Comunioni, si apra il confronto

“Se dalla vicenda delle Prime Comunioni è nato un rapporto più ampio tra la Chiesa di Palermo e il mondo del commercio e dell’artigianato sui temi del lavoro, dello sviluppo, delle famiglie e del futuro della città, non possiamo che esserne soddisfatti. E riteniamo che il dibattito che abbiamo aperto abbia contribuito in maniera determinante a creare le condizioni perché ciò avvenisse” lo afferma Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo, commentando l’incontro del 6 ottobre tra l’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice, e le rappresentanze del commercio e dell’artigianato. Incontro a cui Confimprese Palermo non è stata invitata.

Il presidente di Confimprese Palermo Giovanni Felice

“Non possiamo però dimenticare come si è arrivati fin qui. Nel corso di questa vicenda si è determinata, a nostro giudizio, una vera e propria frattura istituzionale con il Sindaco di Palermo. Roberto Lagalla, dopo avere incontrato Confimprese, era intervenuto personalmente presso l’Arcivescovo per favorire l’apertura di un confronto. Per rispetto del Sindaco e del suo intervento istituzionale, noi sospendemmo la manifestazione già programmata davanti alla Curia. Quel confronto non si è mai aperto”.

Da qui, la conseguenza. “Noi leggiamo questo come una frattura con il Sindaco. Se invece l’intervento del primo cittadino di Palermo debba essere considerato una semplice cortesia istituzionale, saranno eventualmente i diretti interessati a spiegarlo. Non spetta certamente a Confimprese ridimensionare il significato dell’intervento del Sindaco della città“.

Il sit-in dei commercianti il 5 ottobre

È anche da quella frattura, tuttavia, che secondo Confimprese si è sviluppato un confronto che oggi assume dimensioni molto più ampie.

Il comunicato dell’Arcidiocesi riferisce infatti che l’incontro del 6 ottobre ha riguardato lavoro, occupazione, sviluppo del territorio, emergenze economiche e sociali, giovani e famiglie e ha affrontato anche il nuovo Progetto diocesano per l’iniziazione cristiana.

Se il risultato di una vicenda così difficile è che oggi Chiesa, commercio e artigianato decidono di confrontarsi insieme sui grandi problemi della città e di proseguire questo rapporto nel futuro, è un risultato positivo e ce ne assumiamo volentieri una parte del merito. Non conta essere nella stanza dei bottoni”.

Confimprese non considera invece centrale la propria assenza dall’incontro. Come spiega ancora Felice:

“A caldo abbiamo detto che, se fossimo stati invitati, avremmo probabilmente sottoscritto molte delle buone intenzioni dichiarate. Lo confermiamo. Ma abbiamo aggiunto anche un’altra cosa: tra le buone intenzioni e i risultati pratici c’è una bella differenza. E quella differenza si chiama vita di tutti i giorni. Sappiamo che non essere nella stanza dei bottoni rende più difficile ottenere risposte per le persone che rappresentiamo. Ma noi siamo nati e continuiamo a lavorare partendo dalla strada: dai piccoli imprenditori, dalle famiglie, dai lavoratori, dalle difficoltà che incontriamo ogni giorno. «Se un tavolo riesce a portare quelle esigenze dentro la stanza dei bottoni, quel tavolo è utile indipendentemente dal fatto che Confimprese vi sieda o meno. Se invece per entrare nella stanza bisogna lasciare fuori i problemi della gente, tanto vale restarne fuori”. Di cosa si è discusso? È questo il punto sul quale Confimprese ritiene adesso necessario spostare l’attenzione.

“Non ci interessa sapere se durante l’incontro si sia parlato di Confimprese. Ci interessa sapere se si sia parlato dei problemi che Confimprese ha sollevato – continua Felice – –‘Arcidiocesi ha ribadito la portata del nuovo progetto catechistico, che nelle parole dell’Arcivescovo punta a realizzare un «cambiamento culturale e sociale» coinvolgendo giovani e famiglie. Prendiamo atto della grandezza e dell’ambizione del progetto. Non abbiamo mai contestato alla Chiesa il diritto di determinare autonomamente il proprio percorso pastorale. Ma proprio negli ultimi interventi dell’Arcidiocesi sono emerse anche le difficoltà e il disagio determinatisi attorno alla sua applicazione”.

Conclude Felice: “La domanda, quindi, rimane molto semplice: queste difficoltà devono necessariamente essere sacrificate alla grandezza del progetto oppure si può lavorare per attenuarle? E da qui Confimprese rivolge alcune domande anche alle organizzazioni presenti all’incontro: “Si è discusso delle conseguenze della fase transitoria? Delle difficoltà delle famiglie e delle attività economiche coinvolte? È stata valutata la possibilità di attenuarle? Le associazioni presenti hanno ritenuto necessario chiedere delle soluzioni? Lo stesso Arcivescovo ha affermato che il ruolo del Vescovo e quello di chi fa impresa sono distinti, ma che dialogo, confronto e condivisione di preoccupazioni e progetti devono rimanere costanti. Su questo siamo perfettamente d’accordo. Ma chi rappresenta il commercio e l’artigianato ha anche il compito di portare nei luoghi del confronto le difficoltà di chi commercio e artigianato li vive ogni giorno”. Dalla stanza dei bottoni alla vita reale: “Noi continueremo a fare quello che abbiamo fatto dall’inizio: dare voce alla gente. Continueremo ad ascoltare le famiglie e i piccoli imprenditori. Continueremo a documentare le difficoltà che l’applicazione del nuovo progetto sta facendo emergere e a cercare possibili soluzioni. E continueremo a farlo anche quando quelle difficoltà non arrivano dal mondo del commercio, ma emergono dalla vita quotidiana delle stesse comunità parrocchiali. Perché i progetti possono essere pensati e costruiti nelle stanze dei bottoni. Ma è fuori da quelle stanze, nella vita reale, che devono funzionare. Ed è dalla vita reale che Confimprese continuerà a partire”.

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