Dopo il successo di Ciurè, Giampiero Pumo lavora a un nuovo lungometraggio

Era il 6 dicembre del 2022 quando Giampiero Pumo presentò in anteprima al Rouge et Noir Ciurè, il suo lungometraggio di esordio alla regia. La sala era stracolma, e il successo fu straordinario. E chi in quell’occasione non trovò posto in sala, ebbe per un paio di settimane, la possibilità di vederlo in un Multiplex cittadino che registrò una notevole affluenza.  Ma chi è il debuttante, talentuoso regista e quali le ragioni del suo successo? Giampiero Pumo è un palermitano doc. che giovanissimo lasciò la sua città e si trasferì a Roma, dove si iscrisse in una scuola di musical, poi frequentò il  laboratorio triennale di recitazione condotto dall’attore-regista Gianluca Ferrato. E completò la sua  preparazione a New York, al Susan Batson Studio. Divenne attore di teatro, e  venne subito ingaggiato per recitare  in diversi spettacoli. Ma dal teatro al cinema e alla tv il passo è breve. E capita spesso che recitando in un film, si apprenda molto del mestiere di regista e venga voglia di provarci. Pumo fa di più, nel suo film d’esordio, del quale ha scritto anche soggetto e sceneggiatura, si sceglie il ruolo di protagonista e lo interpreta egregiamente. Detto ciò, vale la pena, per chi non l’abbia visto, saperne di più riguardo a un film che nasce bene, col patrocinio del Sindaco pro tempore Leoluca Orlando e col sostegno della Film Commission.

still3Nel film Pumo è Salvo Bellomo e vive solo col suo unico figlio, un bambino delizioso (il piccolo bravissimo Lucio Calabrese Falcone) che non parla da quando ha visto la madre farsi di eroina, il padre si è subito separato, e il piccolo è stato affidato a lui che è un padre molto affettuoso e per il piccolo vuole il meglio, come la scuola che frequenta. Ma la Preside lo richiama per le tre rate di retta che non ha ancora pagato. Non ce la fa perché è disoccupato e invano cerca un posto di lavoro leggendo gli annunci  o rivolgendosi a un amico meccanico che però gli allarga le braccia. Non gli resta che lavorare col suo ex cognato, che fa l’usuraio, accettando malvolentieri l’ingrato compito di esigere il denaro dai malcapitati che non rispettano le scadenze, usando se necessario la violenza. Ma un brutto giorno cade in un agguato, gli rubano il denaro che ha raccolto e lo pestano a dovere.

still2A soccorrerlo è Ciurè (l’affascinante e brava Vivian Bellina), una Drag Queen di buon cuore, che lo raccoglie sanguinante e lo riporta a casa. Si apre per lui  un mondo diverso e nuove possibilità di guadagno. A condizione però che indossi un costume che ne esalta il fisico aitante e si esibisca con lei sul palcoscenico del Calatafimmina, il night dove lavora. Potrà saldare il debito col suo datore di lavoro con solo due o tre esibizioni. E’ l’inizio di una nuova vita dagli sviluppi imprevisti, dove l’amicizia con la sua soccorritrice si trasforma poco alla volta in amore. Ciurè sa conquistare anche il cuore del bambino. Finale aperto che invita all’ottimismo. Conquistata a caro prezzo la libertà, i tre salgono su un treno che li porterà lontano, verso un futuro migliore, libero dai pregiudizi.

still1Giampiero Pumo ha firmato un film che ne garantisce il talento e promette bene per il suo futuro di regista. Una storia che funziona, e affronta con coraggio il tema, sempre attuale, dei pregiudizi con cui si guarda alla diversità, non solo di genere. E lo fa con perfetta padronanza del mestiere, avvalendosi di un cast dove ogni attore aderisce perfettamente al suo personaggio. Citiamo fra gli altri Marilù Pipitone che è la moglie Valeria e Maurizio Bologna che è lo spietato usuraio. Ottima anche la fotografia, e la ricostruzione del Calatafimmina in un locale di via Castellana Bandiera, curata dallo scenografo Giuseppe La Spina. Piace nella colonna sonora l’inserimento, al momento giusto, di tre ben note canzoni di Rettore, Nada e Ivana Spagna. E dulcis in fundo la sua amata Palermo, dove Pumo è tornato per restare, e dove ambienterà il prossimo film a cui sta già lavorando. Non quella turistica, però, ma luoghi poco conosciuti tra cui la spiaggia poco frequentata dell’Arenella, la chiesa anglicana di Santa Croce e un angolo dell’Abergheria, dove padre e figlio giocano sotto un murales di San Benedetto il Moro, opera dello street artist Igor Scalisi Palminteri. Niente male come opera prima. Il cinema italiano ha bisogno di nuovi talenti per uscire dalla crisi. Attendiamo con fiducia la seconda prova.

Eliana L. Napoli 

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