Trump bullo?

Ma in buona compagnia

E’ indubbiamente vero che certe sconfitte facciano male. Il vecchio establishment, ora messo all’angolo da Donald Trump e dal suo staff (oggi molto più potente di quattro anni fa), sentendo scricchiolare la sedia su cui siede lancia moniti e accuse di ogni genere e tipo a destra e a manca. Ma cerchiamo di esaminare i fatti con ordine e senza pregiudizi.

Intanto, sembra che oggi il “bullismo politico” sia di moda, ma non c’è dubbio che Trump non possa esserne considerato il promotore. 

Proviamo, allora, a rinfrescare la memoria di qualcuno. Ci siamo, forse, scordati degli attacchi di Sarkozy e Macron al governo italiano, colpevole – niente di meno! – di voler difendere i propri interessi economici in nord Africa? O l’intransigenza tutta teutonica di Angela Merkel nel condannare la Grecia alla fame e alla miseria?  E qui l’elenco potrebbe ancora essere lungo, ma ci fermiamo per non tediare i lettori. Ci limitiamo solo ad osservare: “Chi ha creato il termine ‘pigs’, per definire i paesi mediterranei facenti parte della Ue, non era, forse, affetto da bullismo o era, piuttosto, mosso da una visione solidaristica dell’Europa?

Oggi si fa un gran parlare di una Europa che deve rimanere unita, e in questo momento storico più che mai, per contrastare l’espansionismo russo (vero o supposto) e difendersi da possibili aggressioni provenienti da est.

Tale ragionamento è certamente valido, ma prescinde da altre considerazioni.

Intanto, in politica estera ragionare in termini di “amici” o nemici” è piuttosto puerile. Troppo spesso accade che l’amico di ora, domani diventi il nemico e viceversa. Risulta, invece, più utile, quando si parla di geopolitica, considerare i molteplici aspetti delle questioni da affrontare (soprattutto se non si vuole andare incontro a cocenti sconfitte).

Questa Ue, che non rappresenta i popoli europei, ma solo gli interessi di qualche lobby, che sa mostrare i muscoli solo ai più deboli e indifesi, vorrebbe ora continuare una guerra contro Putin senza neppure gli Usa al fianco e senza valere un fico secco dal punto di vista politico e diplomatico?

Ma guardiamo la realtà dei fatti. Di accordi di pace tra Russia e Ucraina, al momento, dove se ne sta parlando? In Arabia saudita, in Turchia, in Cina, negli Usa. E in Europa? Von der Leyen, Zelenskyj e company si parlano addosso, ma senza veri interlocutori, vorrebbero decidere tutto loro, da perdenti quali sono e, in effetti, rifiutando persino di sedersi al tavolo con Putin. Ma dove sono? Sulla luna.

Quali vantaggi avrebbero tratto, infatti, finora, i paesi europei da questa guerra tra la Russia e l’Ucraina, che sarebbe pure potuta finire da un pezzo o anche non cominciare affatto, se si fosse fatto un serio lavoro diplomatico?

Vogliamo, poi, considerare un successo della Ue l’attuale occupazione militare, da parte russa, del Donbass e della Crimea (tra l’altro da sempre territori russofili)? Oppure lo spaventoso aumento dei prezzi, e in particolare dell’energia? Oppure, ancora, la perdita di tantissimi turisti russi e i gravi danni, provocati dal conflitto, alle industrie e al commercio del vecchio continente?   

E, alla fine, dopo aver riscosso così tanti straordinari successi, finanziando la guerra in Ucraina, senza se e senza ma, adesso che cosa ci chiede, questa perdente Ue: ulteriori sacrifici economici, per riarmarci e per difenderci (sic!) dall’aggressore Putin. Ma se i popoli europei si devono difendere dalla Russia o – sarebbe meglio aggiungere – anche da altri potenziali aggressori, creando un proprio esercito e una difesa comune, questi devono partire, prima, da una riorganizzazione politica interna, che al momento non si vede neppure all’orizzonte, mentre chi, in questo caso, paventa svolte dittatoriali dovrebbe riflettere se non ci troviamo già in un sistema dittatoriale, per giunta guidato da incapaci.

Se si vuole contare sul consesso delle nazioni europee (e sarebbe ora!) bisogna ripartire dai padri fondatori che avevano immaginato ben altro dall’attuale sistema.

Alla creazione della Ue avevano collaborato, allora, in tanti, e da diverse provenienze politiche, ma sicuramente non avevano previsto lo scempio attuale.

Infine, volendo sintetizzare, ci sembra che all’attuale Ue manchino: innanzi tutto, fondamentalmente, un’anima che nasca dalle sue radici religiose e culturali, che guardi verso il futuro ma rispettosa della sua storia, delle sue battaglie e dei suoi valori; una classe dirigente nuova, seria, coraggiosa, all’altezza dei difficili compiti da affrontare e che metta al centro i bisogni sociali dei popoli. Siamo convinti che, se la Ue non riuscirà ad intraprendere questa strada con decisione andrà incontro a sicure sconfitte.

Lydia Gaziano Scargiali

Articoli correlati