Per due giornate le “barche a vela latina” riprendono a sfilare a mare a soli sette giorni dai tricolori di Castellammare del Golfo. Saranno in regata a Marsala per il campionato regionale (VII Zona velica). Quattro le prove previste dal regolamento di regata nei giorni di sabato 8 e domenica 9 luglio. La manifestazione è organizzata da Pasquale Vitaggio, noto velista marsalese, che ha condotto al timone la barca vincitrice del titolo a Castellammare.
Circolo organizzatore sarà il velico Marsala, per il quale Vitaggio ha gareggiato in tutto il corso della propria carriera sportiva. Famoso l’equipaggio di Lightning Messina – Nizza – Vitaggio, campione europeo e in grado di tener testa agli americani ai mondiali su barche in legno (anziché vetroresina) costruite dai maestri d’ascia di Capo Lilibeo.
Anche la barca di Vitaggio, a vela latina e fiocco, è stata realizzata da un maestro d’ascia marsalese: Francesco Bonanno, vecchio lupo di maree, che è anche zio di Vitaggio.
Per quanto il regolamento e la formula di stazza vadano ancora perfezionati, il comparire delle vecchie regine della vela latina ha determinato molta attenzione negli ultimi tempi e la Fiv (Federazione vela) sembra abbia interesse a valorizzare la classe di regata… In questi giorni a Marsala è un febbrile lavorio per la messa a punto delle barche che sono provviste di albero corto e lunga antenna o antennale, senza il boma. Sono tutte barche a vela tenute in armamento da veri appassionati della marineria.
La vela latina, che ha questo nome perché venne usata e vista nello storico “Mare Nostrum”, incrociò per la prime volte il mare allo spirare del Medio Evo e determinò, assieme ad altre “novità”, l’innescarsi del Rinascimento (primo boom tecnologico della storia) e della “Età Moderna”. Tale vela precorre le attuali “randa e fiocco” perché ha la caratteristica principale di essere a forma triangolare.
Non è intuitivo, ma in tal “guisa” la vela è in condizione di “stringere” meglio il vento, cioè di “accostare” verso di esso, azzardando per la prima volta l’andatura “di bolina”. Ciò è dovuto al differente tempo impiegato dal vento a percorrere la parte convessa e quella concava. Il tempo è minore per la parte convessa, cioè esterna: ciò crea una rarefazione, mentre il tempo maggiore impiegato dal vento nella parte interna crea un accumulo. La vela, come l’ala, viene “risucchiata” in direzione della parte convessa che è quella più esposta al vento. Così la barca parzialmente “lo risale”. Per lo stesso principio l’ala (triangolare o quasi) fa volare l’aereo, un’aquila, un gabbiano…
I primi ad usare la nuova vela in Mediterraneo furono, a quanto pare, gli arabi. In altre parti del mondo, dai Mari del Sud alla Cina, così da parte degli stessi Vichinghi, si ebbero via via intuizioni similari, finché si giunse alla Randa Marconi o Bermudiana, provvista di boma che garantisce un miglior mantenimento della forma concava – convessa, affermatasi di più nel corso del 1900 e soprattutto nell’ultimo dopoguerra in cui divenne universalmente usata, contemporaneamente all’aggiunta pressoché costante di un motore ausiliario per le stasi di vento, le manovre di ormeggio e disormeggio in porto.
Germano Scargiali








