Elezioni amministrative

Dalle urne emerge ormai un segnale chiaro: i territori vogliono contare!

Sembra che le sirene stataliste non affascinino più. Archiviate le amministrative, possiamo dire che, nella realtà sociale dello Stivale, qualcosa stia cambiando: i territori, sentendosi abbandonati da un centralismo soffocante, connotato solo di fiscalismo e turboburocrazia, si muovono in autonomia e, al momento del voto, piuttosto che aderire ad ideologie illusorie, preferiscono rivolgersi a persone apprezzate per la loro vicinanza alle problematiche locali. Da nord a sud, il segnale è ormai inequivocabile, ma al sud i problemi dei sindaci sono maggiori. Infatti, le risorse per finanziare i servizi ai cittadini mancano e le amministrazioni comunali, per sopperire alle necessità, devono ricorrere a pesanti tassazioni che colpiscono i cittadini stessi, generando malcontento e difficoltà di ogni tipo. Di conseguenza, sempre nei territori meridionali, cresce la sfiducia nei confronti della politica e, mentre la crisi economica si aggrava, i giovani emigrano, le campagne si desertificano, le imprese diminuiscono, oltre al verificarsi di altri fenomeni negativi legati alla decrescita.

In effetti, il centrodestra in Sicilia, e anche nel resto del paese, pur diviso, si rivela, ancora abbastanza forte: non a caso, in parecchi comuni, i partiti che lo compongono si sono presentati separati, perdendo così tante vittorie che, diversamente, sarebbero state sicure.

Giochi di potere? Segnali da inviare a chi governa?

Probabilmente, in vista delle imminenti elezioni nazionali, il gioco si fa duro e ognuno cerca di contare di più, ma ormai non si tratta solo di cariche e di poltrone: che piaccia o no, a contare di più, adesso, è il popolo, un popolo che non è, come si vuol far credere, fatto solo di ignoranti e opportunisti, ma che comprende anche tanti laureati, imprenditori, tecnici specializzati, persone che cercano di capire la realtà che hanno intorno per potersi realizzare pienamente sia come persone sia come cittadini.

Invece, il centrosinistra esce, da questa tornata elettorale, con le ossa rotte, aveva sognato di stravincere ovunque, in particolare a Venezia, e si ritrova a costatare la realtà delle cose: il popolo italiano, pur insoddisfatto dell’operato del governo, non vede nell’alternativa di sinistra una soluzione quanto, piuttosto, un pericolo maggiore.

Quale il suo errore di fondo? Pensiamo il mancato ascolto delle istanze che vengono dai territori: infatti, accade che l’ideologia, ormai, continua a incantare solo alcune frange di nostalgici del “tempo che fu”, ma non convince, invece, tutti coloro che vorrebbero amministrazioni pubbliche al loro servizio e non monoliti autoreferenziali capaci solo di punire e sanzionare chi, invece, meriterebbe solo premi.  

La prova evidente di tutto ciò sta, ad esempio, nelle vittorie già al primo turno di sindaci di sinistra boicottati proprio dalla segretaria del PD Elly Schlein: Vincenzo De Luca a Salerno e Vladimiro Crisafulli a Enna.  La Schlein, infatti, definendo “cacicchi” i grandi portatori di voti del PD, sembra proprio si sia data la cosiddetta zappa sui piedi perché, a conti fatti, i risultati elettorali le hanno dato torto su tutta la linea finora adottata. Del resto, non è un mistero che la giovane svizzera americana sia stata catapultata nel partito piuttosto che scelta per meriti personali e, adesso, la base del suo partito glielo sta dimostrando a chiare lettere.

Intanto, avanzano nella scena politica le formazioni di marca autonomista di Cateno De Luca, Sud chiama nord, e di Ismaele La Vardera, Controcorrente, il primo si è dimostrato largamente vincente in molti importanti comuni siciliani, sia da capofila, come a Messina, sia in comunione con altre formazioni politiche, come a Marsala, il secondo, visti i buoni risultati raggiunti dai suoi candidati in questa tornata elettorale, promette di candidarsi addirittura come presidente della regione siciliana. Si vedrà.

Intanto, però, a tremare sono i vertici del centrodestra siciliani che si trovano a gestire una situazione complicata: quali candidati scegliere per le prossime elezioni regionali e, soprattutto, saranno ancora in grado di rimanere uniti o finiranno per scegliere strade separate?

Certo, per i partiti al governo nazionale il problema è ancora più grosso e potrebbe portare anche ad una decisa apertura nei confronti delle liste autonomiste che, in questo caso, dovranno scegliere se schierarsi a destra o a sinistra, ma neppure questo appare, al momento, un rebus di facile soluzione.

Lydia Gaziano Scargiali

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