La Pasqua, come il Natale, è un libro aperto sul senso profondo del cristianesimo. Aspettiamo di avvicinarci alla fede, ma anche di apprendere, di imparare non solo a credere, ma anche a vivere.
Fede, ma anche simbolo, messaggio, poesia… Tutto questo ed altro ancora è – infatti – contenuto nel Vangelo e in tutte le sacre scritture. E l’arrivo di Gesù ne rappresenta il culmine.
Non dimentichiamo mai che essere cristiani significa credere nella figura di Gesù Cristo e seguire i suoi insegnamenti…
La storia degli ultimi fatti della sua vita terrena e dei momenti della crocefissione, e poi quella che accompagna la resurrezione è nota. La riascoltiamo ogni anno…
Che cosa dire, dunque? Che cosa aggiungere?
Tali domande, però, non vanno neppure poste: ripetere e rivivere i momenti del Vangelo è sempre bello ed edificante, c ‘è sempre da imparare e qualcosa di nuovo da scoprire, che ci faccia quanto meno riflettere.
Gesù si avvia al sacrificio e lo affronta ben sapendo che cosa lo aspetti. Nell’ultima cena spezza il pane ed offre il vino serenamente. Manca poco e salirà sul Golgota. Il suo è un atto eroico: lo affronta “da uomo”, pur essendo Dio.
Il fascino della costruzione mitica, poetica, immaginifica del cristianesimo è indubbia: lo ha reso “la religione per eccellenza”. Inquadrarlo fra gli altri “credo” non toglie che un cristiano – specie cattolico – non debba transigere sulle regole e sulle verità di fede. Il Dio dei cristiani è uno, è “quello” e non va confuso con le divinità delle altre religioni. Torniamo al primo comandamento: Io sono il Signore Dio tuo “non avrai altro Di all’infuori di me”.
Un’osservazione quasi ovvia: Dio non è solo uno, è quello che si configura nei lunghi scritti del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Ripetiamo come la logica cristiana confermi nella sostanza la tesi di cui parlavamo nei recenti articoli: lo scopo supremo è la lotta contro il Male per la sua sconfitta definitiva. L’umanità e Dio sono alleati in seguito ad una concessione che proviene dal Cielo assieme al dono della vita e della conoscenza. Tutto ciò gratifica estremamente la razza umana…
Il Male è una presenza concreta, almeno quanto il tempo dopo la scoperta di Einstein. Esiste sotto forma di tentazione, di errore e di avversità. L’individuo umano è – nei confronti del male – la vittima sacrificale. Proprio perché, avendo la conoscenza e la coscienza,può collaborare al Male così come al Bene. Il principio della”scelta” è evidentissimo nelle scritture…
Gesù muore fisicamente sulla croce sotto estreme sofferenze. Con tale sofferenza si accomuna agli uomini e ne riscatta il peccato più grande: quello di volere, con un solo facile gesto, mangiare il frutto proibito, risolvere “tutto” il problema dell’esistenza, vederne l’unità, diventare addirittura simile a Dio…
Ma dalla morte del corpo, Gesù – condannato da un ingiusto tribunale – risorge trionfalmente. E ciò simboleggia anche l’immortalità dell’anima. Ci suggerisce la possibilità che, se lo meriteremo, il dono non si limiterà alla vita e alla conoscenza su questa terra, ma alla vita eterna. Per questo la Pasqua, come il Natale, è una gran festa. Forse il momento in cui più brillano la gioia e il sorriso…

A chi tutto ciò sembra assurdo, si ricordi che anche i filosofi della linea classica, figli di una cultura non abramitica e tanto meno cristiana, credevano nell’immortalità dell’anima. Socrate tenne la famosa lezione sull’immortalità prima di bere la cicuta cui il tribunale lo aveva condannato. Platone – pur fra gli errori gravi e dannosi del suo idealismo – nel Fedone (opera della maturità in cui sembra anche accorgersi dei suoi errori morali) spiega la differenza sostanziale fra l’anima e il corpo e i motivi per cui – anche secondo lui – l’anima non può morire.
Certo, la nostra religione, come nota il sindaco filosofo Massimo Cacciari, si basa su un grande paradosso: un Dio, tanto alto da essere inconoscibile, scende sulla terra da uomo, inviando il figlio che è parte di sé…
Ma la storia sacra resta altissima nel valore e nei significati, nei simboli e negli insegnamenti.
Gesù muore sulla croce anche per dimostrare che un grande ideale è degno di essere affermato e difeso fino all’estremo sacrificio.
Un autentico pozzo di saggezza è il Vangelo. Se non fosse scritto da mano divina come potrebbe essere scritto meglio?
Germano Scargiali








