Davanti al cippo posto dodici anni fa su un prato del quartiere San Filippo Neri in memoria delle vittime delle foibe e delle persecuzioni di Tito si è celebrata anche quest’anno la Giornata del Ricordo.
Organizzata da Gino Zambiasi, presidente dell’Associazione palermitana dei profughi Istriani, Giuliani e Dalmati, alla presenza delle autorità cittadine, militari e religiose, del sindaco Orlando, dell’assessore regionale Samonà e dei rappresentanti dell’Associazione Marinai d’Italia, si è svolta la dolorosa commemorazione
dei martiri istriani, giuliani e dalmati, migliaia di comuni cittadini che persero la vita alla fine della seconda guerra mondiale per mano di fanatici sciovinisti.
Occorre, infatti, che tutti sappiano a quali tremendi supplizi furono sottoposti, verso la fine della seconda guerra mondiale e negli anni successivi, tanti uomini, donne e bambini che avevano come unica colpa quella di essere italiani.

Il maresciallo Tito, infatti, presidente della ex Yugoslavia, attuando una radicale pulizia etnica nei territori che da secoli erano abitati da molti italiani (prima della nascita del Regno d’Italia, infatti, questi territori avevano fatto parte della Repubblica di Venezia e, poi, dell’Impero d’Austria, ma mai, fino ad allora, erano stati guidati da un governo così settario), si era impadronito delle terre e dei beni degli italiani al fine di costituire un grande stato unitario comunista.
Così, molti italiani, dopo aver subito terribili violenze, furono gettati vivi nelle foibe, profondi cuniculi sotterranei, o uccisi nei modi più vari. Chi poté fuggì in Italia, ma non fu accolto particolarmente bene perché anche qui i profughi venivano considerati come dei “fascisti cattivi” e quindi meritevoli di punizioni.
Dopo alcuni decenni di storia dimenticata, la verità è venuta finalmente alla luce e si è, almeno in parte, restituita dignità ai tanti morti innocenti costretti a subire sofferenze infinite.
Finalmente la storia di quanto accaduto oggi può essere raccontata anche nelle scuole, libri e giornali ne scrivono, le tv ne parlano.
Ma, alla fine, speriamo che il Ricordo di questi avvenimenti sia un monito per tutti ed eviti per sempre, in futuro, all’umanità simili atrocità e sia possibile a popoli di varie etnie convivere pacificamente.








