Trump l’Occidente vincente

Perde il vecchio establishment e il ceto medio rialza la testa

Per Trump è quasi un trionfo. La sua vittoria netta sulla Harris, sostenuta dai media, compatti con lei fino all’ultimo, la dice lunga sull’affidabilità di tanti opinionisti e sondaggisti in giro per il mondo.

A questo punto, però, è doveroso anche ricordare quanto the Donald abbia dovuto lottare contro i “poteri fortissimi”: finanza, media, spettacolo, e che sia salvato da due attentati oltre che da vari processi intentati contro di lui. Evidentemente tutto ciò non solo non ha convinto il popolo americano, ma, caso mai, ha avuto l’effetto opposto. 

Nell’ascoltare i commenti e i resoconti dopo la vittoria del tycoon, quel che sorprende non è tanto la vittoria in sé, ma, soprattutto, come si siano compattati a favore del candidato repubblicano gli ambienti più vari e spesso gli avversari considerati più irriducibili: dagli ebrei ai palestinesi, dai neri ai latinos, dagli uomini alle donne, dagli imprenditori agli operai. Trump, invece, con queste elezioni, ottiene la fiducia che conta di più, quella della gente, del popolo americano, di quel popolo che lui ha dimostrato di saper unire a dispetto di tutto e tutti. Trump, infatti, riesce a unire, là dove Biden e Harris non hanno fatto altro che dividere, seminando a piene mani odi e rancori, ma è stata una strategia perdente.

Gli oppositori del nuovo presidente americano, che non sono tanto i democratici in quanto tali, ma quell’elite che si considera invincibile e guarda tutti dall’alto in basso, hanno commesso il classico errore delle sinistre: non ascoltare le istanze popolari, ignorarne le cause e le motivazioni, tirando dritto e pensando esclusivamente ai propri interessi.

Si è detto che durante l’amministrazione Biden l’economia americana sia cresciuta e, ciò nonostante, gli elettori non hanno premiato il partito democratico, ma la triste verità è che i benefici di tale crescita sono rimasti circoscritti alla classe egemone, mentre, come se non bastasse, un’inflazione galoppante ha falcidiato i redditi della popolazione generando forte rabbia e delusione.

Il tema dell’immigrazione incontrollata dai paesi vicini, poi, non ha portato al voto a favore di Trump, a dispetto della narrazione che di questo tema di solito si fa, solo i conservatori bianchi, ma, come si evince dalle cronache televisive, anche neri e latinos, preoccupati di perdere il proprio lavoro o di essere costretti ad accettare paghe più basse.

Neppure la politica estera ha premiato l’amministrazione Biden e Harris. Il moltiplicarsi dei conflitti in giro per il mondo, la palese mancanza di autorità e di capacità di soluzione delle crisi, infine, la debolezza di un governo sbeffeggiato persino da paesi molto piccoli hanno fatto il resto.

E l’Europa?

La “vecchia Europa” arranca sotto il peso dei suoi anni e, ormai da tempo, purtroppo, non sembra capace di scrollarsi il giogo pesante di quell’egemonia a stelle e strisce tutta bombe e dictat. La narrazione di un’Europa che, adesso, con Trump, sarebbe fortemente penalizzata è chiaramente sostenuta dall’establishment americano oggi perdente, ma se quel glorioso Continente che ha dato i natali a un numero infinito di letterati, artisti, scienziati e santi vorrà finalmente svegliarsi e cominciare a dire la sua, la storia potrebbe cambiare perché a mancargli non sono tanto le personalità di valore quanto una leadership capace di governarlo.     

L’America vuole voltare pagina, vuole contare in politica come in economia e la piena affermazione di Trump sia al Senato sia alla Camera darà la possibilità al Paese di uscire da una grave crisi, non solo e non tanto politica, quanto di identità.

Il “Make America great again” ha avuto successo. Il popolo si è mosso e si è dichiarato a chiare lettere a favore della pace, del lavoro, della fede religiosa, ma soprattutto di quei valori di libertà su cui si fonda la Costituzione americana. Possiamo dire, in sintesi che, a dispetto di chi si augurava, per gli Stati Uniti, una grave crisi politica, ciò non è accaduto e l’Occidente potrà ancora risorgere.

Lydia Gaziano Scargiali       

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