Ilva di Taranto: oggi in crisi, ma il Ponte sullo Stretto la potrebbe salvare
Roma, 20 novembre 2025
Molti anni fa dovetti andare con urgenza
all’Italsider di Taranto per riparare un
computer che forniva i dati di lavorazione per
uno dei grandi laminatoi dell’Azienda.
Ricordo che per arrivare ai cancelli
dell’Azienda percorsi un muro di cinta di
circa 30 km e, poi, mi ritrovai un un ambiente
surrealistico, lì era tutto surdimensionato, gigantesco come del resto lo era la
seconda acciaieria più importante d’Europa:
Arrivai alla sala computer che era nei pressi dell’Altoforno: lo conoscevo solo
teoricamente per averlo studiato in un corso di Meccanica ma guardarlo nella
realtà… un colosso di una ventina di metri!
Proprio in quel momento stavano caricando rottami di tutti i generi destinati alla
fusione e alla “distillazione”, dalla bocca del forno schizzavano fuori per rigurgito del
materiale già fuso, grandi scorie le quali stagliandosi nel cielo di mezzanotte,
sembravano tante stelle cadenti. Impressionante!
Anni dopo cambiò tutto: lo stabilimento fu “privatizzato” e gli anni di sacrifici degli
operai e delle Aziende IRI polverizzati in una inopportuna privatizzazione. Già, l’Italia
si apprestava d uscire nella fortunatissima CECA per entrare nel fallimentare modello
dell’Unione Europea a gestione centralizzata con prevalenza tedesca della linea di
comando organizzativa.
I risultati li stiamo osservando con l’annichilimento delle grandi fabbriche nazionali e
l’Italia ora è posta in concorrenza diretta col resto del mondo.
Una concorrenza insopportabile perché fuori dalla Unione Europea, i sistemi di
produzione e fiscali sono notevolmente differenti, non sono appesantiti da prelievi e
da trattenute come lo sono in Italia, quindi la produzione nazionale va via via a ridursi
e a trasformarsi da prodotti in beni reali in prodotti finanziari lasciando
disoccupazione e scarsità di beni made in Italy.
(rif. ”Tasse Tariffe e Balzelli” Ed. EtaBeta-ps, in libreria)
Oggi, il PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA offre una eccellentissima soluzione
per la ripartenza della siderurgia italiana: le tantissime tonnellate di acciai speciali
per la costruzione dei circa 30 km del ponte, rimetterebbero in sesto gli stabilimenti
del settore: dalla conversione della ghisa prodotta da un Altoforno fondendo rottami
recuperati qua e là si possono riattivare i convertitori per l’acciaio e le fonderie per la
produzione di putrelle e profilati vari, nonché cavi speciali per i tiranti del ponte e le
lamiere per la copertura del sotto-manto stradale.
Insomma c’è tanto di quel lavoro da fare che riterrei insufficienti i 20 miliardi previsti
ma si creerebbe lavoro per non meno di 10.000 maestranze qualificate!








