Crisi o deriva? Dove va la morale…

Michelangelo vede chiaro in teologia: Dio affida ad Adamo un ruolo. Il primo uomo cede subito al Male. Per riparare a quell’errore ci vorrà tutta la storia…

Degenerazione o transazione? Se è vero che la società moderna è in crisi, trattasi di un fenomeno irreversibile o di uno dei tanti ‘corsi e ricorsi’ di cui parlano già i più antichi storici?

 E’ chiaro che la fede cristiana non può mai condividere l’idea di una degenerazione senza fine. Né può condividerla una visione retta, anche se laica dell’esistenza e della storia…

L’idea di questo scritto nasce dal bel libro “Sguardo sull’eternità” di Livio Fanzaga, teologo, sacerdote in Lombardia e direttore ‘storico’, oltre che attuale di Radio Maria. Questa, da piccola emittente di provincia, è divenuta una ‘voce’ della cristianità a livello sovranazionale.

Le riflessioni di Fanzaga sono quelle di un profondo credente e si articolano in una serie di esortazioni, tutte interessanti, sulla ‘conquista’ senza fine di una fede profonda (S. Francesco implorava il Signore di concedergliene di più), sulle verità di fede, sulla vita e sulla morte (la vittoria su di essa è il perno della cristianità), sull’aldilà, inclusa la discussa natura del purgatorio.

Fra l’altro, l’autore spiega perché – in una corretta visione – inferno, purgatorio e paradiso siano ‘dei luoghi veri e propri’ e non condizioni astratte, o meglio immateriali, dell’anima sopravvissuta al corpo. Nel quale, come ripete il ‘Credo’, essa farà ritorno. Sempre nella concezione cristiana.

Interessante come Fanzaga includa senz’altro la preghiera – oggi oggetto di animata discussione – fra i modi di avvicinarsi a Dio e di arricchire la propria fede. Tanto più che – in assenza di altre precisazioni – pare si riferisca alla forma tradizionale del pregare…

Dove non ci allineiamo con l’autore – che, si esprime da uomo di fede profonda – è quando, come avviene nel capitolo sulla ‘Concezione della vita nel mondo di oggi’, finisce con l’affermare che l’alternativa atea e pagana alla fede conduca direttamente al nichilismo.

Questa è – lo ribadiamo – una visione tipica, anche se non esclusiva, di chi è dotato di molta fede: la mancanza di fede sarebbe, dunque, “il nulla della ragione“. 

Una visione più allargata del problema porta, invece, a conclusioni più precise e, quindi, più ‘utili’ sul terreno della morale. Una società ‘sana’, ancorché laica, deve, ovviamente, perseguire ed affermare una forma di morale che porti al meglio il consesso sociale e civile…

Ciò che oggi avviene nella società conduce al nichilismo solo in alcuni casi. In generale, l’assenza di una fede nell’ultraterreno, addirittura l’esclusione di ogni possibile riflessione escatologica, conduce ad un paganesimo che potremmo definire ‘documentato’, cioè non privo di ‘convinzioni laiche’ che sono ritenute non solo morali, ma finalizzate con convinzione all’ottenimento di risultati positivi di ordine morale o valutati come tali…

Spiccano, al riguardo, alcune ‘scelte’ che, a ben vedere, ‘surrogano’ l’assenza di Dio.

Non intravedendo un ‘Creatore dai buoni propositi’, cioè una realtà meno visibile dietro quella concreta, ci si affida a ciò che si vede: la natura. E’ questa che diviene, essa stessa, l’assoluto, l’unico possibile assoluto, escludendone ogni altro…

La natura ben si presta a tale visione: è potente, sopravvive all’individuo, è dotata in modo visibile – o se vogliamo apparente – di quella ‘immortalità’ che colui che ha fede attribuisce a Dio.

Da qui, il salutismo e l’ecologismo assumono la consistenza di una fede che, ovviamente, è pagana in modo ancor più ‘deleterio’ del paganesimo, solitamente indicato con questa parola. Gli dei latini e greci, ma anche quelli delle religioni troppo facilmente inquadrate nel feticismo, erano rappresentativi dei sentimenti umani, di quelli cattivi, ma anche di quelli buoni.

L’ateismo moderno è meramente edonistico. Qui dice bene Livio Fanzaga, l’autore di cui parliamo, quando afferma che “…molti …sono convinti che la vita che passiamo in questo mondo sia tutta la vita”. Fanzaga nota poi, opportunamente, come: “Fatto abbastanza nuovo nella storia dell’umanità, è che questo atteggiamento, che nei secoli scorsi era professato solo da alcune élite intellettuali, da alcuni gruppi di filosofi, sia oggi condiviso da tante persone: la vita è solo questa vita, con la morte finisce tutto, dopo la morte non c’è più nulla.

Faganza si accorge, ovviamente, ed annota come tale concezione conduca ad un mero ‘carpe diem’ di natura pagana, ma poi conclude regolarmente che il peggio sia rappresentato dal frequente cadere nel nichilismo.

Può darsi pure che ‘credere in qualcosa’ sia meglio del nichilismo. Tuttavia una ‘falsa religione’ porta oggi a grandi storture. Andando dritti alla radice dei fatti, trasformare alcune opinioni in un ‘feticcio’, sia pur basato ancora una volta su qualcosa di immateriale, finisce per avallare come buone delle mere ‘credenze’ e perdere l’abitudine ad un vero esame tecnico scientifico’ dei problemi. Tanto più se l’abitudine a credere in ‘posizioni di principio’ si accompagna alla fede in un’ideologia. Peggio: tali ideologie, cui ci riferiamo, sono di natura prettamente materialistica come il marxismo e il consumismo. Quest’ultimo fa parte certamente del pensiero cosiddetto ‘di sinistra’, ma anche quello ‘di destra’ non ne è esente. Ciò per quanto questo secondo sostenga la religione e i cosiddetti valori…

La ‘fede’ diffusa, anche in chi si definisce ‘credente’ e sostiene le regole della fede, è – infatti – flebile. Come sottolinea anche Fanzaga nella sua opera.

Una conseguenza diffusa è che si plauda al ‘relativismo etico’: la morale tende ad essere meramente quella che ciascuno ‘si costruisce’. E ciò viene visto come una conquista di libertà. E’e ovvio che la libertà non debba trasondare nell’immoralità, né creare danni al prossimo.

In realtà il ‘relativismo etico’ che l’individuo è (o sarebbe) libero di adottare nel privato, ha una caratteristica: “non costa nulla al Potere”. O, almeno, così è all’apparenza. Perché ha certamente un ‘costo sociale’ non indifferente. Tuttavia, un governo pagano, almeno quanto la maggior parte dei propri sudditi, non esita a considerarlo ‘merce di scambio’ con la pubblica opinione. E questa finisce per accettare il tutto, sentendosene – anzi – lusingata.

E’ così che la superficialità sta dilagando, assieme al paganesimo che nasce dalla necessità dell’individuo di rivolgersi a valori assoluti, accettandoli e ripensandoli, crogiolandosi in essi in surroga di una fede vera.

La fede (con la capacità di riflessioni escatologiche) è ciò che distingue “l’homo religiosus” a tutte le latitudini e longitudini: esso è il “vero uomo” che si oppone all’ateo che è da considerare un ‘non homo’. E ciò perché costituisce ovunque un’eccezione storica.

Oggi c’è chi si fa un idolo della natura al punto di ritenerla superiore all’umanità e di ritenere questa ‘un pericolo’ per la salute della natura stessa. La contraddizione è forte: anche in una visione laica, l’umanità fa parte della natura, che si è prodotta nella sua facoltà più eccelsa: un autentico plafond. Ha creato dentro la vita di una genia di essere viventi – in sostanza carbonio, ossigeno, idrogeno e un po’ di azoto – la conoscenza, la memoria, l’intelligenza. Come avrebbe potuto sbagliarsi di tanto, al punto da creare così ciò che potrebbe distruggerla?

Nella visione teologica più condivisibile: Dio ha creato il cosmo per migliorare ulteriormente se stesso. Egli non omette, infatti, nulla del ‘Bene’ che può fare. Incontra un nemico nel Male ed ha gratificato gli esseri pensanti – ovunque siano – nella lotta immateriale, ma anche materiale, contro il suo nemico. Tale dono è il più grande dopo quello di passare dal nulla, dal non essere, all’esistenza, all’essere ‘pieno’, che consiste nella consapevolezza di esistere.  

Da qui, seguire le alte riflessioni di un uomo di grande fede e teologo (lauree alla Gregoriana e alla Cattolica), come Padre Livio Fanzaga, è di massimo interesse. Nella sua opera percorre le vie da seguire per rafforzare la fede, per salire nei gradini più alti, cui non smisero di aspirare anche coloro che di fede ne avevano tanta: i grandi santi come Paolo, Francesco, Madre Teresa, Padre Pio…

La lotta fra il bene e il male rappresentata in questo braccio di ferro fra il Diavolo e Gesù: il ruolo è del figlio che è il primo atto della generosità del Padre che lo ha generato da sempre tramite lo Spirito Santo. La creazione dell'umanità è il proseguire di tale generosità. Dio è buono, ma ha un nemico.
La lotta fra il bene e il male rappresentata in questo braccio di ferro fra il Diavolo e Gesù: il ruolo di combattere il Male è del figlio che è il primo atto della generosità del Padre che lo ha generato da sempre tramite lo Spirito Santo. La creazione dell’umanità è il proseguire di tale generosità. Dio è buono, ma ha un nemico. Il peggio sulla terra è rappresentato da quelle sette che adorano il diavolo, ritenendolo addirittura vincente…

C’è un Dio che ha fatto molto e che chiede molto: un procedere senza fine verso la perfezione, che consiste nel perseguire il bene nel più alto grado possibile e nel contrastare il male fino a stringerlo verso la sconfitta.

Germano Scargiali      

Nota:

Caratteristica primaria di Dio è la sua generosità. Dio dimostra di essere buono già fuori dal tempo, quando genera il figlio tramite lo Spirito Santo. L’atto di generosità prosegue con la creazione che culmina nella creazione del cosmo e soprattutto della vita. Esplode poi letteralmente nel fornire ad una stirpe vivente la piena consapevolezza di vivere. E’ logico che ne consegua la pretesa che questa stirpe consapevole collabori per la sconfitta del male. Chi adora il diavolo prepone in genere la natura all’uomo: è tutta una contraddizione, perché il ragionamento parte sopravvalutando la capacità di giudizio umana… La ragione sarebbe capace di illuminare tutto rapidamente se adeguatamente usata. Da qui la sostanziale peccaminosità dell’illuminismo: la storia e la tradizione sarebbero ‘stupide’ rispetto alla capacità d’innovazione. Anche oggi la frenesia di innovare in campo morale è un effetto della mentalità laico illuminista: l’errore e il peccato sono evidenti…

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