Ddl imprese questo sconosciuto. Questa volta non è un dpcm – lo strano ‘motu proprio’ caratteristico dell’era Conte – ma un decreto legge. Il Parlamento – però – continua a lamentarsi per non essere stato considerato…
Infatti, si fa presto a dire soldi subito. Lo sa bene l’ambiente bancario… Gli sportelli ieri sono stati presi d’assalto da imprenditori messi in ginocchio dalla crisi. Anche la viceministra all’Economia Laura Castelli ha ammesso che, dopo l’entrata in vigore del decreto liquidità con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ci vorrà una decina di giorni perché ne goda il primo scaglione di beneficiari, piccole imprese e partite Iva fino a 25mila euro…
Frattanto un paio di giornali hanno titolato: il Mef si ferma a Bologna, con evidente riferimento alla disparità di trattamento – da parte del Ministero economia e finanza – dei ‘beneficiari’ al di sotto di quella ‘linea‘ che isola il ‘favoloso Nord’ dal centro, il Sud e le ‘poarete’ per eccellenza, le Isole.
Per di più, questo è un dato oggettivo: dipenderà dalla velocità d’azione dei vari istituti di credito. Di sicuro, andrà più adagio l’accesso ai prestiti per gli altri scaglioni e non è scontato che vengano concessi a tutti: le banche dovranno svolgere un’istruttoria per verificare se l’azienda ha i requisiti per chiedere il sostegno. Non finisce qui: per le imprese con prestiti garantiti dalla Sace (Spa del Gruppo Cassa depositi e prestiti che fa da garante), bisogna attendere il disco verde della Ue, configurandosi l’intervento come aiuto di Stato. Da questo l’auspicio di Abi (Associazione bancaria) e sindacati di categoria che l’ok da Bruxelles sia veloce.
Per questo si è scatenato il pressing che arriva dai partiti di maggioranza e di opposizione, i quali – però – non faranno fronte comune al Senato sul decreto precedente, il cura Italia. Per cui ci sono le premesse che questa …resterà malata.
(Gesse)







