Chi ci vuole poveri

La triste vicenda accaduta a Genova, in via Prè, nel cuore del centro storico cittadino. I vigili hanno multato la persone in fila alla mensa dei poveri: assembramento! Così viene interpretata in Italia la disposizione governativa: ‘nessuna tolleranza’.

Sul ritardato sviluppo e sulla crisi colpe gravissime sosno da attriubuire al sistema, allo stato ed ai governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi anni. Per non dire quello attuale che sta gestendo la pandemia in modo da impartirte un colpo da KO all’economia diffusa, sulla quale ruota anche l’intera economia di mercato. Adesso continua  colpire la ttività commerciali, mentre riapre le scuole ‘in presenza’, luogo ‘idelale’ d’incubazione e contagio della malattia.

Traiamo il seguente articolo da una nota a quello precedente relativo agli ultimi dati Istat sulla crescita della povertà in italia. Se ne deducono colpe gravi da parte del ‘sistema’, ma in partivcolari dello Stato e dei governi che si sono succeduti. Per non parlare di quyello in carica che sta impartendo alla libera economia – o economia diffusa – una sonora mazzata! L’ennesima, probbbbilmente la più grave e concentrata nel tempo.

Se l’Istat fa notare che i dati di oggi non si verificavano dal lontano 2005 vuol dire che già nel 2005 si erano visti in Italia gli effetti del grande scossone che l’economia diffusa ed il tenore di vita avevano subito a partire dal 1990. Un fenomeno da noi ben segnalato più volte. Perchè è …vita vissuta.

Tutto ciò è stato anche mediaticamente camuffato da crisi riferite ad anni precisi posteriori al 2000. Ma non sono quelle cisi chcontano…

Per quanto riteniamo che gli effetti benefici del miracolo economico siano ancora in atto e che l’Italia e il Mediterraeo dei bimbi nnudi oceniosi nei vicioli cittadini non esistano più (nemmeno lontanamente al livello mantenutosi fino a tutti glianni 1950), una vigorosa opera di danneggiamenti all’economia spontanea, al ‘mercato’ come tale (il libero mercato) è stata evidentissima. E si è servita di svariati strumenti: fisco, burocratizzazione (anzché il contrario), sindacalismo selvaggio, vessazione continua della piccola imprea e del lavoro autonomo, professioni comprese.

Il fatto che il coronavirus ci abbia riportato al 2005 la dice lunga sul quindicennio dal 1990 allostesso 2005. Perché fino al 1989 avevamo creduito ch la crescita a 2 cifre o quasi non si sarebb mai faermata e con essa la possibilità di consumare e godere di agi crescenti. Tralasciamo colorto che ideologicamet credono ch la società abbia svuotato la mezza bottiglia ed oggi ne paghi le consguinze: quyesta è un’idea assolutamnt ridicila. Per quanto sipossa ipotizzare una diminuzione delle risorse questa è talmente lontana da venire da portersi consiuderare una variante nulla.

Per meglio comprendere la portata dei dati odierni è utile parlare di incidenza della povertà assoluta, sia tra le famiglie italiane, sia tra i singoli individui. L’incidenza è rapporto tra il numero di famiglie con spesa media mensile per consumi pari o al di sotto della soglia di povertà e il totale delle famiglie residenti.

Anche in questo caso si registra un’inversione di tendenza, rispetto al passato, con un vero e proprio balzo in avanti della povertà di quasi due punti percentuali. L’incidenza della povertà assoluta tra la popolazione, quindi, oggi risulta più che raddoppiata negli ultimi dieci anni, mentre è triplicata se si prendono in considerazione gli ultimi 15 anni: siamo passati dal 3,3% del 2005 al 9,4% del 2020, stando alle stime preliminari dell’Istat.

La conclusione è che non solo il Covid-19, ma una serie di fattori ritardanti e di mancati provvedimenti abbiano contribuito a far retrocedere l’economia diffusaLa minima crescita annuale del Pil viene assorbita ad alto livello e non si distribuisce fra la società civile. Si ricordi che un Pil vfermo a meno dell’1% è inammissibile nella società modrna – in continuo progresso tecnologico – e in una fisiologica econo9mia di mercato. La crescita è insita nel sistema (lo abbiamo spiegato più volte). Una crescita così bassa è da considerare a livello di una decrescita.

Qualcosa di gosso e di brutto è insito nel sistema e nel poiter. Occorre assolutamente indagare! 

Germano Scargiali

Nota

Ci sembra evidente come non si tratti della solita  deprecata ‘teoria del complotto’ o simili. Si tratta di osservazioni sui dati reali degli ultimi anni, sulla realtà dell’economia moderna di mercato, che ha dimostrato una capacità di resistenza e sopravvivenza, di fronte ad ogni aggressione, che è un miracolo tale da soprendere anche i suoi più accesi sostenitori.

Coloro che per un interesse – che una fonte ‘civile’,  l’attore cantante  fantasista Miguel Bosè, ha da poco definito ‘miliardari psicopatici‘ – vorrebbero un assetto economico sociale differente per poterlo monopolizzare e coloro che per ideologia (ecologismo ideologico) ritengono che il pianeta sia già stato ‘sfruttato al punto’ da mettere in dubbio il benssere dei suoi abitanti (o che la crisi del boom sia dovuta allo spreco di allora, …cosa risibile) sono stati in realtà choccati dalla capactà di resistenza reale reale dell’economia di mercarto e del benessere.

Oggi – come scriviamo spesso – il sistema produttivo presenta grandi e visibili esuberi in tutti i settori. Il vero scandalo è che questi esuberi non servano a diffondere un benessere genralizzato come stava avvenendo ai tempi del miracolo economico. Pechè la produzione – in tutti i campi, nessuno escluso – supera quella di allora. E di moltop. Il vero poblma – l’unico – è consumartre tale differenziata produzione a …’prezzi adeguiati’ di vendita. Cioè remunerativi per le asettative di chi poduce.

Nel mondo moderno il prezzo è sciolto dal costo di produizione: non può certo essere inferiore, piuttosto deve superalo di molto. I motivi sono svariati: sono puramente gestionali, ma anche dipendono dalle nominate ‘aspetattive’ di chi produce. Se il ricavo non è adeguarto, il capitale si rivolge ad altre produzioni. E lo fa con una certa rapidità. Le merci in esubero vengono eliminate, immagazzinate, non poste sul mercato, distrutte. Persino i pesci poveri engono ributtatiin mare così come altri ‘beni rifugio’.

L’economia di mercato ha lesue leggi crudeli, ma sono fra quelle che la fanno ‘funzionare‘. C’è – ormai con evidenza – chi, invece, non vuol farla procedere secondo i principi ch i liberisti definisciono ‘naturali‘. Mettendo da parte i motivi ideologici (motivi piuma), vi sono certamente dei ‘potentati‘ che mirano ad obiettivi cui non si confà l’andamanto di un nercato veramente libero ‘alla base’ a tutto favore di situazioni cosidette ‘leonine’ di monopolio.  (G. Sc.)

 

 

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