
Dopo il trionfo, domenica sera, di Indiana Jones, accompagnato dal suo interprete di sempre, Harrison Ford, grande attesa, lunedì sera, per la Prima Europea di un film già premiato al Sundance Film Festival come miglior film drammatico. Il titolo è A THOUSAND AND ONE e la regista A.V. Rockwell, è al suo primo lungometraggio. Protagonista ne è la cantante superstar Teyana Taylor. Entrambe sono salite sul palcoscenico per la consueta intervista prima della proiezione. Insomma una serata dedicata alle donne che fanno cinema, spesso fra mille difficoltà e lo scetticismo di tanti. Qualcuno forse, data la presenza nel cast di una cantante molto popolare, si aspettava una sorta di musical, ma fin dalle prime scene si capisce che si tratta di ben altra materia. Lei infatti, che come attrice se la cava molto bene, nel film è Inez, una ventenne di colore, con un grande cuore ed un passato molto doloroso, apprendiamo poi, perché abbandonata da entrambi i genitori. Ha appena finito di scontare una condanna per furto e va a trovare il figlio Terry, di sei anni, affidato ai servizi sociali, in ospedale per un banale incidente. Il bambino è triste, abbandonato a se stesso. Lo rapisce per dargli il calore di una famiglia, dove per padre avrà Lucky (Will Catlett), l’amante di lei.

Probabilmente non è quello che lo ha generato, ma comunque lo accoglie a braccia aperte, e sarà un padre affettuoso. Andrà a scuola, ma con documenti contraffatti, per far perdere ogni traccia del rapimento. La storia si sviluppa tra il 1994 e il 2005. Loro hanno preso una casa ad Harlem, dove Inez è nata, e intanto Terry cresce ed è tanto bravo a scuola da meritare la borsa di studio di una scuola di eccellenza, che potrebbe aiutarlo ad uscire da quel mondo di poveri e diseredati. Ma lui tentenna, non vuole lasciare i luoghi e gli amici con i quali è cresciuto. Il film però non è solo la storia molto umana e perfino commovente di una famiglia in difficoltà. Protagonista è anche la città di New York, in una fase di grandi cambiamenti, dove i sindaci che si alternano hanno visioni diverse. Tutti però guardano ad una necessaria evoluzione, che prevede interventi migliorativi proprio nei quartieri più poveri e disagiati. Il cambiamento ha i pro e i contro, la gente che vi abita è spaesata, si sente fuori posto, e spesso, come accade anche alla famiglia di Terry, vittima della speculazione edilizia. E intanto cresce e si consolida il legame tra madre e figlio, mentre la loro vita, inesorabilmente, si complica. A Terry, ormai adulto, offrono un buon lavoro, ma i documenti che presenta non sono in regola, difficile ottenere quelli giusti. Finale aperto dove la madre, che si dichiara comunque vittoriosa, si allontana su un taxi, ma prima lo abbraccia a lungo e gli promette che continuerà a combattere la sua battaglia. Si ritroveranno. Debutto ampiamente positivo per la neoregista A.V.Rockwell. Il suo merito è di aver gettato uno sguardo autentico, verista, sulle voci e i rumori di un quartiere come Harlem, dove la gente parla in modo semplice, naturale. E si intuisce anche che il razzismo è ancora una triste realtà. Niente eccessi melodrammatici però, ma verità e semplicità. Il tutto accompagnato dalla splendida colonna sonora di Gary Gunn, ora ritmata, ora malinconica, a seconda dei diversi umori ed eventi che la trama ci propone.
Eliana L. Napoli








