
“Ci becchiamo” altri 5 anni in compagnia di Orlando, ma ci liberiamo della paura dei 5Stelle alla Regione. Meglio di niente. Altra nota positiva: l’Italia ripropone l’alternanza. E’ la formula migliore, le più seria in un contesto che – diciamolo – poco serio lo è da molti decenni. Orlando può proseguire il suo “governo” a Palermo portandolo fino a un quarto di secolo e la città è nelle condizioni che conosciamo. Gli “orlandiani” contano i cantieri aperti, eternamente aperti in verità, non considerando quali sarebbero dovute essere le priorità: bretella autostradale dal porto alla circonvallazione (giace in un cassetto il progetto in sotterranea assieme ai fondi), sopraelevata della circonvallazione bloccata a suo tempo dalla sua giunta, pedemontana impedita alla Provincia che stava per iniziarne la costruzione, ponte di Corleone…

Ma noi non diciamo che Orlando odia il porto di Palermo o, segretamente, lo vorrebbe pe sé. Ha il complesso del porto. Si tratta della massima realtà industriale della città ed una delle maggiori della Sicilia (assieme ai cantieri navali). Non parliamo dell’immondizia nelle strade, della mancata cura del verde… Non sottolineiamo che, se la “diuturna” sindacatura Orlando non avesse avuto provvidenziali interruzioni, Mondello non avrebbe ancora le fognature, la Cala sarebbe ancora sinonimo di fetore…
Noi diciamo che Palermo è lontana le fatidiche mille miglia dalle sue “consorelle”, non solo europee, ma anche mediterranee. E’ più indietro di varie città del terzo mondo che si affacciano dall’Africa, dalla Turchia…
Visto che Orlando “viaggia”, faccia un salto a Bilbao nella Spagna del nord, capoluogo della Biscaglia… Vedrà che cos’è una città moderna e come possa esserlo senza offendere la tradizione. Degli “spunti” urbanistici di Bilbao – ma è un esempio fra mille – Palermo non ne evidenzia neppure uno.
Capitale della Cultura? Ma i palermitani non conoscono neppure i grandi personaggi cittadini che danno il nome alle “loro” strade. Venanzio Marvuglia? Vicino via Montalbo. Maqueda? Ma sì, dicono i più preparati, era un governatore spagnolo: ma non erano quattro fessacchioni con i buccoli e i merletti addosso?
Si potrebbe continuare… La nostra Palermo è una barzelletta, una macchietta, Nient’altro che questo.
Il centro storico brilla per essere oggetto di fuga e abbandono perdurante. Le saracinesche chiuse, con le erbacce a terra sono il suo leit motiv. Il percorso arabo – normanno – bizantino, che include Monreale e Cefalù, premio di consolazione, vista l’impossibilità di veder dichiarato tale lo stesso centro storico per lo stato di abbandono, è stato verbalmente ridimensionato: “arabo bizantino”. Sembrava che si desse giustizia ai bizantini, autori della parte più bella dei monumenti, i mosaici, ma non era demagogico…
Palermo, del resto, cambia nome a tutto, anche ai santi. San Francesco Saverio diventa “San Saverio”. Dopo il primo “stronzo” che dice così, la nuova dizione fa trendy… Si tenta il lancio cittadino di un illustre sconosciuto: San Benito il Moro. Come se i santi potessero piovere da oltre oceano o non fossero, nella loro immateriale realtà, fatta di devozione e fede, essi stessi più tradizione che realtà. Anzi, spesso, tantissima tradizione e molto meno realtà…
Cultura, cultura, cultura… Si fa presto a dire cultura in una città il cui maggior museo, il Salinas, sta chiuso per anni e lascia turisti e cittadini dietro il cancello. Dove pochissimi sanno quali siano i pezzi più pregiati. Per esempio, la Pietra di Palermo, più nota nel resto del mondo che all’ombra del Monte Pellegrino. Già, la pietra di Palermo, di cui parla, scusate il gioco di parole, solo Palermoparla…
Il capoluogo siculo, situato in un posto benedetto dal Signore, con un porto di gran valore per natura, dall’antichità sino ad oggi, ritenuto subito “Core” dall’Unione Europea, ma ben poco a cuore del suo sindaco… Giorni fa il presidente dell’Autorità portuale Enzo Cannatella – forse poco competente, ma uno che cerca di fare in una realtà inerte e perciò perseguitato direttamente e mediaticamente – ha definito il Comune (chiaro riferimento al sindaco) come il maggior nemico del porto.
Consoliamoci con la sconfitta dei grillini. Era scontato che la bolla di sapone scoppiasse. Non è uno scoppiare altrettanto veloce: si inizia a vedere il botto. Proseguirà. Avere anche i grillini alla Regione, con tuti i difetti dei processi mentali “di sinistra” senza i pochi pregi, sommati alla “iattura Orlando”, sarebbe stata la fine. Ci sarebbe stato da espatriare…
Scaramacai








