Un Convegno del Movimento per la Vita di Palermo all’Istituto Don Bosco Ranchibile
L’Istituto Don Bosco Ranchibile ha ospitato sabato 14 dicembre un convegno organizzato dal Movimento per la Vita di Palermo dal titolo “Il valore dell’accoglienza contro la cultura dello scarto. Aspetti bioetici e sociali”.
L’argomento è stato trattato dai relatori: Raffaele Pomo (Dirigente Neonatologia Osp Buccheri La Ferla), Maria Grazia Di Giorgi (Ginecologa, Commissione Assessorato Regione Sicilia pari opportunità), Giuseppe Sunseri (Pneumologo, Presidente Forum Socio-sanitario), Rosa Rao Cassarà (Autrice del libro Le culle per la vita), Bruna Gabriele (Dirigente medico presso UOC di Neonatologia del Policlinico di Palermo). Ha moderato la dottoressa Sandra La Porta, Presidente Movimento per la Vita di Palermo.
Raffaele Pomo, parlando della Procreazione medicalmente assistita, ne ha evidenziato anche le criticità. Si tratta di una pratica oggi molto diffusa tra le coppie, che tendono a ricorrervi sempre più spesso per vari motivi, ora legati all’infertilità, ora all’età più avanzata in cui si decide di volere dei figli. La procreazione medicalmente assistita non è, però, esente da rischi o problemi di vario genere: la nascita del bambino non è assicurata, maggiore è l’età della madre maggiore risulta la possibilità che non si ottenga il risultato sperato, i bambini che nascono con questa tecnica (che può avere 3 diverse metodiche) possono nascere prematuri e, quindi, con maggiore bisogno di assistenza nei primi mesi di vita. Agli aspetti più strettamente medici si devono, però, aggiungere anche quelli di natura psicologica e motivazionale. Si nota, infatti, abbastanza spesso, che l’aspirazione alla genitorialità oggi tragga origine più da spinte di tipo consumistico che da scelte consapevoli. Ad esempio, l’aspirazione al figlio perfetto, privo di difetti, pur se umanamente comprensibile, diventa per alcuni talmente prioritaria da ritenere scartabile la vita di chi risulta affetto da qualche patologia. Qui gli aspetti etici e sociali da analizzare sarebbero tanti, ma fondamentalmente sembra che oggi si vada perdendo sempre più il valore dell’accoglienza, prediligendo, invece, una cultura dello scarto, che riduce a oggetto l’essere umano, togliendogli dignità e diritti.
Maria Grazia Di Giorgi, trattando della Contraccezione di emergenza, ne ha, invece, sottolineato le contraddizioni interne perché il suo ricorso può, a volte, risultare effettivamente una semplice contraccezione, ma, in altri casi, tradursi in un aborto vero e proprio, sia pure in una fase appena iniziale. Una eventualità che non va nascosta o taciuta perché tutti devono conoscerne le possibili conseguenze, soprattutto i giovani.
Giuseppe Sunseri si è soffermato, poi, soprattutto sugli aspetti etici e sociali dell’accoglienza: “A un malato terminale va dato tutto il sostegno sanitario e umano possibile. Non va lasciato solo, ma curato e sostenuto fino alla fine naturale perché è dovere di un medico non solo guarire quando è possibile, ma anche curare e alleviare le sofferenze e, in particolare, il dolore. Le odierne cure palliative riescono a migliorare la qualità di vita del malato anche nella sua fase finale e sono un’ammirevole manifestazione di umanità e di accoglienza, che rappresenta l’esatto opposto della cultura dello scarto che, purtroppo, si tende spesso ad affermare”.
Rosa Rao, presentando il suo libro “Le culle per la vita”, ha voluto ricordare le circostanze drammatiche che ne precedettero la stesura e la pubblicazione: il travaglio sofferto dall’autrice stessa e dai volontari per la vita, le difficoltà, le lotte di quegli anni (90) per affermare il diritto alla vita anche degli esseri più piccoli e più indifesi, ma anche i successi, gli appoggi inaspettati, le svolte imprevedibili…un alternarsi di eventi, ora felici ora drammatici che costellarono quegli anni in cui un pugno di persone coraggiose seppero sfidare il pensiero unico e il mainstream per ridare dignità all’essere umano, dal concepimento fino alla morte naturale.
La culla per la vita rappresenta, infatti, quell’estremo gesto di amore di chi non si arrende davanti al dramma dell’infanticidio e propone un salvataggio dell’ultimo minuto che darà a un essere umano la possibilità di continuare la propria esistenza anche se i suoi genitori non sono in grado di farlo.
Nel libro sono nominate tutte le culle esistenti in Italia, se ne narra la storia insieme a quella dei bambini che, per il loro tramite, sono stati salvati. Tanti ricordi preziosi da conservare e divulgare.
Ha concluso i lavori Bruna Gabriele che, trattando del parto in anonimato, ne ha spiegato le modalità e le motivazioni.
La donna che vi ricorre può partorire in sicurezza, in anonimato presso una struttura ospedaliera attrezzata a differenza di quanto spesso accade a tante donne ignare di questa possibilità che offre il servizio sanitario nazionale. Potrà, poi, lasciare il bambino, se lo vorrà, in mani fidate sapendo che avrà presto dei genitori che se ne occuperanno. Purtroppo molte donne non sono a conoscenza di questa possibilità, occorrerebbe, perciò, maggiore informazione e comunicazione soprattutto presso le scuole e i consultori.
Lydia Gaziano Scargiali







