Qualche giorno fa ho fatto un volo bellissimo sulla nostra città e ve lo voglio raccontare
Anzitutto debbo presentarmi: sono Salvatore Scargiali, un ingegnere di 76 anni; e a dire il vero, l’idea di salire su un aeroplano di piccole dimensioni mi preoccupava non poco, anche considerata l’età del pilota che mi aveva invitato, il mio compagno di nuoto, giudice Pietro Sirena, che di anni ne ha 84 ma in piena forma, oltre ad essere un famoso giudice è un master di nuoto e ancora gareggia primeggiando nella sua categoria, dovevo stare tranquillo.

Mi son convinto ad accettare il suo invito, cosi che di buona mattina ci siamo recati all’aeroporto di Palermo Boccadifalco, sede del locale aeroclub.
E qui ho avuto la prima piacevole sorpresa; quell’area aeroportuale è uno splendido polmone di verde che, per fortuna, l’attività di volo ha conservato alla città di Palermo; e se ciò non bastasse, l’aeroclub detiene un hangar, costruito prima della guerra, di grande ampiezza e di così squisita fattura da lasciare meravigliati i suoi visitatori.
All’interno dell’hangar vi sono poi gli aeroplani del club, e di qualche fortunato proprietario, tutti lucidi e ben tenuti, grazie alle amorevoli cure di un meccanico del sodalizio, tale Maurizio, presentatomi dal mio amico come persona competente e preparata, alla quale i soci affidano senza timori le loro vite.

Al nostro arrivo uno di questi aeroplani venne portato fuori dall’hangar: si trattava di un velivolo francese, chiamato TB9 o Tampico, che ha quattro posti e un motore di 160 cavalli.
Pietro, prima di farmi salire a bordo lo ha ispezionato, controllando manualmente il funzionamento delle parti mobili (alettoni, timone, stabilizzatore) del carrello e di tante altre cose che non saprei descrivere, nonché visivamente il livello del carburante contenuto nelle ali; poi mi ha invitato a prendere posto nel sedile accanto al suo, dove – con mia sorpresa – erano presenti tutti i comandi dell’aereo, azionabili quindi da un copilota, (che però mi è stato raccomandato di non toccare!! …ovviamente).

Appena seduto ho indossato una cuffia aeronautica, che mi ha consentito di parlare con Pietro pilota e di ascoltare le comunicazioni di tutti gli aeromobili in volo nei pressi della nostra città; nel frattempo Pietro Sirena – dopo avere acceso il motore – faceva gli ulteriori controlli sugli strumenti di bordo per accertare che tutto fosse in regola, cosa che mi rassicurava. Ci avviavamo poi al punto di attesa della pista, dove sostavamo ancora per breve tempo per fare la cosi detta prova motore; dopo di che ci “allineavamo” e iniziavamo il decollo con direzione nord, verso Sferracavallo.
Devo ammettere che proprio il decollo è un momento di grande emozione: l’aeroplano si avvia sempre più veloce sulla pista e dopo una quindicina di secondi stacca le ruote da terra e inizia la salita, mentre la sua ombra continua a scorrere veloce sul terreno; intanto alla mia destra cominciavo a vedere tutta la città; con un paio di virate il mio amico Pietro cambiava direzione e si dirigeva prima verso sud e poi, superata la casa circondariale di Pagliarelli, virava ancora a sinistra volando verso il golfo di Palermo, che abbiamo raggiunto in brevissimo tempo.
Giunti sul golfo ci siamo diretti a Mondello, costeggiando prima la città con il suo porto e poi la costa della Vergine Maria e dell’Addaura, con il monte Pellegrino a tenerci compagnia alla nostra destra; devo confessare che ogni timore a questo punto era scomparso perché il fascino di quel panorama era tale da sconfiggere la mia iniziale esitazione; e poi l’aereo era così stabile e “amichevole”, nelle mani del suo pilota, da darmi assoluta tranquillità.
Raggiunta la bella spiaggia di Mondello ho potuto ammirare dall’alto quel mare, con i suoi colori azzurro verdi, che nulla hanno da invidiare alle più famose spiagge dei Caraibi, e con il suo splendido stabilimento in stile Liberty, che anche dall’alto si fa notare per la sua peculiarità.
Abbiamo poi lasciato Mondello, portandoci sulla città alla quota (obbligatoria) di 2500 piedi, pari a 762 metri, dalla quale è possibile avere una visione completa delle strade e degli edifici di Palermo e, in particolare, dei due principali assi ortogonali che l’attraversano, il Cassaro e cioè il corso Vittorio Emanuele con la sua Cattedrale e gli altri importanti complessi monumentali ad esso adiacenti, e la direttrice nord-sud (via Oreto, via Maqueda, via Libertà), con il teatro Massimo, il Politeama e i giardini Inglese e di Villa Trabia. Ho fatto una foto del castello della Zisa che ho individuato con chiarezza.
Il vero è che dall’alto non si vedono alcune brutture e che la citta, circondata da una serie di colline di grande bellezza, appare in tutto il suo fascino.
Dopo un paio di giri sulla città, abbiamo iniziato la discesa e dopo avere costeggiato e superato l’aeroporto abbiamo virato e iniziato il cosi detto “finale”, puntando decisi sulla pista, dove siamo giunti toccando il terreno con assoluta dolcezza.
Dopo l’atterraggio abbiamo riportato l’aereo nel piazzale antistante l’hangar, e mentre Pietro svolgeva le pratiche amministrative conseguenti al volo ho avuto modo di apprendere dai soci dell’aeroclub che quel sodalizio ha un’eccellente scuola di volo, che continua a sfornare buoni piloti, alcuni dei quali ormai in servizio presso aerolinee nazionali e internazionali, che promuove l’attività di volo tra i giovani delle scuole e con le Vie dei Tesori, che organizza da alcuni decenni una gara, il giro aereo di Sicilia, di portata internazionale e tante altre belle cose.
Insomma un ente da privilegiare, un bravo pilota e un’esperienza meravigliosa, che son contento di avere vissuto.
Salvatore Scargiali







