Cerimonia di chiusura


Il capoluogo siciliano è stato al centro dell’attenzione nazionale in occasione della cerimonia di chiusura di Palermo capitale del volontariato 2025, ospitata dal teatro Massimo il
La città, troppo spesso protagonista per vicende tragiche e delittuose, ha goduto, invece, nel corso dell’anno che si sta concludendo, un momento felice mostrando al mondo una realtà differente, fatta di vicinanza, di aiuto ai più deboli, di operosità concretizzatasi nelle tante attività realizzate dalle numerose associazioni che operano nella provincia di Palermo formate da oltre 2500 enti e circa 45.000 volontari attivi.
Si tratta di un piccolo esercito che con la propria opera silenziosa ha reso più sostenibile la vita di tante persone alle prese con gravi problemi e lo ha fatto, a volte, anche solo con un sorriso, con un incoraggiamento, con una vicinanza: donare il proprio tempo agli altri ha un valore immenso e, anche se non sempre i sacrifici di chi si prende cura degli altri vengono adeguatamente riconosciuti, molti volontari affermano di provare tanta gioia e soddisfazione nel portare avanti la propria attività.
Il Movimento per la Vita di Palermo, ha partecipato alla cerimonia con una rappresentanza formata dalla presidente Sandra La Porta e da Anna Tarantino, Raffaella Morreale, Giovanna Calandra, Lydia Gaziano. Il MPV, che ha diffusione in tutto il territorio nazionale, opera in difesa delle vite più fragili, dal bimbo appena concepito fino all’anziano in gravi condizioni di salute, intende ricordare a tutti che la vita è sacra, ogni vita è sacra, facendo proprie le parole di Santa Teresa di Calcutta: “La più grande minaccia che oggi grava sulla pace è l’aborto, perché l’aborto è fare la guerra al bambino, al bambino innocente che muore per mano della propria madre. Se accettiamo che una madre possa uccidere suo figlio, come possiamo dire agli altri di non uccidersi? Come persuadere una donna a non abortire? Come sempre, bisogna farlo con amore e ricordare che amare significa donare fino a far male”.
All’evento erano presenti le massime autorità nazionali, regionali e cittadine, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente della Regione siciliana Renato Schifani al sindaco Roberto Lagalla.
La Capitale Italiana del volontariato è un progetto dell’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato (CSVnet) in partenariato con il Forum nazionale del terzo settore e la Caritas italiana e in collaborazione con l’Anci. Con l’evento è stato ufficializzato il passaggio di testimone da Palermo a Modena che sarà Capitale italiana del volontariato nel 2026.
Il Sindaco di Modena, Massimo Mezzetti ha ricevuto la targa Capitale volontariato 2026, dal sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.
Poi ha parlato il capo dello Stato “Qualche scettico si chiede a cosa serve il volontariato. I dati resi noti dall’Istat dicono che quasi 5 milioni di persone, oltre il 9% della popolazione, dedica 84 milioni di ore del proprio tempo all’anno agli altri, a chi ha bisogno. Anche solo in termini economici” il volontariato “rappresenta un patrimonio impressionante, basato sulla gratuità. Un impegno che riflette una comunità non piegata su se stessa, ma che sviluppa valori di coesione sociale. Una leva possente per vicinanza, fraternità, per dare senso alle relazioni sociali. I volontari sono veri e propri patrioti, che sanno come la solidarietà sviluppa la dimensione dell’impegno. E’ un patrimonio che accresce il patrimonio morale del Paese. Il volontariato si qualifica come forza sociale culturale educativa e formativa e si segnala come protagonista nell’attuazione dei principi della Costituzione, innanzitutto partecipazione e solidarietà”.
“Il volontariato è una leva possente per dare vicinanza, calore umano, fraternità. In definitiva, dare senso alle relazioni sociali, con la nostra società è innervata dalle esperienze e dalla cultura dei volontari. Per restare ai tanti momenti rimasti impressi nella memoria collettiva, dagli angeli del fango nell’alluvione di Firenze del 1966, ai tanti giovani accorsi a sostegno delle popolazioni colpite da calamità naturali, dai terremoti del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, fino a vicende recenti che ben ricordiamo, si potrebbe compilare un lungo calendario della solidarietà. Sono iniziative e comportamenti iscritti nella storia d’Italia.”
“Il volontariato – ha proseguito Mattarella – è un fenomeno, quindi, che accresce il patrimonio morale del nostro Paese. La gratuità può apparire agli scettici un termine caduto in disuso, una ingenua illusione per anime belle ma fuori dalla realtà. Al contrario, le sue azioni sono ispirazione e volano concreto di costruzione del bene comune. Mi ha colpito, in una delle tante occasioni di incontro, uno studio dedicato dall’Università di Torino all’impatto degli interventi concreti di un’associazione ben nota di quella città, il Sermig, negli oltre cinquant’anni della sua attività. Un impegno riassunto in uno slogan efficace, semplice ma efficace: abbiamo percorso chilometri come se fossimo andati 100 volte sulla luna. Questo è il volontariato: genera valore economico, effetti di moltiplicazione e anche risparmi consistenti per i conti pubblici”.
“E’ il disinteresse nei confronti delle altre persone, nei confronti della società, a provocare diseconomie, determinando inoltre fratture sociali, esclusione, deserto. Il volontariato esprime in questo senso anche una dimensione di cittadinanza attiva, partecipe delle finalità, ripeto, indicate dalla Costituzione. La giustizia, premessa della pace, si realizza iniziando dal basso, da quel che è vicino. Il volontariato è l’altro che entra nella propria vita e che l’arricchisce. Il volontariato è il nostro vivere insieme e la consapevolezza e insieme l’orgoglio di sentirsi comunità. Il volontariato è palestra di democrazia concreta, che può immettere forza vitale nelle istituzioni” è “elemento necessario in un tempo contrassegnato anche da paure suscitate da tossine messe in circolo ingannevolmente da indifferenze che non condannano la sopraffazione, la violenza, l’illegalità, l’allontanamento dalle ragioni della convivenza civile. Le tossine oscurano il futuro e il volontariato è un antidoto prodigioso, giorno per giorno con i fatti dà corpo alla speranza. Il volontariato non accetta che l’antropologia che prevalga sia l’entropia dell’individualismo”, ha precisato il Presidente della Repubblica.
“Il volontariato è stato fattore di unità, con le sue esperienze ha contribuito a scelte importanti, basti pensare al cammino che ha portato a costituire e poi a potenziare la protezione civile. Tuttavia, il volontariato non è soltanto una sorta di pronto soccorso delle grandi emergenze. Accompagna e offre significato alla quotidianità delle persone, quella personale e quella collettiva, disegnando con l’opera di un immane numero di persone l’idea effettiva di comunitàQueste.”
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha lasciato sempre tra gli applausi il teatro Massimo, a Palermo, a conclusione della cerimonia di chiusura di Palermo Capitale Italiana del volontariato 2025, con il passaggio di testimone a Modena, designata per il 2026.
Queste, invece, le parole di Schifani: “Più politiche sociali e servizi integrati per contrastare fragilità e devianza”
Il presidente della Regione Renato Schifani ha messo in evidenza il lavoro svolto per rafforzare le politiche sociali e il sistema sociosanitario regionale, attraverso risorse europee e interventi mirati, come la legge contro il crack.
“Il volontariato è un cammino verso l’altro”, ha detto Schifani, ribadendo l’importanza della collaborazione tra istituzioni, terzo settore e famiglie. “Non possiamo restare indifferenti davanti al disagio e alle povertà crescenti”.
Il sindaco Lagalla ha affermato: “Il volontariato rigenera la città e tesse una rete contro disuguaglianze e violenza”
Il sindaco Roberto Lagalla ha parlato di un anno “intenso e ricco di esperienze reciproche”, con oltre 2.500 enti no-profit e 45.000 volontari attivi in centinaia di iniziative nella città metropolitana.
“Palermo ha mostrato il suo volto più autentico: inclusione, accoglienza e impegno contro la cultura mafiosa”, ha affermato il sindaco, annunciando la nascita della Fondazione di Comunità dell’Area metropolitana di Palermo, pensata per coordinare e sostenere in modo permanente le attività di volontariato.
Il primo cittadino ha sottolineato come dietro numeri e statistiche ci siano “storie di generosità silenziosa” che hanno contribuito a rafforzare il tessuto sociale della città, soprattutto nei luoghi segnati da disagio e povertà educativa.
CsvNet: “Un anno che ha trasformato Palermo in un laboratorio di partecipazione”
Per la presidente di CsvNet, Chiara Tommasini, il 2025 è stato un anno cruciale non solo per Palermo ma per l’intero paese:
“Ogni Capitale italiana del volontariato è un laboratorio a cielo aperto dove nuove e vecchie forme di partecipazione si incontrano. Il volontariato non è solo aiuto: è un’infrastruttura sociale che sostiene territori, comunità e istituzioni”.
Tommasini ha sottolineato il ruolo centrale dei giovani e l’importanza di costruire un ecosistema solido di partecipazione, fondato sui valori di solidarietà, sussidiarietà e democrazia.
Il passaggio di testimone a Modena, ha spiegato, “non è solo simbolico, ma un invito a proseguire un percorso condiviso di responsabilità e visione”.
Un anno che continua
La conclusione della cerimonia non rappresenta la fine, ma un nuovo inizio: Palermo lascia in eredità un patrimonio di relazioni, progetti, reti sociali e impegno civico che, nelle parole degli amministratori, continuerà a crescere ben oltre il 2025.
Un messaggio forte che richiama alla collaborazione tra cittadini, istituzioni e associazioni, per costruire comunità più unite, accoglienti e resilienti.
Palermo Capitale del Volontariato: un cammino tutto in salita, ma la legacy c’è
Si conclude il viaggio di “Palermo Capitale del Volontariato”, con una mobilitazione da parte di oltre 2500 enti del Terzo settore della provincia di Palermo. Un percorso che ha animato i territori dando modo alle piccole associazioni di dare il meglio, anche se non sono mancate criticità come la mancanza di una visione politica che guardi al futuro. La legacy di questo anno? «La nascente Fondazione di Comunità», dice Giuditta Petrillo, presidente del Csv cittadino. Per don Sergio Ciresi, direttore della Caritas locale: «Da domani in poi si deve collaborare di più e meglio, tutti quanti»
Si potrebbe partire dai dati per raccontare l’anno che ha caratterizzato “Palermo Capitale del Volontariato 2025”, che oggi si conclude con una grande cerimonia al Teatro Massimo di Palermo alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una festa, che ha dato modo di ritrovarsi a quanti hanno animato le otto circoscrizioni cittadine attraverso le numerose iniziative territoriali previste dal progetto la cui cabina di regia è stata abitata da CSVnet, associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato, in partenariato con il Forum nazionale del Terzo settore e Caritas italiana e in collaborazione con l’Associazione dei Comuni Italiani-Anci.
Si potrebbe partire dai dati per dire che è stato un anno speciale per gli oltre 2.500 enti di Terzo settore della provincia di Palermo, per i circa 45mila volontari attivi nel territorio palermitano, gli oltre 200 enti locali partecipanti, i 15mila cittadini raggiunti o coinvoltiattraverso oltre 40 eventi territoriali,i mille studenti di 12 istituti scolastici in attività Pcto.
Si potrebbe esultare pensando che sia stato un successo su ogni fronte e probabilmente in parte è così. Ma non sono pochi che si chiedono quanto le varie iniziative che hanno animato i territori abbiano lasciato solo un bel ricordo rispetto a una giornata di festa o siano state capaci di generare semi di reale cambiamento.
Un’occasione perduta
«Ci sono state tante belle iniziative, ma ritengo sia mancato il piano politico», sostiene Giuseppe Montemagno, portavoce del Forum del Terzo Settore Sicilia. «La questione non era fare vedere che ci sono tanti volontari bravi, capaci di fare belle cose, ma di guardare in prospettiva. Anche se la protagonista era Palermo, si sarebbe dovuto pensare alla dimensione regionale, quindi giocando su un piano diverso. Poteva essere un anno in cui si costruiva un futuro diverso, invece si è rimasti relegati troppo alla dimensione locale. Anche il coinvolgimento del Forum avrebbe dovuto essere diverso».
«Ci sono stati eventi anche di un certo spessore, ma spesso di rappresentanza», rincara la dose Ferdinando Siringo, presidente del Movi Sicilia. «Il problema è che la maggior parte è stata fatta a spese delle associazioni che hanno dovuto attingere alle loro casse. Anch’io ritengo che sia mancato un pensiero politico, non di organizzazione: vuol dire andare ed essere presente nei territori, analizzare, discutere con la comunità, sperimentare insieme ai cittadini. Sarebbe interessante capire se anche le altre città che hanno vissuto l’esperienza di essere “Capitale del Volontariato” hanno avuto gli stessi problemi».
Una frammentarietà di servizi da cui ripartire
«Per me, invece, è andata abbastanza bene», afferma don Sergio Ciresi, direttore della Caritas diocesana di Palermo. «È chiaro che il problema, a prescindere dall’essere Capitale del Volontariato, è la frammentarietà dei servizi. Ci sono a volte dei luoghi in cui i servizi sono tantissimi accanto ad altri che soffrono la loro assenza. E ci sono tante associazioni e organizzazioni che fanno quasi tutti le stesse cose, rispondendo non del tutto ai bisogni reali della comunità, in particolare su quelli emergenti. Dobbiamo fare ancora molto su questo, ma credo che in questo anno siamo riusciti a lavorare bene insieme. Noi, come Caritas, puntiamo molto sul rafforzare il servizio di volontariato nelle parrocchie, in collaborazione con le associazioni del territorio, perché una cosa di cui parlo spesso anche nel mondo ecclesiale è che, a volte, le parrocchie non collaborano con le realtà locali. La lettura che è emersa da questo anno è che da domani in poi si deve collaborare di più e meglio tra tutti quanti».
Il volontariato che opera partendo dal basso
«Lo slogan “Il volontariato che non ti aspetti… Il tuo!” era stato scelto pensando di rivolgerlo a ciascuno, alle associazioni, alle istituzioni, perché nessuno deve restare fuori e indietro. Questo anno», dice Giuditta Petrillo, presidente del Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo, “ci è servito per mettere in risalto quello che è il volontariato un po’ di tutta la Sicilia, parlando, confrontandoci. Chiaramente il centro di questo percorso è stato senza dubbio Palermo, che ha dato prova di avere quel volontariato che non ti aspetti. Non lo abbiamo mai pensato come autocelebrazione, ma come impulso per ogni genere di realtà. I volontari non hanno eseguito, ma hanno collaborato in un percorso di coprogettazione che li ha visti protagonisti di processi di trasformazione. Anche le periferie si sono risvegliate, per esempio con i tour del volontariato, per noi una scoperta, una novità. I volontari hanno portato a scoprire le bellezze della città anche le scuole, impiegando per esempio come guide le persone fragili. È solo un esempio di quello che ha saputo costruire “Palermo Capitale del Volontariato”. Nonostante le promesse di aiuti economici che poi non sono giunti dalle amministrazioni pubbliche, non ci siamo fermati: uno dei risultati è stato il protocollo sull’amministrazione condivisa siglato con l’Anci Sicilia da tutti e tre i Csv siciliani a cui è seguita l’idea di far nascere una Fondazione di Comunità. Abbiamo capito che il Terzo settore costruisce dal basso, dimostrando che il volontariato sa essere un elemento importante di democrazia, di libertà, di partecipazione”.
Prendere possesso dei territori per costruire buone pratiche di vita
A Palermo, per esempio, si è raccontata un’altra storia rispetto alla solita: quella di un milione di italiani che, attraverso i patti di collaborazione, si stanno prendendo cura dei “beni di nessuno” come se fossero i propri. Il primo “Festival dell’amministrazione condivisa”, celebrato nei mesi scorsi, ha sancito più di 50 patti di collaborazione, oltre 350 iniziative tra eventi, interventi di rigenerazione urbana e animazione territoriale. Numeri che raccontano di un impegno quotidiano, silenzioso ma tenace, di mediazione tra amministrazioni pubbliche, volontariato, Terzo settore, cittadinanza attiva, istituzioni e privato locale.
Grazie, poi, a una partnership tra la Fondazione Teatro Massimo e il Cesvop si è articolato in un percorso ricco e multiforme, capace di coinvolgere bambini, ragazze e ragazzi in esperienze di valore culturale e sociale. Una su tutte quella che, grazie all’Associazione Cuore che vede odv ha dato loro l’opportunità di varcare la soglia delle quinte del Teatro Massimo. Non da spettatori, ma da esploratori di un mondo affascinante, hanno visto da vicino gli artigiani e le maestranze al lavoro, scoprendo come nascono scenografie e allestimenti, toccando con mano la magia che si cela dietro ogni rappresentazione. Un’esperienza che ha acceso nei loro occhi la meraviglia e la curiosità, mostrando loro che l’arte è fatta anche di mani sapienti, di mestieri antichi, di passione quotidiana.
Dalle ceneri di un’ex discarica a cielo aperto è, per esempio, nato un giardino. Dove la mafia aveva lasciato degrado, oggi i bambini corrono su prati verdi e le famiglie si ritrovano all’ombra degli alberi. La villetta Martina Bologna, nel quartiere Cruillas di Palermo, ha riaperto i battenti lo scorso novembre, trasformata dall’impegno di decine di volontari che hanno lavorato fianco a fianco con i cittadini per restituire alla comunità uno spazio verde abbandonato.
Per non parlare di WeCare, il festival della “cura” e del volontariato che ha visto protagonisti 500 giovani studenti provenienti da nove scuole di Palermo. Un evento che ha trasformato Villa Trabia, storico parco cittadino, in un laboratorio di cittadinanza attiva, dove gratuità e reciprocità diventano parole d’ordine di una generazione impegnata nel cambiamento sociale.
Un piccolo esempio di storie di ordinaria discesa in campo del volontariato, capace di stimolare i cittadini a riprendere possesso del proprio territorio costruendo, attraverso le buone pratiche, comunità consapevoli e responsabili del proprio futuro. Anche in vista della nascente Fondazione di Comunità che sta vedendo la luce in questi giorni.
L’alleanza dalla quale nasce la Fondazione di Comunità
«Ci siamo dati sei mesi di tempo, ma solo perché un tempo fisiologico per definire il percorso», prosegue Petrillo, «dopo di che la “Fondazione di Comunità di Palermo” sarà una realtà. Un’alleanza storica e rappresentativa della società civile, frutto di un percorso di studio condiviso, che mira a dotare la Città Metropolitana di un motore generativo e di un “corpo intermedio solido” capace di trasformare la storica frammentazione in una forza d’insieme organizzata, concentrandosi sull’attrazione di risorse extra-locali e sulla co-progettazione del welfare. Tredici gli enti del comitato promotore (Addiopizzo, Centro Studi Opera Don Calabria, Bocs, Caritas diocesana di Palermo, Centro servizi volontariato di Palermo, Legacoop Sicilia, Libera Palermo, associazioni “San Giovanni Apostolo”, Laboratorio Zen insieme, Next – Nuove energie x il territorio, Per esempio, People help the people, Vivi sano) che ne costituiscono l’ossatura, certi che la Fondazione potrà fare la differenza».
Il volontariato? Dobbiamo dare ai giovani la possibilità di innamorarsene
“Il volontariato oggi è sicuramente calato nei numeri rispetto a qualche anno fa”, riflette in conclusione don Ciresi, “ma purtroppo c’è una questione socioculturale di cui tenere conto, che riguarda soprattutto i giovani. Ce ne sono tanti che vengono a prestare servizio in mensa, alla Caritas, stipuliamo anche delle convenzioni con alcune università attraverso Erasmus+, ma il loro problema siamo noi adulti: non siamo riusciti a trasmettere la bellezza della gratuità del servizio, quanto è bello consegnarsi gratuitamente per aiutare l’altro. Non siamo riusciti a trasmettere quei valori che venti, trenta, quarant’anni fa ci animavano. Dovremmo fare un passo indietro e cercare di capire come fare innamorare anche i nostri ragazzi di quello che a noi faceva battere il cuore”.








