantaggio e se pareggia mantiene il titolo. L’esempio calza. A meno che la scelta non sia folle com’è stata, non offenda la vela e la storia. Il catamarano è …un altro sport. E non si dica che è …il nuovo che avanza, perché non è così. Non lo è, appunto, perché il catamarano naviga e si manovra in modo quasi opposto a ad una – lasciatecelo dire – barca. Se credete che i catamarani da noleggio vadano a vela, sappiate che ci vanno anche meno dei caicchi: vanno a motore, Sono solo più abitabili. Se credete che i foil, l’ultima diavoleria, possano trovare applicazione in una normale navigazione vi sbagliate ancor di più… Sì al loro diritto di esistere, di cittadinanza, ma non in Coppa America, quella che la Goletta America conquistò in una traversata oceanica e fece rispondere alla regina Vittoria, che chiese chi fosse il secondo la famosa frase: “Maestà, non ci sono secondi”. Gli americani gareggiarono con vele di cotone, la penna, la bugna e la mura rinforzate per la prima volta, contro gli inglesi che continuavano ad andare con fragili e spanciate vele di lino… Progresso sì, ma nell’ambito dello stesso sport, della stessa navigazione, simile al comune “andar per mare”. Questa è la Coppa America. Oggi è un ibrido sostanzialmente inguardabile…
Sia chiaro. La verità di fondo è che l’America meriterebbe sempre la vittoria per un semplice fatto: le altre barche sono solo teoricamente di altra nazionalità: se si sbarcasse da bordo tutta la tecnologia americana che contengono fino alle vele, la gara non avrebbe storia… Ma le ditte Usa si guardano bene da imporre le sanzioni al mondo della vela e, da sempre, gli sfidanti hanno fruito di tecnologia americana a partire dalle vele per finire alle ferramenta e alle manovre di bordo…
Da questo fino a ciò che è avvenuto – lo snaturamento di una gara talmente classica da aver conservato a lungo la formula dei 12 mt stazza internazionale – ne corre. Perché così la Coppa America non è più il confronto basato su “match race”, monotone per quanto siano, nel corso di una esibizione fra velieri dallo stile classico, fascinosi e naviganti in modo maestoso e abbastanza lento da esser e apprezzati in tutta la loro tecnica. Ora è una corsa forsennata fra catamarani che, dal punto di vista della navigazione normale non offrono quasi un solo motivo di interesse.
Le gare della edizione 2017, la 35esima, iniziano venerdì 26 maggio nell’isola caraibica di Bermuda con le consuete qualificazioni per la scelta dello sfidante. Vi partecipano 5 team (gli inglesi di Land Rover Bar, i neozelandesi di Team New Zealand, i francesi di Groupama, gli svedesi di Artemis Racing e i giapponesi di Softbank) ai quali si aggunge il defender statunitense Team Oracle.
Si regata sugli AC 50, catamarani di 15 metri dotati di foil, che consentono di navigare praticamente sempre sollevati sull’acqua, e un’ ala rigida centrale (85 metri quadrati) al posto della vela. Barche velocissime che nei test hanno già superato i 48 nodi. Più di un off shore da diporto. L’equipaggio è composto da sole 6 persone.
Germano Scargiali









